Museo Novecento: 20 opere, alcune inedite, dell’artista che Time colloca tra le più influenti dell’anno. Le sue donne esulano dalla tradizionale rappresentazione del corpo femminile.

A pochi giorni dall’inaugurazione della grande mostra dedicata a Victor Man (vedi qui), il Museo Novecento di Firenze ha aperto le sue porte a un’altra protagonista della pittura contemporanea: Danielle Mckinney (Montgomery, Alabama, 1981), artista americana recentemente inclusa dal TIME tra le 100 figure più influenti del mondo dell’arte del 2026.

L’esposizione “Danielle Mckinney. Tra noi”, curata da Sergio Risaliti e Stefania Rispoli, la sua prima a Firenze, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027riunisce 20 opere, alcune delle quali inedite, in dialogo con dipinti e sculture provenienti dalla Raccolta di Alberto Della Ragione della collezione permanente del museo.

Con un lirismo intenso e sofisticato, le tele di Mckinney sembrano luoghi di raccoglimento in cui ogni minimo gesto acquista intensità. Le protagoniste dei suoi quadri sono donne ritratte in momenti di solitudine all’interno di ambienti domestici costruiti con precisione, come piccoli teatri di intimità. Allo stesso tempo vicine e distanti, sono sospese e assorte nei loro pensieri. Osservarle significa assumere il ruolo di testimoni silenziosi, ospiti discreti di una scena già iniziata, destinata a proseguire oltre la nostra presenza. I loro sguardi e le pose sembrano accoglierci su una soglia invisibile che può essere attraversata solo in punta di piedi: entrare nel loro spazio richiede di rallentare, osservare e lasciarsi avvolgere dall’atmosfera evocata dalla pittura, senza pretendere di conoscere il prima e il dopo della ‘sceneggiatura’, lasciando altresì aperta la struttura narrativa.

Formatasi inizialmente come fotografa, Mckinney costruisce immagini dalla forte impronta cinematografica che dimostrano una profonda consapevolezza della relazione che si crea tra chi guarda e chi viene guardato. Le sue opere rielaborano una lunga tradizione iconografica che ha rappresentato il corpo femminile come oggetto del desiderio e della contemplazione maschile, decostruendolo dall’interno. Le sue donne, invece, sembrano sottrarsi alle aspettative esterne, liberate dal lavoro, dalle relazioni e dalle aspettative che il mondo proietta su di loro, esistono per sé stesse. È forse proprio in questa dimensione di silenziosa verità che riconosciamo qualcosa di noi. Una spinta a guardarsi allo specchio e a domandarsi: «Cosa rimane di noi quando siamo soli?» «Cosa offriamo allo sguardo altrui, fuori dalle logiche del possesso e della dipendenza?»

Il dialogo con la storia dell’arte passata si evidenzia anche nella qualità pittorica delle sue opere. Le sue figure emergono lentamente da fondi scuri attraverso un uso magistrale del colore che richiama la tradizione del Tenebrismo seicentesco ispirato a Caravaggio e ai caravaggeschi, mentre improvvisi accenti cromatici, dati da un abito o una sciarpa, dallo smalto sulle unghie o dal bagliore di una sigaretta, intercettano e guidano il nostro sguardo. All’interno delle sue stanze compaiono opere d’arte, oggetti di design, porcellane e riproduzioni di grandi maestri come Matisse, che evocano riferimenti all’arte del passato.

La mostra amplifica questo dialogo accostando le sue pitture a dipinti e sculture di Arturo Martini, Felice Casorati, Giorgio Morandi, Filippo de Pisis e altri artisti della collezione del museo. Ne nascono inattese risonanze formali e concettuali attorno ai temi della rappresentazione del corpo, della costruzione dello spazio e della luce, che rileggono la  tradizione attraverso uno sguardo femminile contemporaneo. Anche l’allestimento contribuisce a rafforzare questa esperienza. Lo spazio espositivo richiama l’atmosfera raccolta di un ambiente domestico, trasformando il museo in un luogo che possiamo abitare più che attraversare.

Ad accompagnare le opere è inoltre presente una selezione di testi poetici e letterari di autrici americane del Novecento – Lucille Clifton (1936-2010), Louise Glück (1943 – 2023) e June Jordan (1936 – 2002) -, scelta con la curatela lirica di Elisa Biagini, poeta e traduttrice. Le loro parole amplificano gli echi intimi ed emotivi della pittura di Danielle Mckinney, invitando a sostare ancora un poco all’interno di quel fragile spazio condiviso che la mostra suggerisce sin dal suo titolo: Tra noi.

C.S.m.
Fonte: tratto da comunicato stampa 16 ottobre 2026
Installation views: foto Leonardo Morfini

DANIELLE MCKINNEY. TRA NOI
17 ottobre 2026 – 28 febbraio 2027

Museo Novecento
Piazza di Santa Maria Novella, 10 – Firenze
Tel. +39 055 286132
info@musefirenze.it
www.museonovecento.it
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