Di Alessandra Pederzoli. La magia del Bundan Celtic Festival a Stellata di Bondeno: il risveglio d’una memoria ancestrale che sembra appartenere al nostro DNA culturale.  

​C’è stato un momento preciso, al tramonto, in cui la golena del Po si è spogliata della sua contemporaneità per indossare i panni mitici di un passato remoto. È successo anche quest’anno, come ogni anno da vent’anni a questa parte, a Stellata di Bondeno, dove il Bundan Celtic Festival si conferma uno degli appuntamenti più straordinari del panorama delle rievocazioni storiche e della cultura celtica in Italia. Un festival che non è semplice intrattenimento, ma un vero e proprio viaggio antropologico e sensoriale nel tempo e nello spazio.

​Il cuore pulsante della manifestazione è senza dubbio l’imponente accampamento storico, allestito con rigorosa fedeltà filologica all’ombra della suggestiva Rocca Possente. Varcare la soglia di questo villaggio temporaneo non significa semplicemente osservare la storia da lontano, ma respirarla, sentirla sulla pelle, viverla con un senso di genuino stupore.

Tra le tende di decine di clan, il tempo perde la sua rigidità lineare. L’odore pungente del fumo di legna si mescola a quello del cuoio lavorato, della lana grezza e delle spezie antiche, risvegliando una memoria ancestrale che sembra appartenere al nostro DNA culturale. Qui l’archeologia sperimentale smette di essere materia da manuale accademico e si fa carne e gesto: si rimane incantati ad osservare le mani dei rievocatori che fondono i metalli nel fuoco, tessono ai telai verticali o forgiano lame secondo tecniche dimenticate.

​C’è un profondo valore culturale in questa restituzione del passato. Vedere la dedizione con cui ogni singolo dettaglio suscita un profondo e vero stupore che sa di antico: che sia l’intreccio di una fibula o la costruzione di un vero e proprio forno per la cottura della ceramica, tutto viene ricostruito alla perfezione per rendere giustizia alle nostre profonde radici. Ci si riscopre vulnerabili ed estasiati di fronte alla semplicità e alla forza di una vita in armonia con i ritmi della terra.

​La simulazione poi della grande battaglia, supera la dimensione del mero spettacolo: quando i guerrieri si affrontano, lo scontro dei coriacei scudi di legno e il metallo delle spade risuonano nel petto dei presenti, provocando un brivido primordiale. È il racconto incarnato delle nostre origini, un momento in cui la ferocia del combattimento si fonde con la solennità del rito e del rispetto per l’avversario.

Se l’accampamento appaga la vista e tocca le corde dell’appartenenza, la musica del Bundan ne risveglia l’anima, agendo come un vero e proprio collante emotivo per l’intera manifestazione. La proposta artistica del festival traccia un itinerario sonoro affascinante, capace di esplorare le infinite sfaccettature della tradizione nordica e interceltica.

​Sul palco principale si alternano sonorità che spaziano dalle melodie più intime e struggenti del folk tradizionale – dove arpe e violini evocano nebbie e brughiere – fino alle contaminazioni più moderne e audaci. Il rock celtico e il pagan-folk alzano i ritmi della notte, fondendo la potenza e l’energia delle cornamuse in un sound travolgente e avvolgente. La transizione dall’ascolto attento alle danze sfrenate sotto il cielo stellato è inevitabile, un rito collettivo che unisce generazioni diverse in una grande festa catartica. La vera magia si compie poi quando la musica rompe gli argini dei palcoscenici ufficiali per farsi itinerante, penetrando nel folto degli alberi e tra i fuochi dei campi, con le cornamuse dei Rota Temporis che, con la loro presenza scenica magnetica, infiammano letteralmente i sentieri della golena. Il suono profondo e ancestrale dei loro potenti tamburi si fonde alle melodie graffianti delle cornamuse, creando una vera e propria trance ritmica.

Anche questa edizione, ormai conclusa ​del Bundan Celtic Festival non ha deluso le aspettative. La forza di questo evento risiede nella sua capacità di far coesistere la massima accuratezza storica con uno spirito di festa inclusivo e travolgente. Stellata di Bondeno (Ferrara) si trasforma per qualche giorno nell’ombelico di un’Europa antica, unita dalle radici, dal rispetto per la natura e dall’amore per l’arte. Un appuntamento imperdibile per chiunque cerchi una cultura da vivere, e non solo da osservare o da studiare.

Di Alessandra Pederzoli
Stellata di Bondeno, luglio 2026
Foto Enzo Grossi

Per informazioni www.bundan.com

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