Report di Enrico Presti. Il suono nella mente tra biologia dell’espressione verbale e logica musicale. Se ne è parlato in un convegno specialistico a Cremona.
Parlare, cantare e ascoltare una melodia sono gesti quotidiani che sembrano appartenere a mondi lontani. Essi condividono, nella realtà, radici biologiche assai profonde nel cervello umano. Per secoli l’uomo ha indagato il legame tra la parola e la nota musicale. Oggi le neuroscienze moderne confermano ciò che linguisti, filosofi e musicisti avevano intuito: musica e linguaggio verbale non sono semplici analogie culturali, ma manifestazioni di un’unica e sorprendente architettura cerebrale. Entrambe le forme espressive permettono all’essere umano di comunicare per mezzo del suono e della sua modulazione, rivestendo l’onda acustica di significati precisi e contenuti emozionali complessi. Quando la mente elabora questi stimoli si attivano all’istante una rete neuronale in grado di legare la parola all’emozione.
“Il suono nella mente. Musica e lingua: il ritmo delle parole fra neuroscienze ed emozioni” è il titolo del convegno che si è tenuto il 20 giugno scorso nell’aula conferenze del Dipartimento di Musicologia e Beni culturali dell’Università di Pavia a Cremona. La dottoressa Elena Grappa (neuroanestesista, ASST di Cremona), ideatrice e coordinatrice della giornata di studi, ha messo a confronto l’esperienza che deriva dalle numerose testimonianze umanistiche e neuroscientifiche in grado di offrire una potente risorsa terapeutica e di protezione biologica nei momenti di massima vulnerabilità della vita.
Il simposio ha aperto i lavori analizzando i punti di contatto strutturali e glottologici che uniscono il parlato alla traccia sonora. Michela Garda (Estetica e Musicologia e Storia della Musica, Università di Pavia) ha evidenziato come la definizione della musica quale “linguaggio” superi la dimensione metaforica. Entrambi i sistemi condividono affinità evolutive e sintattiche profonde, dove l’ascolto formale modula l’attività della coscienza interagendo direttamente con i primi processi cognitivi.
Davide Astori (Linguistica e Glottologia, Università di Parma) ha sviscerato la natura fonica del codice verbale. La parola nasce come evento sonoro vivo legato al corpo prima di essere imbrigliata nella grafia, fondando sul ritmo e sulle regole morfosintattiche la nascita stessa del pensiero umano.
Sara Subacchi (neuropsicologa, ASST di Cremona) ha introdotto la gestione neuroanatomica degli stimoli. Il cervello umano coordina musica e parola come un condominio idealmente diviso a metà, basato su una costante cooperazione interemisferica e una fondamentale rappresentazione bilaterale. Il fascicolo arcuato è il principale ponte di connessione di questa rete linguistica che unisce l’area di Broca (giro frontale inferiore sinistro, deputata alla produzione dell’eloquio) all’area di Wernicke (lobo temporale superiore, deputata alla comprensione). Il danneggiamento dei circuiti dell’emisfero sinistro a causa di insulti ischemici, traumatici o neoplastici rivela la complessa architettura del linguaggio attraverso quadri clinici come l’anomia (il paziente conserva intatta la rappresentazione mentale dell’oggetto e la sua funzione ma sperimenta l’interruzione biologica del legame con l’etichetta verbale), le parafrasie (alterazioni della produzione verbale), l’afasia di Broca (causata da lesioni frontali inferiori sinistre che causano un eloquio faticoso e frammentato), l’afasia di Wernicke (cui la produzione scorre fluida e ritmica ma il contenuto è privo di senso logico) e infine l’aprassia dell’eloquio (cui le strutture logico-sintattiche sono intatte ed il cervello non coordina le azioni per articolare il suono).
