Forte Belvedere: l’artista contemporaneo allaga di olio nero due sale della Palazzina Buontalenti. Nella superficie a specchio è immersa una scultura di Marino Marini .

Alle opere già esposte di Paolo Canevari e Marino Marini (vedi qui), al Forte Belvedere di Firenze si aggiunge, dal 16 settembre 2026 fino al 16 ottobre, la mostra di Per Barclay “Oscuro abbagliante”, le cui installazioni sono arricchite da altre due sculture di Marino Marini, prestate dal Museo Marino Marini di Firenze. Questo è l’ultimo atto del progetto Drama Four Acts, promosso dal Comune di Firenze e realizzato dalla Fondazione Mus.e, con il coordinamento scientifico del Museo Novecento e con l’ideazione e la curatela di Sergio Risaliti.

LA MOSTRA SPIEGATA DAL CURATORE

Sergio Risaliti, direttore del Museo Novecento: «[…] Come già fatto in altri luoghi – musei, chiese, spazi industriali, siti medievali – Barclay allaga due grandi sale della Palazzina Buontalenti, creando una sorta di abisso speculum: una superficie riflettente, realizzata versando acqua e olio di semi con l’aggiunta di colore nero. Lo specchio richiama alla mente l’oro nero, il petrolio, che ancora oggi è al centro degli scontri tra continenti e nazioni nella corsa alla supremazia globale, conflitti generati dal controllo delle risorse mondiali e dalla sopravvivenza dei popoli. Un oro nero che continua a condizionare la vita sul pianeta e il presente dell’umanità, così è stato nel suo passato e come sarà sicuramente nell’immediato futuro. I tempi mutano. Le stagioni serene della vita, come quelle della storia, si alternano a dolori, sofferenze e tragedie. Il linguaggio si fa allora carico del male della storia, di qualcosa di atroce e negativo che annichilisce ogni speranza. Resta netta la consapevolezza del ruolo dell’artista, mediatore tra felicità e dolore, innocenza e follia, con la certezza della potenza dell’arte, finestra spalancata non più sull’idillio della natura, ma sull’abisso e sulla caduta, alla ricerca di un altrove e di un’origine che pongano rimedio alla perdita del sacro e alla fine della storia.

Grazie alla collaborazione con il Museo Marino Marini di Firenze, la mostra è arricchita dalle sculture Giocoliere e Cavallo con cavaliere di Marino Marini. La prima è immersa nell’installazione di Barclay, mentre l’altra è presentata in una sala dedicata, affiancata dalla fotografia di una precedente installazione realizzata dall’artista norvegese nella Basilica di San Domenico ad Arezzo, sotto la celebre tavola del Crocifisso di Cimabue. Con quest’ultimo atto, Drama: Four Acts si conclude tornando al tema che ha attraversato l’intero progetto: il rapporto tra l’arte e la realtà, tra la bellezza e la tragedia, tra ciò che emerge e ciò che rimane sommerso. Un confronto che il Forte Belvedere, ancora una volta, rende possibile attraverso il dialogo tra opere, artisti e uno spazio capace di trasformarsi».

LA POETICA DI PER BARCLAY

La poetica di Per Barclay (Oslo 1955, vive tra Parigi e Torino) si estende in maniera morbida, proprio come i suoi liquidi, tra l’intimo e l’universale. La materia fluida diventa così uno strumento capace di mettere in crisi la stabilità dello spazio e, insieme, la nostra percezione della realtà: ciò che sembra immobile è in continuo movimento, ciò che appare solido è liquido, ciò che conosciamo assume una forma diversa. Gli spazi che lui allaga, le Oil Rooms, parlano dei drammi umani, immersi nelle profondità dei nostri animi e allo stesso modo parlano delle crisi globali che ci coinvolgono in quanto artefici e colpevoli, come la corsa al petrolio, per il dominio del quale sono numerosi i conflitti che si portano avanti nel mondo. Ne sono un esempio le guerre in corso per il dominio del mercato e delle vie di trasporto, giacimenti, oleodotti. L’olio esausto, ieri, e l’olio di semi, oggi, sempre presenti nelle installazioni dell’artista, non sono soltanto materia che altera la percezione dell’architettura, ma portano con sé una precisa stratificazione simbolica: sono risorsa e ricchezza, fonte profondità della terra e legata a sfruttamento e conflitti.

