Di Renzo Gabriel Bonizzi. Spazio Officina: nasce dai libri d’artista il concept della mostra che accosta due esponenti vicini al movimento neo-geo. Prossimamente a Porrentruy (Canton Giura).

I percorsi di ricerca dei due artisti elvetici Olivier Mosset e John Armleder – diversi eppure affini nel loro articolato ambito sperimentale – raggiungono esperienze salienti tanto da qualificarli come dei “capiscuola” nel panorama contemporaneo internazionale.

Lo Spazio Officina ospita la mostra “Olivier Mosset – John Armleder. Esplorazioni artistiche: Toblerones e Thé”, a cura di Susanne Bieri e Nicoletta Ossanna Cavadini. Il progetto di mostra, aperta a Chiasso dal 13 settembre al 18 ottobre 2026, nasce e si sviluppa a partire da due libri d’artista pubblicati quest’anno dall’editore e.bs di Berna – The Toblerones di Olivier Mosset e Le Livre du Thé di John Armleder – ne mette a confronto le rispettive visioni e rende percepibile nello spazio i differenti approcci concettuali dei due artisti.

In seguito l’esposizione, concepita come “progetto integrato”, sarà ospitata a l’EAC (Les Halles) – espace d’art contemporain, a Porrentruy (Canton Giura) nella prossima primavera, dal 18 aprile al 6 giugno 2027. Questa sarà la prima tappa dell’opera prima I 12 Toblerones concepita da Olivier Mosset per l’esposizione di Chiasso.

La mostra è resa possibile grazie al Dicastero Attività culturali del Comune di Chiasso, con il sostegno della Repubblica e Cantone Ticino – Fondo Swisslos e di AGE SA, nonché il contributo dell’Associazione amici del m.a.x. museo (aamm), dell’Associazione Villa Pontiggia Cultural Centre.


OLIVIER MOSSET E I TOBLERONES (O DENTI DI DRAGO)

Nasce a Berna nel 1944. Diciottenne, soggiorna dapprima in Francia dove intreccia il suo nome alle esperienze di ricerca artistica di Daniel Buren, Niele Toroni e Michel Parmentier con performance situazioniste siglate BMPT. Entra in contatto con l’ambiente del Nouveau Réalisme ed esegue assemblage di oggetti che dipinge interamente di bianco. In seguito, diviene assistente di Jean Tinguely e di Niki de Saint-Phalle: in questo contesto conosce Daniel Spoerri che lo avvia alla conoscenza di Duchamp e del ready-made.

Poi Mosset si trasferisce negli Stati Uniti, prima a New York e poi a Tucson, in Arizona, dove risiede attualmente. Nel 1978, a New York, incontra Marcia Hafif, con la quale costituisce un gruppo le cui riflessioni sfociano nelle mostre New abstraction (1983) e Radical painting (1984). Pur non avendo mai fatto parte del movimento neo-geo, Olivier Mosset ha relazioni con gli artisti di questa tendenza, in particolare con Peter Halley, Helmut Federle e John M. Armleder.

Nel 1990 espone al Padiglione svizzero alla Biennale di Venezia. Collabora in diverse occasioni con artisti di calibro internazionale, fra cui si ricordano in particolare Andy Warhol, Steven Parrino, Kenneth Noland e John M. Armleder (quest’ultimo lo invita a presentare una rampa da skateboard alla Biennale di Lione del 1983).

Fin dagli anni ’90 del secolo scorso Olivier Mosset affronta, nella visione della corrente concettuale minimal, la realizzazione di elementi tridimensionali da leggere non tanto come sculture, quanto come esiti di una nuova dialettica fra superficie e oggetto. Nascono così le sculture all’aperto e i “Tobleroni”, solidi collocati volutamente nello spazio interno ed esterno.

