Biblioteca Berio: uno studio pubblicato su una prestigiosa rivista internazionale rivela i materiali preziosi e le tecniche di bottega del Libro d’Ore capolavoro miniato rinascimentale.
L’Offiziolo di Durazzo, straordinario Libro d’Ore rinascimentale conservato a Genova nella Biblioteca Berio, torna al centro dell’attenzione scientifica e storico-artistica mondiale.
Un team multidisciplinare di ricercatori, con la collaborazione attiva della Biblioteca Berio, ha appena pubblicato sulla rivista Applied Sciences un innovativo studio incentrato sulla caratterizzazione fisica e chimica dei materiali che compongono e decorano questo capolavoro unico al mondo. (Articolo e foto al link: https://www.mdpi.com/2076-3417/16/14/7051 © 2026 by the authors. Licensee MDPI, Basel, Switzerland. This article is an open access article distributed under the terms and conditions of the Creative Commons Attribution (CC BY) license ).
Il codice è stato esaminato attraverso una metodologia d’avanguardia non invasiva, che ne ha preservato l’assoluta integrità. L’analisi si è concentrata sia sulla celebre pergamena purpurea, che conferisce al volume il suo caratteristico aspetto regale, sia sul ricchissimo apparato decorativo.
Grazie all’utilizzo coordinato di tecniche spettroscopiche e di imaging avanzato, i ricercatori hanno potuto letteralmente mappare i pigmenti e le sostanze impiegate dall’artista Francesco Marmitta, svelando una tavolozza di eccezionale pregio: dal prezioso blu oltremare naturale al vermiglio, dai coloranti ricavati da insetti alla malachite, fino all’applicazione magistrale di oro e argento.
«Questo straordinario risultato scientifico dimostra, ancora una volta, come le biblioteche e i musei civici non siano luoghi che semplicemente racchiudono memorie storico-artistiche, ma veri e propri laboratori attivi di ricerca, innovazione e produzione culturale – commenta l’assessore alla Cultura Giacomo Montanari – L’Offiziolo Durazzo rappresenta una gemma unica nel panorama mondiale del Rinascimento. Grazie alla sinergia tra le competenze interne della Biblioteca Berio, con il fondamentale contributo di Emanuela Ferro, e i più avanzati centri di ricerca, oggi non solo comprendiamo più a fondo le tecniche esecutive di Francesco Marmitta, ma poniamo basi scientifiche imprescindibili per la conservazione e la futura esposizione del codice. Questo approccio rappresenta un modello virtuoso che intendiamo estendere a tutto il nostro sistema culturale cittadino: lo studio e la ricerca scientifica sul nostro patrimonio sono i primi e più importanti strumenti di tutela e di reale divulgazione al pubblico».
Simili percorsi di studio e diagnostica scientifica applicati ai beni culturali sono già stati avviati e continueranno a interessare importanti capolavori custoditi nei Musei di Strada Nuova, nel Museo d’Arte Orientale Edoardo Chiossone e nell’Archivio Storico del Comune di Genova.
C.S.m.
Fonte: comunicato stampa 15 luglio 2026
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