La Biennale di Venezia: 140 artisti, oltre 60 appuntamenti in due settimane, 9 prime assolute, 3 prime europee, 8 prime italiane. Laboratori, film, libri, installazioni, incontri.
Al via il 17 luglio, fino all’1 agosto 2026, il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Wayne McGregor, integra gli spettacoli in programma con laboratori, film, libri, installazioni, incontri anche in occasione della sua ventesima edizione.
VENTI FESTIVAL DI DANZA. LA VIDEOINSTALLAZIONE
La Biennale Danza, creata come settore autonomo nel 1998, percorre i suoi venti festival attraverso Life lines, video-installazione creata in collaborazione con l’Archivio Storico della Biennale – Centro Internazionale della Ricerca sulle Arti Contemporanee della Biennale di Venezia, visibile dal 17 luglio fino al termine del festival nella Sala d’Armi Edell’Arsenale. E racconta pensieri, passioni, esperienze e scelte che hanno dato vita alle venti edizioni del festival in un incontro che vede riuniti alcuni dei suoi passati artefici. Frédéric Flamand, Karole Armitage, Virgilio Sieni, Marie Chouinard e l’attuale direttore Wayne McGregor saranno alla Biblioteca della Biennale ai Giardini il 20 luglio alle 11.30, in dialogo con le giornaliste e saggiste Sarah Crompton ed Elisa Vaccarino.
LA DANZA PER TUTTI
Come ogni anno il festival è accompagnato da laboratori destinati sia a specialisti che aperti a tutti, un modo per entrare nel vivo del fare danza, con molte delle compagnie e dei coreografi ospiti, fra cui: Emanuel Gat, Mamela Nyamza, Bangarra Dance Theatre, Andrea Salustri, Omar Rajeh, Kalle Nio, Eiko Otake, Adam Linder e Winndance.
Fra i tanti incontri e conversazioni con gli artisti ospiti, come di consueto al termine degli spettacoli per soddisfare ogni curiosità del pubblico, si segnalano due appuntamenti speciali che hanno luogo nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian, sede della Biennale: il 28 luglio alle 18.00 con Molissa Fenely, che ha gettato le basi del post modern in una stagione irripetibile della danza, e il 31 luglioalle 11.00 con John Neumeier, il coreografo statunitense che ha riscritto la storia del balletto contemporaneo insieme a Jirí Kylián e William Forsythe, con cui è cresciuto alla scuola di Cranko.
UN OMAGGIO A FREDERICK WISEMAN
Un ciclo di film sulla danza – La Danse, Ballet, Crazy Horse – diretti dalla mano inconfondibile di uno dei maestri del cinema, Frederick Wiseman, già Leone d’oro alla carriera della Mostra nel 2014 e scomparso lo scorso febbraio, è in programma nella Sala delle Colonne di Ca’ Giustinian. Un omaggio al cineasta che ha cambiato la storia del documentario, mettendosi in ascolto di tutti quei luoghi che ordinano la vita sociale degli uomini, dalle istituzioni quali centri di potere e delle decisioni, ai luoghi di cura e di cultura. Luoghi che non vengono mai visti, come nel caso della danza, soltanto dal lato puramente artistico, fra prove, tournée, trucco e costumi, ma che vengono esplorati nella loro complessità, fin nei meccanismi e nei dispositivi che ne regolano la vita, come l’aspetto amministrativo, i finanziamenti, la raccolta fondi, l’organizzazione. Questo sia che affronti una delle più grandi compagnie di danza classica del mondo, il corpo di ballo dell’opera di Parigi in La Danse (27 luglio, ore 17.00), o ancora l’American Ballet Theatre di New York in Ballet (29 luglio, ore 17.00), sia che giri negli spazi del più famoso locale di cabaret al mondo per Crazy Horse (30 luglio, ore 17.00).
Completa il ciclo un altro importante film: State of darkness: part four (28 luglio, ore 18.00), dalle prove che Molissa Fenley, autrice dell’omonimo assolo, ha condotto con una grande interprete come Cassandra Trenary. Un passaggio del testimone fra generazioni e un documento storico che mette a nudo ogni sfumatura nella costruzione del brano che il pubblico della Biennale vedrà anche dal vivo sul palco del 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea il 30 e il 31 luglio.