I “Tobleroni” sono così chiamati per la somiglianza con la forma del celebre cioccolato svizzero, ma in realtà replicano un tipo di blocco di cemento che l’esercito elvetico costruì e collocò nelle zone di frontiera durante la Seconda guerra mondiale per sbarrare la strada ai carri armati tedeschi. In alcune aree di confine della Svizzera se ne possono vedere ancora oggi, come in Ticino presso Losone dove formano la celebre “linea Lona”. Mosset ritiene la loro presenza nel paesaggio una forma di land art e al tempo stesso un’espressione artistica minimale di scultura. Egli è affascinato dalla loro forma e dalla strategia che intravvede nel loro particolare disegno anonimo, così a partire dal 1994 ne esegue delle copie in diversi materiali ritenuti per antonomasia “fragili” (cartone, legno, ghiaccio). In questo ambito di ricerca artistica si inserisce la serie di 12 Tobleroni realizzata come “serie – opera prima” nell’esposizione allo Spazio Officina del Centro Culturale Chiasso. Lo spettatore è confrontato con la difficoltà fisica a “vedere” l’opera decontestualizzata, cercando di trovare punti di vista diversi e angolature alternative in una coinvolgente modalità di successive esplorazioni artistiche, pur percependo la riconoscibilità della forma legata alla memoria collettiva.


JOHN M. ARMLEDER E IL RITUALE DEL THÉ

Nasce a Ginevra nel 1948 ed esordisce come artista performativo nell’ambito della complessa corrente Fluxus. Fonda nel 1969 il Groupe Ecart insieme a Patrick Lucchini e Claude Rychner, che ha avuto un ruolo significativo, grazie all’omonima Galleria Ecart, nell’introduzione di artisti come Joseph Beuys e Andy Warhol sulla scena artistica europea. Negli anni ’80 del secolo scorso sviluppa le Furniture sculptures, che affrontano questioni legate al ready-made di duchampiana memoria, applicando il tema della “casualità” come metodo per produrre le forme finali che le opere assumono, seguendo la teoria esposta da John Cage. Pur non amando essere etichettato all’interno di correnti e movimenti, si può affermare che Armleder sia associato al movimento artistico neo-geo.

Fin dagli esordi Armleder sviluppa una sensibilità artistica rivolta al dialogo e alla vita quotidiana. A partire dagli anni ’90 applica il tema dell’incontro beuysiano – inaugurato dall’artista tedesco a Documenta di Kassel con “la parola e la rosa” – come scambio sociale che entra così a far parte del processo creativo contemporaneo, riferito all’incontro e al piacere di condividere il momento di bere assieme il thè, quasi come un rituale collettivo.

Se Daniel Spoerri già a partire dal 1973 immortalava il “quadro trappola dalla valigia di Fluxus” in carta colorata e stampata in offset in 600 esemplari, dove gli oggetti della tavola riacquistano spazialmente il proprio volume come in un gioco d’infanzia creando grande sorpresa in coloro che l’osservavano, John M. Armleder conserva le tovagliette di carta macchiate casualmente dalle tracce del thè servito agli invitati per eleggerle a manifestazione artistica. L’assemblaggio di queste “carte d’artista” diventa così un racconto sorprendente: nel suo atelier queste tovagliette riportano tutto il sapere familiare dell’arte del ricevere (Armleder è figlio di albergatori, proprietari dell’Hotel Le Richemond di Ginevra) ma che pienamente nella sua manifestazione contemporanea possono essere letti come esplorazioni artistiche. Le carte da thè e il tovagliolo rappresentano testimonianze figurate di un’espressività contemporanea capaci di comunicare profonde e articolate conversazioni, incontri e momenti condivisi che in forma artistica rimarranno silenti ma a futura memoria.


LA MOSTRA

Il percorso espositivo enuncia l’idea della mostra nata con la realizzazione del libro d’artista, e presenta le due opere in dialogo: di Olivier Mosset i 12 Toblerones o Denti di drago – Siegfriedwall, 2026); di John Armleder Liotard/Aalto, Tse-Tse/Castagnettes, FS, 2015.

Le due opere sono in relazione con le vetrine che espongono il concetto dei rispettivi libri d’artista: 3 grandi schizzi e piante di Olivier Mosset riguardanti i Toblerones e un tovagliolo con macchie di caffè di John Armleder. I relativi libri d’artista che costituiscono anche la documentazione della mostra sono esposti nella vetrina iniziale e sono acquistabili al bookshop.

Di Renzo Gabriel Bonizzi +m
(Tratto da comunicato stampa 10 settembre 2026)
Immagine dell’allestimento: Ti-press agenzia fotografica

OLIVIER MOSSET – JOHN ARMLEDER Esplorazioni artistiche: Toblerones e Thé
18 settembre – 8 novembre 2026

Spazio Officina – m.a.x. museo
Via Dante Alighieri 6 – 6830 Chiasso (Svizzera)
+41 58 122 42 52
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