Il neurofisiologo Arturo Nuara (Università di Parma) ha dimostrato sperimentalmente l’interazione tra percezione e azione motoria attraverso l’uso della Stimolazione Magnetica Transcranica (TMS). Applicando impulsi magnetici non invasivi sulla corteccia motoria primaria di soggetti a riposo, i ricercatori misurano i Potenziali Evocati Motori (PEM) a livello muscolare periferico per quantificarne l’eccitabilità in tempo reale. Nei pianisti, l’ascolto di una nota acuta (che richiede l’uso del mignolo destro) determinava un picco immediato nei PEM del mignolo della mano destra. Lo spostamento verso note gravi provocava un repentino crossover neurofisiologico con l’attivazione selettiva della mano sinistra. Questo dimostra l’esistenza di un sistema di “neuroni specchio” audio-motori e offre un supporto terapeutico fondamentale per la neuroriabilitazione dell’afasia cronica attraverso il Melodic Intonation Treatment (MIT). Il protocollo clinico insegna al paziente a pronunciare le frasi quotidiane traducendole in moduli cantati e ritmici, associati a un ancoraggio motorio manuale (aspetto chirologico). Sfruttando la riserva biologica dell’emisfero destro sano, la melodia viene progressivamente rimossa, restituendo al soggetto l’espressione verbale autonoma.
Questa sintesi perfetta tra clinica ed espressione è stata esposta dall’organista e musicologo Enrico Presti. Da più di vent’anni chi scrive ha avuto una recidiva di oligodendroglioma infiltrato nell’area del linguaggio fronte-insulare sinistra. Il musicista è stato sottoposto a un intervento chirurgico in awake surgery (chirurgia a paziente sveglio) dall’équipe neurochirurgica condotta da Antonio Fioravanti, direttore del reparto. Durante la parziale resezione del tumore, il paziente è stato costantemente monitorato tramite test linguistici ed esecuzioni dal vivo su una tastiera elettronica, preservando intatta la sua abilità artistica. Successivamente, durante le sessioni di radioterapia stereotassica con acceleratore robotico cybeknife, la mente del musicista ha sviluppato una reazione di difesa biologica contro il vuoto sensoriale. Il suo cervello ha attivato un incessante loop involontario (earworm) basato sulla partitura del Concerto per pianoforte e orchestra di Šostakovič. L’immaginazione mentale della struttura armonica ha attivato le medesime aree della corteccia uditiva stimolate dall’ascolto reale. Il fenomeno risponde al concetto di neurocezione di Stephen Porges: il sistema nervoso si àncora alle frequenze d’ordine stabili del ritmo per edificare una fortezza di suoni protettiva contro il trauma psicologico, garantendo l’integrità del sé. La tenuta biologica della memoria sonoro-musicale trova le sue fondamenta antropologiche nei meccanismi di trasmissione orale, dove la parola è un puro evento corporeo prima dell’avvento della scrittura. I testi dell’Iliade e dell’Odissea sono sopravvissuti per secoli grazie alla memoria degli aedi e il canto veniva sostenuto dal ritmo della lira (un metronomo biologico per la memoria di lavoro uditiva) e da formule fisse ripetitive che permettevano di pianificare l’improvvisazione.
Questo approccio fluido mostra un perfetto parallelismo con lo sviluppo della musica organistica italiana del Cinquecento, dove i ricercari di Marc’Antonio Cavazzoni nacquero originariamente come pura trascrizione di un’esplorazione estemporanea e improvvisata sullo strumento. Mentre l’epica occupava lo spazio pubblico maschile, la trasmissione orale trovava il suo alveo protettivo privato nella sfera domestica femminile tramite le ninne nanne. Questo patrimonio si è tramandato indenne grazie a strutture musicologiche sintonizzate sul sistema nervoso infantile: una struttura strofica limitata sovrapponibile al ritmo oscillatorio del cullamento e fonemi ancestrali onomatopeici universali (come ninnananna). Tali suoni agiscono come veri e propri segnali evolutivi di sicurezza, attivando una coregolazione emotiva nel bambino prima dello sviluppo del linguaggio semantico.
Al tavolo rotondo del convegno hanno preso parte specialisti di rilievo quali Stefano Gipponi (direttore neurologia), Domenico Muscianisi (professore all’Università di Parma) ed Enrico Storti (direttore Anestesia e Rianimazione) che confermano l’interazione costante di queste discipline.
Come scriveva Oliver Sacks in Musicofilia, «noi umani siamo creature musicali non meno che linguistiche». Il ritmo biologico precede la parola cosciente: la modulazione del suono si configura come la nostra più complessa e innata risorsa di espressione, protezione e cura.
Di Enrico Presti
Cremona, 20 giugno 2026
AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti originali senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali, a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli Artisti e agli Autori direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’Autore.