L’INTELLIGENZA DEL CORPO SECONDO MCGREGOR
Infine, We are mouvement: unlocking your physical intelligence scritto da Wayne McGregor e pubblicato per i tipi di Bloomsbury, viene presentato a Ca’ Giustinian il 22 luglio alle 17.00 (Portego). Un invito a scoprire le potenzialità del proprio corpo, anche per affrontare la vita quotidiana, valido per tutti: «Possiamo liberarci attraverso il movimento. Questo non si fa solo letteralmente muovendosi, anche se è un ottimo inizio, ma abbracciando il movimento e la nostra intelligenza fisica nel suo senso più ampio. Possiamo coltivare la nostra attenzione in modo da essere più concentrati, ma anche più sintonizzati con l’ambiente circostante e le sensazioni interne. Attraverso una comunicazione fisica più aperta, onesta e autentica, possiamo migliorare la nostra capacità di essere buoni amici, partner, genitori, professionisti e membri della società. Creativamente, possiamo mobilitare i nostri sensi, la nostra immaginazione e il nostro corpo per scopi nuovi e originali. Possiamo sfruttare la capacità di accedere alla nostra fluidità fisica a volontà, padroneggiare la spontaneità e affrontare la vita quotidiana senza paura» (W. McGregor).

BIENNALE DANZA: IL TEMPO NON ESISTE
In scena a Venezia dal 17 luglio all’1 agosto, il 20. Festival Internazionale di Danza Contemporanea diretto da Wayne McGregor si intitola Il tempo non esiste: pensando al fluire dei corpi nel tempo e alla danza come a una disciplina che, per sua natura, possa indagarne la complessità secondo le più moderne teorie espresse dal fisico Carlo Rovelli. «Questa profonda esplorazione del tempo, – scrive McGregor – o meglio di un tempo che non esiste, alla Biennale Danza 2026 scandaglia i temi della memoria, dell’identità e dell’esistenza, incoraggiandoci a riflettere e a percepire il nostro legame con la vita – un invito a cambiare il modo di relazionarsi e di essere».
140 artisti per più di 60 appuntamenti lungo l’arco di due settimane (17 luglio > 1 agosto) e un programma di tutte novità: 9 prime assolute, 3 prime europee, 8 prime italiane. Novità che esprimono l’evolversi dei linguaggi della danza sotto la spinta delle urgenze del nostro tempo, linguaggi rigenerati dall’energia vitale delle culture di provenienza dei molti artisti presenti, in connessione profonda con ritmi, paesaggi e storie di tradizioni altre il cui veicolo è il corpo.
Importante è la fitta rete di produzioni e coproduzioni avviate negli anni dalla Biennale Danza soprattutto tramite bandi, rinnovando l’impegno con le nuove generazioni: sono 695 le domande arrivate per i bandi che promuovono nuove coreografie a livello nazionale e internazionale, e sono 358 le richieste di partecipazione a Biennale College Danza.
Dalle prime nazioni australiane al Sudafrica, i Leoni della Biennale Danza 2026 portano a Venezia Bangarra Dance Theatre (Leone d’oro alla carriera), la prima formazione interamente composta da danzatori aborigeni australiani, e la danzatrice, coreografa, regista e attivista Mamela Nyamza (Leone d’argento)con l’omonima compagnia. Entrambe le formazioni debuttano con due prime europee: rispettivamente Terrain, coreografia di Frances Rings, spettacolo che evoca la forza del corpo e della terra ispirato alla bellezza senza tempo del più grande lago salato dell’Australia, il Kati Thanda-Lake Eyre, e The herd/less, un’opera sull’ambiguità di un mondo meraviglioso che evoca violenza e vulnerabilità esplorando il doppio significato di “gregge”: simbolo di armonia collettiva, ma anche di controllo e sottomissione.
Un atteso ritorno a Venezia e alla Biennale quello di Emanuel Gat, figura di spicco della danza israeliana e fra i coreografi più amati anche in Europa, dove è attivo in Francia da un ventennio. Five days in the sun, sulla quinta sinfonia di Mahler, è la novità che questo artista dalle linee coreografiche pure, modellate sulla scrittura musicale, riserva a Venezia insieme a un nuovo ensemble di dodici danzatori.
Storia e traumi si inscrivono nella memoria del corpo con due artiste che della pratica coreografica fanno un gesto contemporaneo, poetico, politico. In prima per l’Italia, What is war interroga i segni lasciati dalla guerra sul corpo e nella memoria collettiva delle generazioni a venire. In scena Eiko Otake, formata in Giappone dai maestri del butoh Kazuo Ohno e Tatsumi Hijikata, attiva a New York dal 1976 e presente in tutto il mondo con le sue opere multimediali, e Wen Hui, carismatica pioniera della danza moderna in Cina, dove fonda a Pechino nel 1994 la prima compagnia indipendente, fuori dal sistema statale, oggi di stanza a Francoforte. Tra nuove guerre e crisi globali Wen Hui ed Eiko Otake ci ricordano quanto sia fragile, e quanto preziosa, ogni vita individuale.