Gli spazi liquidi che l’artista compone, solitamente scuri e tenebrosi, si fanno spazio in architetture storiche abitate talvolta da dipinti e sculture, di cui mutano i confini senza che l’artista ne tocchi la struttura. La superficie specchiante non solo permette alle arcate o alle colonne di moltiplicarsi, ma lo stesso fa con i visitatori, che si ricercano negli oli neri e che si rivedono diversi ma uguali, come in un pericoloso e drammatico oceano nicciano. È proprio attraverso questo rispecchiamento – pellicolare e plastico ad un tempo – che l’opera introduce lo spettatore all’interno della propria dimensione: non siamo più semplicemente di fronte a un’immagine, ma dentro un’immagine speculare che continuamente ci restituisce a noi stessi. La scena ha un che di drammatico, uno spettacolo specchiante che guardiamo e che ci guarda dentro, vittime e carnefici dei danni che subiamo e che infliggiamo.

Si evidenzia il tema del doppio, centrale nelle opere di Barclay, quello del ribaltamento, di un sopra e di un sotto, di una realtà e di una sua – quasi – perfetta copia. La presenza silenziosa di un oltre a questa realtà, misterioso e straniante. Ciò che è visibile rimanda sempre a ciò che è sommerso, in un dialogo tra copia e originale che non coincidono mai del tutto. Come superfici riflettenti, che conservano l’immagine del mondo e contemporaneamente la deformano, gli ambienti di Barclay sembrano mettere in scena una realtà che non smette mai di sfuggirci, nella quale ogni immagine porta con sé il proprio rovescio e ogni superficie nasconde una profondità. Liquidi che evocano ciò che non può essere pienamente trattenuto o delimitato, attraggono con la stessa malia degli specchi, confondendo le nostre percezioni in un gioco tanto spettacolare quanto perturbante.

Su questa “lastra” fluida e specchiante è immersa una delle due sculture in bronzo di Marino Marini, il Giocoliere, soggetto molto caro all’artista. L’opera proviene dalla collezione del Museo Marino Marini di Firenze, come le altre opere di Marino Marini già installate al primo piano dell’edificio rinascimentale, in dialogo con le installazioni di Paolo Canevari. Il Giocoliere richiama il mondo del circo che, dalla fine dell’Ottocento ai primi decenni del Novecento, affascina artisti e poeti, da Baudelaire a Daumier, fino a Genet e Picasso. Il funambolo e il giocoliere alludono a un mondo alternativo rispetto alla civiltà tecnologica e diventano figure dell’equilibrio precario, sempre sospese tra ascesa e caduta, tra luce e abisso.

L’altra scultura di Marino Marini, il Cavaliere, è invece presentata in una sala dedicata, affiancata dalla fotografia di una precedente installazione realizzata dall’artista nella Basilica di San Domenico ad Arezzo, sotto la celebre tavola del Crocifisso di Cimabue: un’opera di straordinaria potenza e qualità espressiva, capace ancora oggi di imporsi come immagine attuale e profondamente perturbante. È anche il Crocifisso ammirato da Francis Bacon, che proprio da quest’opera trasse ispirazione per dare vita al suo celebre Trittico.

Nelle altre due sale, non ricoperte dall’olio nero, sono esposte ulteriori fotografie che documentano alcune delle precedenti installazioni di Barclay, restituendo la continuità della sua ricerca attraverso luoghi e architetture differenti. Tra queste, gli scatti dedicati alla straordinaria installazione realizzata al Museo d’arte di Bergen in Norvegia, dove ancora una volta la materia liquida e riflettente trasforma lo spazio e ne mette in crisi i confini, creando una relazione ambigua tra architettura, immagine e spettatore.
Si ringraziano la Galleria Persano e il Museo Marino Marini di Firenze.

C.S.M.
Fonte: tratto da comunicato stampa 14 settembre 2026
Immagine: Installation View Forte Belvedere Firenze, 2026 Ph. Carlotta Nucci

PER BARCLAY. OSCURO ABBAGLIANTE
16 settembre – 16 ottobre 2026

Forte Belvedere – Palazzina Buontalenti
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