Di Enrica Marcenaro. Genova: i Rolli Days sono finiti, la riflessione resta: 70mila presenze e un riconoscimento europeo raccontano una città che sta imparando a dare più spazio alla propria cultura.
I Rolli Days sono finiti. Chi è riuscito a prenotare è entrato; chi se li è persi dovrà aspettare un’altra occasione. Ma adesso che i portoni si sono richiusi vale la pena fermarsi su quello che è successo fuori da quei palazzi. Perché quasi settantamila presenze, un pubblico arrivato da 102 province italiane e un riconoscimento europeo appena assegnato suggeriscono che a Genova stia cambiando qualcosa. Anche nel modo in cui viene guardata.
European Best Destinations l’ha indicata come “Best Cultural City Break in Europe 2027”, premiandola come destinazione per un soggiorno culturale. I Rolli sono una delle ragioni più riconoscibili di questa attrattiva: un patrimonio che, attraverso le aperture e la divulgazione, è diventato un appuntamento per cui si parte, si prenota, si torna. Il titolo offre però l’occasione per allargare lo sguardo a una città la cui proposta culturale comprende musei, mostre, teatri e manifestazioni, dentro un tessuto urbano che è esso stesso materia di scoperta.
Genova possiede una bellezza che spesso bisogna andare a cercare. I palazzi sanno essere magnifici e riservati. Dalla strada lasciano intravedere un androne, una scala, la profondità di un cortile. Quanto basta per far venire voglia di entrare, raramente abbastanza per capire che cosa ci sia davvero. Persino chi passa ogni giorno può continuare a ignorare ciò che si trova dall’altra parte di una facciata familiare.
I Rolli Days hanno fatto di questa curiosità un’esperienza culturale riconoscibile. E il fatto che siano ormai conosciuti, attesi, quasi dati per acquisiti rischia di far dimenticare il lavoro necessario a ottenere quel risultato. Un patrimonio può essere straordinario e restare ai margini dell’attenzione. Perché diventi una ragione di viaggio, un’occasione di conoscenza o un motivo per tornare a esplorare la propria città, servono ricerca, organizzazione e persone capaci di raccontarlo.

L’edizione autunnale, intitolata “Abitare il cambiamento”, si è chiusa con 69.875 presenze e le prenotazioni esaurite. È accaduto nell’anno del ventesimo anniversario dell’iscrizione delle Strade Nuove e del Sistema dei Palazzi dei Rolli nel Patrimonio mondiale UNESCO. Vent’anni sono una distanza sufficiente per interrogarsi su come quel riconoscimento venga fatto vivere: quali opportunità produca, quante persone coinvolga, quanto riesca a entrare nella relazione quotidiana tra la città e i suoi abitanti.
Il tema della trasformazione urbana offriva una chiave particolarmente adatta. Accanto alle aperture di Strada Nuova e via Balbi, il programma ha dato spazio ai siti monumentali compresi tra via della Maddalena, Campetto, piazza delle Vigne, via San Luca e piazza Banchi. Una scelta che permette di leggere i palazzi dentro la trama della città, tra edifici di epoche diverse, botteghe, passaggi e piazze. La storia urbana si comprende anche così: mettendo in relazione ciò che, nelle visite, rischia di essere osservato separatamente.
È qui che la divulgazione assume un ruolo decisivo. Un soffitto affrescato può lasciare senza parole; qualcuno che aiuti a leggerlo permette di portarsi via anche una conoscenza. Indica un particolare, spiega una scelta, collega una decorazione alla funzione di una stanza o alle ambizioni di chi la commissionò. La meraviglia trova appigli e diventa qualcosa che si ricorda, si rielabora, si può raccontare a propria volta.
Questa edizione ha coinvolto 106 divulgatori scientifici, affiancati da 46 tirocinanti universitari e da due classi dell’Istituto Tecnico Turistico Firpo impegnate nei percorsi di formazione. Trentaquattro divulgatori selezionati attraverso il nuovo bando hanno esordito sul campo; per la prima volta sono stati coinvolti nel ruolo anche quindici dipendenti comunali. Dei 106 divulgatori, 42 provenivano da fuori Liguria.

Dietro le aperture c’è dunque anche un luogo di incontro e di esperienza per giovani professionisti delle discipline umanistiche. È un aspetto che merita attenzione quanto il numero degli ingressi: la capacità di un evento culturale di richiamare competenze e dare loro una funzione pubblica, mettendole in contatto con persone di età e provenienze differenti.
Anche i dati sul pubblico aiutano a capire che cosa si stia muovendo. Oltre il 40 per cento dei prenotati arrivava da fuori regione; Milano era la seconda provincia rappresentata dopo Genova. Il 35,5 per cento si era registrato per la prima volta sulla piattaforma. Un appuntamento consolidato continua quindi a intercettare persone nuove. Ed è questa combinazione tra riconoscibilità e scoperta a renderlo interessante: chi torna sa che cosa cerca, chi arriva per la prima volta può trovare ragioni per prolungare la visita o immaginarne un’altra.
Quattordici eventi collaterali, visite in più lingue e in genovese, percorsi in LIS, proposte dedicate alle persone con esigenze specifiche e attività per famiglie con Rolli Kids hanno articolato le possibilità di partecipazione sono state un valore grande.
Ora che l’appuntamento è passato (il prossimo sarà nella primavera 2027 https://landing.visitgenoa.it/rollidays-online/ ) la questione più interessante riguarda ciò che può lasciare. Il riconoscimento europeo dà visibilità; i Rolli Days mostrano quanto lavoro occorra per trasformare il patrimonio in un’esperienza accessibile e desiderata. La crescita culturale di una città si gioca anche nella continuità tra questi momenti e il resto dell’anno, nella possibilità di trovare altre mostre, altri percorsi, altre occasioni per approfondire la curiosità nata durante una visita.
A Genova c’è molto da vedere, anche il giorno dopo.
Di Enrica Marcenaro
Genova, ottobre 2026
Immagine di copertina: Via Garibaldi – Foto I. Murtas
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