Il corpo come forma di documentazione storica, sociale e politica si esprime anche in Láhppon/Lost della coreografa e regista Elle Sofe Sara, che nella cultura Sami e nella natura totalizzante della Finnescandia delle sue origini, alla confluenza tra Norvegia, Russia, Finlandia, Svezia, trova fonte di energia creativa. L’opera riecheggia e rifrange nel presente un episodio cruciale della storia Sami, la rivolta di Kautokeino (1852) contro le autorità norvegesi e le pratiche di assimilazione forzata, per riflettere sui meccanismi umani della paura, dell’ingiustizia, della speranza. Per la prima volta, un’artista lappone, Elle Sofe Sara, insieme alla coreografa islandese Hlín Diego Hjálmarsdóttir, dirige 19 dei 70 ballerini del corpo di ballo del Teatro dell’opera di Oslo, debuttando lo scorso anno sul suo palcoscenico principale.
Va alla ricerca di un vocabolario che unisca corpi e storia, i figli della diaspora ai loro luoghi d’origine, letteralmente spogliandosi di ogni tradizione accademica per reinventare le proprie radici sepolte, la coreografa franco-malgascia Soa Ratsifandrihana, che ha alle spalle studi con De Keersmaeker e Charmatz, prima di fondare la compagnia Kintana a Bruxelles lo scorso anno. Fampitaha, fampita, fampitàna, novità per l’Italia, sviluppa un approccio collettivo alla coreografia, messa in dialogo con narrazione e musica, assieme a quattro partner, tre danzatori e un musicista, esponenti della diaspora di Haiti, Martinica, Guadalupa.
Omar Rajeh, figura centrale per la diffusione e lo sviluppo della danza contemporanea in Libano e nel mondo arabo, oggi noto anche in Europa dove è di stanza a Lione dal 2020, porta al festival il suo ultimo lavoro, Dance people. Considerato pietra miliare di un percorso artistico che smantella gerarchie e strutture di potere normalizzanti e disciplinanti del corpo, Dance People afferma il valore aggregante e comunitario della danza, facendone un atto dalla valenza fortemente politica. Rajeh reinventa il teatro concependolo come territorio condiviso dove lo spettatore è parte integrante, libero di muoversi e di modellare insieme ai danzatori lo spettacolo. Da un’estetica dello sguardo a un’estetica della partecipazione. Perché Dance People non è uno spettacolo da contemplare da lontano, ma un gesto da condividere, uno spazio da abitare.
L’arte effimera della danza, che nasce, muore e sempre si rinnova nello spazio circoscritto di un gesto è al centro dell’opera di alcune compagnie invitate alla Biennale Danza.
Testo, movimento e ipnotiche illusioni sceniche in cui il tempo si inverte, la gravità svanisce e le leggi della natura si dissolvono, Tempo è firmato dall’artista finlandese Kalle Nio, capace di fondere teatro visivo, cinema sperimentale, circo contemporaneo e nuova magia, insieme al coreografo brasiliano di stanza in Svezia Fernando Melo. La danzatrice e burattinaia slovena Barbara Kanc, il danzatore italiano Luigi Sardone e il danzatore e acrobata svedese Winston Reynolds si muovono in un paesaggio tra danza, teatro e acrobazia.
Vincitore del bando nazionale per una nuova coreografia, Andrea Salustri vanta una formazione transdisciplinare che mette in gioco nei suoi spettacoli, dove plasma un mondo di oggetti da manipolare, trasformare, assecondare con il corpo rivelandone la segreta vitalità. Dopo Materia, un passo a due tra corpo e oggetto che aveva affascinato il pubblico della Biennale Danza 2023, con Invisible Salustri si concentra sugli agenti immateriali – aria, luce, fumo, vento, nebbia – chiedendosi se la danza può essere un modo per far diventare, anche solo per un breve istante, visibile l’invisibile.
Vincitore del bando internazionale, Oli Mathiesen, neozelandese di origine Maori, attraversa con la sua pratica di performer e coreografo diverse discipline – danza, teatro, cinema. A Venezia presenterà Just between me and Jesus, un lavoroispirato alla cultura del clubbing e alla liturgia che lo sottende, con sette danzatori neozelandesi (Aotearoa), mettendo in risalto rituali condivisi, devozione e senso di appartenenza in un’espressione di euforia collettiva.
