Centro Saint-Bénin : 160 immagini, molte delle quali entrate nella storia della fotografia italiana, ripercorrono la stagione del Neorealismo attraversando la Penisola .

Nell’anno in cui Nino Migliori (Bologna 29 settembre 1926), tra i protagonisti assoluti della fotografia italiana del Novecento, festeggia il centesimo compleanno, una retrospettiva ad Aosta celebra il maestro con immagini che raccontano il Paese e le sue contraddizioni: dalla dignità della miseria al boom economico, dall’industria moderna all’energia del segno astratto. 

L’Assessorato Istruzione, Cultura e Politiche identitarie della Regione autonoma Valle d’Aostainvita venerdì 9 ottobre 2026 alle ore 18 al Centro Saint-Bénindi Aosta per l’inaugurazione della mostra “Nino Migliori. La dialettica del reale”.

La mostra, curata da Mauro Zanchi, riunisce alcune delle serie più iconiche realizzate da Migliori negli anni Cinquanta e ne segue l’evoluzione fino agli esiti più recenti. Attraverso 160 immagini, molte delle quali entrate nella storia della fotografia italiana, la rassegna ripercorre la stagione del Neorealismo andando oltre la lettura documentaria, per restituire la complessità dello sguardo di Migliori: dal confronto tra un’Italia ancora arcaica e un Paese in trasformazione, fino alle prime sperimentazioni sul linguaggio fotografico. Alla luce degli studi più recenti, il percorso espositivo propone una rilettura della fotografia italiana del dopoguerra, mostrando come già negli anni Cinquanta il documento si trasformi, nell’opera di Migliori, in una ricerca sulle possibilità espressive dell’immagine. 

«Sin dalla scelta dei titoli, Gente dell’Emilia, Gente del Delta, Gente del Sud e Gente del Nord, – commenta Daria Jorioz, curatrice del programma espositivo del Centro Saint-Bénin – Nino Migliori pone al centro della ricerca espressiva l’umanità nella sua interezza colta in relazione con la propria terra. Pur collocandosi nel solco della fotografia documentaria e di reportage, il linguaggio di Nino Migliori ne attraversa i confini con grande libertà e spirito di sperimentazione, componendo un’indagine che da antropologica si fa intensamente lirica, sottilmente malinconica, a tratti divertita o ironica, ma sempre autentica e priva di retorica.» 

Nino Migliori si fa testimone delle contraddizioni dell’Italia del dopoguerra, elaborando una grammatica visiva capace di trasformare il reportage, ciò che si vede, in un’indagine esistenziale, ciò che significa. L’arco cronologico scelto, tra il 1950 e il 1959, coincide non solo con l’apice del Neorealismo, ma anche con la sua progressiva crisi e con l’avvio di una ricerca destinata ad aprirsi a esiti sempre più sperimentali.

LA MOSTRA

Quattro sezioni compongono la rassegna, restituendoci l’evoluzione dello sguardo di Migliori attraverso alcuni dei cicli più significativi di questo decennio.

La prima è dedicata all’Emilia. Qui l’autore osserva il quotidiano sospeso, la gestualità urbana e i piccoli riti della vita collettiva. Il bianco e nero materico, la rigorosa costruzione dell’immagine e l’attenzione ai dettagli rivelano già quella tensione formale che caratterizzerà la sua ricerca negli anni successivi.
Con Gente del Sud, la luce intensa scolpisce i volti, i corpi e gli abiti dei protagonisti, enfatizzandone la ritualità della vita quotidiana e le celebrazioni della provincia. Lontano da ogni visione folkloristica, Migliori restituisce lo straordinario paesaggio umano della Basilicata e della Calabria arcaiche. La fotografia diventa così un’archeologia dell’esistenza: le figure assumono la forza di icone senza tempo e l’immagine si fa riflessione sulla persistenza della storia, sospesa tra l’avanzare della modernità e la resistenza della tradizione rurale.

In Gente del Delta, lavoro sospeso tra acqua e nebbia, Migliori racconta la fatica composta di una comunità profondamente legata a una terra difficile. Attraverso una straordinaria modulazione della luce e una forte partecipazione emotiva ai soggetti, la cronaca del quotidiano si trasforma in una narrazione universale della dignità umana, capace di restituire la memoria viva di un’intera comunità.
Con Gente del Nord, infine, lo sguardo si sposta verso l’Italia che cambia. L’autore registra i primi segnali della trasformazione industriale, il dinamismo delle città e i profondi mutamenti sociali di un Paese ormai alle soglie del boom economico, offrendo una testimonianza visiva fondamentale per comprendere le radici dell’Italia contemporanea. 

Parallelamente al reportage, Nino Migliori sviluppa una ricerca sempre più autonoma sul linguaggio fotografico, declinandola tanto nella fotografia urbana quanto in quella di paesaggio. Il suo sguardo si spinge verso i margini della città, esplorandone gli aspetti più trascurati e le geometrie informi: muri, superfici consumate, segni, macchie e tracce del tempo diventano materia di sperimentazione. Già negli anni Cinquanta Migliori mette in discussione l’efficacia del documento puro e sposta l’attenzione dalla semplice rappresentazione della realtà alla sua struttura visiva. È il momento in cui la fotografia comincia a emanciparsi dalla funzione di testimonianza per diventare ricerca sulla forma, anticipando la celebre serie Muri, nella quale la superficie fotografica stessa si fa luogo di indagine segnica.  
Catalogo bilingue italiano/francese edito da Dario Cimorelli Editore.

C.S.m.
Fonte: tratto da comunicato stampa 16 settembre 2026
Immagine: Il tuffatore 1951© Fondazione Nino Migliori


Centro Saint-Bénin
Via Festaz 27 – Aosta
Tel. 0165.272687
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