Di Arturo Sacchetti. Il Nazareno, testamento spirituale di Lorenzo Perosi. La sacra rappresentazione che conclude il lungo cammino creativo del grande compositore e sacerdote tortonese.

A settantasei anni dalla prima esecuzione della Sacra rappresentazione Il Nazareno, avvenuta al Teatro alla Scala di Milano il 14 giugno 1950, l’opera di Lorenzo Perosi continua a rivelarsi come uno dei vertici più intensi della sua ispirazione religiosa e musicale.

L’evento, inserito nelle celebrazioni dell’Anno Santo del 1950 e proposto in occasione della Pentecoste, fu dedicato al cardinale Francis Spellman, arcivescovo di New York e grande mecenate delle arti, al quale Perosi volle rendere omaggio riconoscendone l’impegno apostolico e caritativo.

Con Il Nazareno si compie idealmente il lungo itinerario creativo iniziato nel 1897 con la cantata In Coena Domini, concepita “in istile Johann Sebastian Bach”. Da allora, la produzione oratoriale di Perosi si sviluppò attraverso opere animate da una profonda tensione spirituale e dedicate simbolicamente Ad majorem Dei gloriam. L’ultima consacrazione di questo percorso reca la firma autografa del compositore: “Don Lorenzo Perosi, Roma 26.VII.1944”. Prima della stesura definitiva, l’opera fu preceduta da appunti e abbozzi destinati a una Cantata per l’Unione delle Chiese.

La presentazione dell’opera si avvalse della collaborazione di mons. Teodoro Onofri, che ne illustrò il significato spirituale e artistico. Al centro della composizione emerge il comandamento evangelico pronunciato da Cristo durante l’Ultima Cena: «Che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi». È alla luce di questo messaggio che Perosi contempla la figura del Nazareno.

L’intera partitura è attraversata dalla melodia gregoriana dell’Ubi caritas et amor, ibi Deus est: “Dov’è carità e amore, lì è Dio”. Il tema ricorre nei solisti, nel coro e nell’orchestra assumendo un valore simbolico e spirituale: una presenza sonora che traduce la dolcezza dell’amore evangelico e accompagna i momenti più intensi della rappresentazione.

Le tre parti dell’opera seguono i momenti centrali della Settimana Santa. La lavanda dei piedi del Giovedì Santo rappresenta la carità nelle opere; lo scoprimento e l’adorazione della Croce del Venerdì Santo esprimono la carità nel sacrificio; le litanie dei Santi e la processione del Sabato Santo evocano invece la carità nella preghiera.
La carità diviene così il principio unificante dell’intera costruzione musicale, spirituale e scenica.

Anche l’azione teatrale non mira tanto alla descrizione episodica o spettacolare, quanto a tradurre visivamente lo spirito della musica. Elementi sonori e movimenti scenici si fondono in una visione sintetica e simbolica, nella quale riemerge il richiamo agli antichi misteri sacri. Accanto ai testi liturgici in latino si inseriscono declamazioni bibliche in lingua volgare, con funzione interpretativa ed emotiva.

Alla conclusione di ciascuna parte, sulle note dell’Ubi caritas, ritorna una suggestiva figurazione coreografica dell’amore fraterno: una comunità raccolta attorno alla Mensa nella prima parte, alla Croce nella seconda, al fonte battesimale nella terza.

Nel Nazareno Lorenzo Perosi sembra consegnare il proprio testamento spirituale: una meditazione musicale sulla carità cristiana, nella quale arte, liturgia e fede si fondono in una visione di intensa universalità.

Parte prima – Il Giovedì Santo:
Il CENACOLO con l’impressione e la sensazione della presenza di Cristo. 
La MENSA col pane, il vino e l’agnello pasquale.

Parte seconda – Il Venerdì Santo:
Il SEPOLCRO DI  GESU’.

Parte terza – Il Sabato Santo:
Il BATTISTERO – IL FONTE BATTESIMALE – IL FUOCO BENEDETTO                              

Piccolo Teatro di Milano:
direttore Paolo GRASSI
regia Giorgio Strehler, 
coreografie Margarethe Wallman, Nicola Benois
bozzetti e figurini: Gian Filippo Usellini

Teatro alla Scala, Milano:
direttore d’orchestra: Franco Capuana
maestro del coro: Vittore Veneziani
Interpreti: Solisti vocali: Tenore, Baritono.
Coro: Soprani I-II, Contralti I-II, Tenori I-II, Bassi I-II.
Orchestra: ott., ob. I-II, cl in Sib I-II, fag. I-II, cor. in Fa I-II e III-IV, tr. In Si b I-II-III, tromboni I-II e III-IV, timp., arp., archi: vl I-II.v.la I-II, vlc., cb.  

Di Arturo Sacchetti
Giugno 2026

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Un sentito ringraziamento al Direttore don Valentino Donella