Tante le figure cardinali della danza provenienti da una parte e dall’altra del globo. Adam Linder, australiano attivo tra Los Angeles e Berlino, autore di opere presentate in contesti teatrali ed anche espositivi come il MoMa di New York, già alla Biennale con la Sydney Dance Company, torna a Venezia con Drip tekhne concepito in stretta connessione con i dieci interpreti, residenti all’Opera Reale di Copenhagen, Dansk Danseteaters: un’esplorazione sull’evoluzione del processo che ha portato i nostri corpi a diventare strumenti tecnici per la danza.
Una parata di stelle con la Winndance, acronimo di When if not now, nuova formazione di Stoccarda che raccoglie i più bei nomi della danza sopra i quarant’anni e autori di punta: John Neumeier, che ha riscritto la storia del balletto contemporaneo insieme a Kylián e Forsythe, con cui è cresciuto alla scuola di Cranko, Imre e Marne von Opstal, coreografi associati al Nederlands Dans Theater, dopo una lunga attività con le migliori compagnie del mondo, Rainer Behr, già attivo con le maestre del Tanztheater Susanne Linke e Pina Bausch, Javier de Frutos, fra i più influenti coreografi latino-americani attivi in Europa, Omar Román de Jesús, esponente della coreografia portoricana, noto in tutto il mondo. Presenteranno in prima mondiale il progetto Scirocco, ovvero due capitoli in dialogo: Morte a Venezia e il Ponte dei sospiri; gli interpreti sono fuoriclasse come Diana Vishneva, Silvia Azzoni, Kayoko Everhart, Mara Galeazzi, Silas Henriksen, Igone de Jongh, Marijn Rademaker, Oleksandr Ryabko, Gil Roman.
Ha fatto la storia la danzatrice e coreografa americana Molissa Fenley, che sarà a Venezia in triplice veste. Anzitutto come autrice del pezzo di culto State of darkness, con un singolo danzatore a cimentarsi con un’intera orchestra nella Sagra stravinskiana vista sotto una nuova luce, nell’interpretazione di Cassandra Trenary, già prima ballerina dell’American Ballet Theater e ora della Wiener Staatsoper. Poi come autrice e in via eccezionale nuovamente interprete di Bardo, l’assolo che aveva concepito per Keith Haring nel decennale della scomparsa dell’artista, con cui la Fenley era in diretta amicizia collaborando a diversi progetti insieme. Nella tradizione tibetana “bardo” indica lo spazio liminale tra morte e rinascita. Infine Molissa Fenley sarà maestra per i sedici giovani danzatori e i due coreografi di Biennale College in vista di una nuova creazione in prima mondiale per il festival.
BIENNALE COLLEGE DANZATORI E COREOGRAFI
Mettere in relazione i giovani talenti con i grandi maestri della danza, cimentandosi con apprendimento, formazione, mentoring, creazione, è il cuore di Biennale College. Dopo Crystal Pite, William Forsythe, Xie Xin, Saburo Teshigawara, Simone Forti, lo stesso Wayne McGregor, Cristina Caprioli, Sasha Waltz, ancora una volta i sedici giovani danzatori provenienti da tutto il mondo e i due giovani coreografi saranno in residenza alla Biennale Danza 2026, partecipando a classi, workshop, lavori di repertorio e, soprattutto, creando nuove opere, quest’anno al fianco di Molissa Fenley e Maxine Doyle.
Maxine Doyle è una coreografa e regista indipendente, dal 2002 è regista-coreografa per Punchdrunk, con cui ha co-diretto il pluripremiato Sleep No More (Londra, Boston, New York, Shanghai). Scrive McGregor “Entrambe queste artiste sono vere potenze dell’immaginazione, esperienza e innovazione, e siamo entusiasti di commissionare due nuove opere (On Tenderness e Hubris) ideate specificamente per i danzatori di Biennale College 2026”. Inoltre, i due giovani coreografi selezionati tramite bando creeranno e presenteranno prime mondiali alla Biennale Danza 2026, guidati da Wayne McGregor e dal suo team.
C.S.m.
Fonti: comunicati stampa luglio 2026
BIENNALE DANZA. IL TEMPO NON ESISTE
17 luglio – 1 agosto 2026
Tutti gli spettacoli: https://www.labiennale.org/it/danza/2026/spettacoli-danza
https://www.facebook.com/Labiennaledivenezia
https://www.instagram.com/labiennale

