Museo Gigi Guadagnucci: 6 scultori, 34 opere, con 4 inediti. A quarant’anni dalla scomparsa di Henry Moore, mostra dedicata ai protagonisti della scultura del Novecento.

La mostra si sviluppa attorno alle principali fonti visive e formali che, nel corso del Novecento, hanno alimentato la scultura di matrice astratto-organica: il mondo vegetale e animale, il corpo umano, le strutture naturali, il rapporto tra massa, superficie e spazio interno.

L’Amministrazione comunale di Massa prosegue nell’intento di costruire una progettualità di lungo termine finalizzata a un’alta qualità dell’offerta culturale. In questo quadro, il Museo e Villa Rinchiostra consolidano il proprio ruolo di luogo di riferimento nazionale e internazionale dando appuntamento a una nuova mostra di approfondimento sulla scultura del secondo Novecento: “Astratto Organico” a cura di Mirco Taddeucci e con i testi critici di Kevin McManus, realizzata in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa di Henry Moore. Il progetto, che espone opere di Henry Moore, Agustin Càrdenas, Antoine Poncet, Alberto Viani, Alicia Penalba e Maria Papa Rostkowska, apre al pubblico venerdì 31 luglio alle ore 18.30 e rimane accessibile ai visitatori fino al 7 ottobre 2026.

La selezione di questi grandi artisti non è casuale. Prima in Francia poi in Italia, Gigi Guadagnucci (Massa 1915 – 2013) entrò in contatto con alcuni dei più grandi maestri a lui contemporanei, durante una stagione di grande vitalità per la scultura mondiale, che spesso si è ritrovata ai piedi delle Alpi Apuane, da sempre crocevia di tradizione e modernità. Ciò che li accomuna non è soltanto il rapporto con il territorio toscano, ma una concezione della forma che trova nella natura la propria origine: una forza generatrice da cui derivano volumi, tensioni, cavità e ritmi che conducono la scultura verso l’astrazione.

[Henry Moore in Henraux accanto all’opera Reclining Figure, per la sede Unesco di Parigi. Archivio Fotografico Bessi]

Henry Moore (Castleford 1898 – Perry Green 1986), che nel 1956 ricevette la commissione per Reclining figure destinata alla sede UNESCO di Parigi, approdò in Versilia l’anno successivo, inaugurando un rapporto profondo con la Toscana. Da Henraux al Bisonte di Firenze, fino alla storica mostra del Forte Belvedere del 1972, questo legame avrebbe accompagnato alcuni dei momenti più significativi della sua presenza in Italia; Antoine Poncet (Parigi 1928 – Meudon 2022), che trovò nei marmi apuani il materiale ideale per una scultura fondata sull’equilibrio tra astrazione e purezza delle forme; Alicia Penalba (San Pedro 1918 – Parigi 1982) con una ricerca dinamica in cui i volumi, ispirati dal mondo vegetale, si aprono allo spazio attraverso slanci e strutture in continua trasformazione; Alberto Viani (Quistello 1906 – Venezia 1989) capace di condurre la figura verso forme essenziali e biomorfe, sospese tra corpo e astrazione; Augustín Cárdenas (Matanzas 1927 – Havana 2021) che nei laboratori della Versilia sviluppò una ricerca scultorea in cui natura e immaginazione si fondono in forme archetipiche e vitali; Maria Papa Rostkowska (Brwinow 1923 – Parigi 2008) esponente della Nouvelle École de Paris, tra le prime donne ad affermarsi nel mondo della scultura in marmo del dopoguerra in Versilia, sviluppò una ricerca fondata sulla sintesi organica delle forme.

L’esposizione si sviluppa attraverso 34 opere, di cui 4 inedite, dei 6 scultori di fama internazionale, tracciando un percorso in cui i volumi tornano a respirare in un’esperienza concreta e poetica. La mostra permette di osservare il rapporto tra forma e spazio come nucleo poetico della scultura di matrice astratto-organica del secondo dopoguerra e nella creazione di un’esperienza che sia in grado di mettere in dialogo artisti di origini e culture diverse: dal Regno Unito all’Argentina, dalla Svizzera alla Francia, dall’Italia a Cuba e alla Polonia.

Altrettanto variegati sono i materiali delle opere in mostra, spaziando dalla pietra e il bronzo, a bozzetti in gesso, pittura, collage e disegni preparatori, affiancando la scultura al suo disegno ed evidenziando il processo creativo dell’opera “in divenire”. Tutte le opere convergono attorno al pensiero riassunto nel titolo della mostra: un’astrazione che restituisce la vita in forma essenziale, dove le curve, le cavità, le carezze di luce e ombra diventano il linguaggio di una natura interiorizzata. Gli artisti presenti delineano un panorama internazionale in cui la forma scultorea si spoglia del proprio peso e sembra appartenere a una stessa geologia poetica tanto moderna quanto ancestrale.

[Conferenza stampa (c) Paola Nizza]

Il curatore Mirco Taddeucci spiega: «La scultura del Novecento non procede soltanto per rotture formali, ma attraverso una lenta trasformazione del concetto stesso di figura. Dopo la crisi del monumento e della rappresentazione mimetica, il corpo, la natura e l’oggetto non scompaiono: vengono ridotti a nuclei plastici, a strutture primarie, a presenze sospese tra astrazione e riconoscibilità. Astratto organico indaga questo passaggio attraverso le opere di Henry Moore, Agustín Cárdenas, Alicia Penalba, Antoine Poncet, Alberto Viani e Maria Papa Rostkowska. Nel titolo convivono due spinte apparentemente opposte: l’allontanamento dalla figura e la persistenza del vivente. È proprio da questa tensione che nasce una parte decisiva della scultura che osserviamo in mostra: non dalla mimesi, ma dalla capacità di riconoscere nel corpo umano, nel mondo animale e vegetale, nelle ossa, nelle ali, nei semi, nelle conchiglie o nei profili umani una sorgente di energia formale. L’astrazione non nega il reale: lo concentra, lo porta a una soglia più essenziale. La pietra trattiene allora il ritmo di una curva, l’apertura di una cavità, il peso di una massa che si fa organismo, memoria attiva del vivente dentro la forma».

C.S.M.
Fonte: tratto da comunicato stampa luglio 2026

ASTRATTO ORGANICO
31 luglio – 7 ottobre 2026

Museo Gigi Guadagnucci
Villa Rinchiostra – Via dell’Acqua, 175 Massa
Tel. +39 0585 490204
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