Basilica di Santa Maria Novella: è tornato visibile l’affresco dopo il restauro sostenuto dai Friends of Florence. La devozione popolare nata dopo un miracolo.
L’affresco della Madonna della Pura, una delle immagini devozionali più significative custodite all’interno della basilica di Santa Maria Novella a Firenze, è tornato visibile dopo un intervento di restauro, che si è reso utile per conservare l’opera, restituirle leggibilità e consentire di apprezzarne nuovamente i valori storici, artistici e devozionali che ne hanno fatto per secoli uno dei principali punti di riferimento della spiritualità mariana fiorentina. Il restauro è stata inoltre un’importante occasione per approfondire le metodiche operative del pittore e la tecnica esecutiva utilizzata sull’affresco.
Il restauro è stato realizzato da Andrea Vigna di Habilis Srl, con la collaborazione di Paola Viviani e Stefania Franceschini, sotto l’Alta Sorveglianza della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e le province di Pistoia e Prato, con il generoso sostegno di Friends of Florence grazie ai donatori William e Jeanne Bice.

LA MADONNA DELLA PURA E IL MIRACOLO
L’affresco della Madonna della Pura è strettamente legato alla diffusione del culto mariano promossa dall’Ordine Domenicano, che fin dalle proprie origini favorì la nascita di confraternite laicali dedicate alla Vergine e un rapporto diretto con la popolazione cittadina.
Secondo la tradizione, l’immagine si trovava originariamente sul fondo dell’avello della famiglia Della Luna, situato nel cimitero adiacente alla basilica. Alla fine del Trecento vi era raffigurata la Vergine con il Bambino accompagnati da Santa Caterina d’Alessandria e dal committente.
La devozione popolare nacque in seguito a un episodio ritenuto miracoloso: alcuni bambini che giocavano nei pressi del sepolcro avrebbero assistito all’apparizione della Madonna, che avrebbe chiesto loro di liberare l’immagine da polvere e ragnatele. L’evento favorì una rapida diffusione del culto della cosiddetta “Vergine Maria del Cimitero”, dando origine a una venerazione sempre più intensa.
Già entro un anno dal presunto miracolo fu costruito un primo altare davanti all’immagine. Successivamente, intorno ai cosiddetti “fanciulli della purità”, si sviluppò una devozione tale da spingere i frati domenicani a concedere alla famiglia Ricasoli la realizzazione di una cappella destinata ad accogliere e valorizzare l’affresco.
La cappella fu completata nel 1476 e l’immagine fu inserita all’interno di una raffinata edicola architettonica progettata da Giovanni di Bertino, concepita secondo una sofisticata visione prospettica e ispirata ai modelli dell’antichità classica. Da allora la Madonna della Pura è rimasta uno dei più importanti simboli della devozione mariana all’interno di Santa Maria Novella.

LO STATO DI CONSERVAZIONE PRIMA DEL RESTAURO
L’opera fu staccata negli anni Cinquanta del Novecento e successivamente fu applicata su un supporto rigido in masonite a triplice strato.
Prima del restauro, il supporto si presentava complessivamente stabile e non evidenziava criticità strutturali significative. Diversa era invece la situazione della superficie pittorica, interessata da depositi superficiali diffusi, sia incoerenti sia maggiormente aderenti, accumulatisi nel corso del tempo.
Erano inoltre presenti abrasioni e graffi che interrompevano localmente la continuità della pellicola pittorica. Particolarmente evidenti risultavano alcune ridipinture alterate sugli incarnati, realizzate con materiali organici che nel tempo avevano modificato il proprio aspetto cromatico, alterando la corretta lettura dell’immagine. A ciò si aggiungevano stuccature derivanti da precedenti interventi conservativi che, in diversi punti, debordavano oltre i margini delle lacune.

L’INTERVENTO DI RESTAURO
L’obiettivo principale dell’intervento è stato il recupero della leggibilità dell’opera e il miglioramento delle sue condizioni conservative, attraverso operazioni rispettose della materia originale e della storia conservativa dell’affresco.
Il restauro è iniziato con una pulitura a secco effettuata mediante pennellesse a setola morbida e aspirazione controllata, seguita da una pulitura ad acqua con spugne naturali e acqua demineralizzata che ha consentito di eliminare i depositi più aderenti.
È stata dedicata particolare attenzione alle ridipinture presenti sugli incarnati. Attraverso l’applicazione di specifici impacchi a base di carbonato d’ammonio è stato possibile ammorbidire e successivamente rimuovere i materiali sovrammessi che alteravano la percezione originaria della pittura.
Le stuccature incongrue sono state ridotte o eliminate e le lacune colmate con materiali compatibili a base di grassello di calce e sabbia silicea selezionata. L’intervento si è concluso con la reintegrazione pittorica delle abrasioni e delle lacune mediante colori ad acquerello, applicati secondo criteri di selezione cromatica e abbassamento di tono, nel rispetto dei principi di riconoscibilità e reversibilità.
L’intervento ha consentito di recuperare una lettura più autentica dell’opera, liberandola dalle alterazioni che nel tempo ne avevano compromesso la percezione.
La rimozione delle ridipinture novecentesche ha restituito maggiore equilibrio agli incarnati e ha permesso di apprezzare nuovamente dettagli pittorici e valori cromatici che risultavano offuscati da depositi superficiali e interventi precedenti.
Il restauro ha consentito una migliore comprensione dell’immagine e della qualità esecutiva dell’opera, restituendo continuità alla lettura complessiva dell’affresco e valorizzandone la funzione storica e devozionale.
C.S.m.
Da comunicato stampa 16 giugno 2026
Fotografie di Ottaviano Caruso
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