6 sedi nel Parco Archeologico del Colosseo: la mostra che intreccia archeologia e mito: Ministro Giuli: ‘esempio concreto di diplomazia culturale’.
La mostra riannoda, attraverso il filo rosso della memoria, le strette relazioni culturali esistenti nel mondo antico tra le due sponde del Mediterraneo. Zama, celebre per la battaglia decisiva della Seconda guerra punica (202 a.C.) fu anche un importante centro numidico e successivamente romano. E, al centro di questa esposizione, è il legame simbolico e religioso tra il santuario africano e quello romano del Palatino, cuore del culto della Magna Mater nell’Impero.

Al centro dell’esposizione è la figura della Magna Mater – la Grande Madre – antica divinità dalle molteplici identità (Kubaba, Cibele, Kybele, Meter Theon), venerata per oltre un millennio in Anatolia, Grecia e Roma. La mostra ne ripercorre origini e trasformazioni, dal culto frigio all’adozione ufficiale a Roma nel 204 a.C., quando – secondo il responso dei Libri Sibillini – la sua immagine aniconica fu trasferita da Pessinunte al Palatino, divenendo simbolo di salvezza e rigenerazione per l’Urbe.
Il Parco archeologico del Colosseo ospita la mostra Magna Mater tra Roma e Zama, un progetto espositivo internazionale che, dal 6 giugno al 5 novembre 2025, intreccia archeologia, mito e cooperazione culturale tra Italia e Tunisia.
Promossa dal Parco archeologico del Colosseo in collaborazione con l’Institut National du Patrimoine Tunisien, è curata da Alfonsina Russo, Tarek Baccouche, Roberta Alteri, Alessio De Cristofaro e Sondès Douggui-Roux con Patrizio Pensabene, Aura Picchione e Angelica Pujia.

LE SEI SEDI DEL PERCORSO ESPOSITIVO
Il percorso espositivo si snoda attraverso sei sedi all’interno del Parco, offrendo un viaggio immersivo nella storia e nella diffusione del culto della Magna Mater. Particolarmente significativa è la sezione allestita nel Tempio di Romolo, che presenta per la prima volta al pubblico le opere provenienti dagli scavi di Zama Regia: straordinarie evidenze archeologiche della presenza del culto della Magna Mater nel Nord Africa romano. La Curia Iulia amplia la prospettiva alle province dell’Impero – dall’Egitto alle Gallie, dalla Tracia alla Britannia – con una riflessione sulla diffusione e trasformazione del culto in epoca tardoantica.
Sul Palatino, alle Uccelliere Farnesiane, i visitatori possono esplorare le radici orientali della dea e la loro trasmissione nel mondo greco ed ellenistico, con un focus particolare sul carattere misterico del culto. Il Tempio della Magna Mater ospita una sezione dedicata all’introduzione del culto a Roma durante la Seconda guerra punica, che mette in evidenza i significati politici e storici dell’evento.
Il Ninfeo della Pioggia propone un’installazione emozionale che restituisce suoni, gesti e simboli della ritualità romana legata al culto. Infine, al Museo del Foro Romano, la mostra si chiude con una selezione di opere d’arte che illustrano la fortuna iconografica, letteraria e filosofica della dea tra Rinascimento e Seicento.

ZAMA
Zama è spesso menzionata nelle fonti antiche per essere stata il luogo della celebre battaglia del 202 a.C., tra l’esercito cartaginese agli ordini di Annibale Barca e quello romano comandato da Scipione l’Africano. Nel 109 a.C. il territorio di Zama è di nuovo teatro di scontri, questa volta fra le legioni romane guidate da Quinto Cecilio Metello e le truppe numidiche di Giugurta. Nel 46 a.C. Zama torna in primo piano nella storia militare e politica del Mediterraneo antico, rifiutando al re numida Giuba I l’accesso alla città e schierandosi con il partito di Cesare, giunto in Africa per affrontare gli alleati di Pompeo. Divenuta romana, prende il nome di Zama Regia e continua a contribuire alla storia della regione, pur cedendo il ruolo di capitale regionale a un’altra città vicina. Dall’epoca medievale, Zama diventa un semplice villaggio del nord-ovest della Tunisia, finendo ai margini della storia del Paese.
Di fronte alla ricchezza storica e archeologica del sito di Zama, l’Institut National du Patrimoine Tunisien (INP), sotto l’egida del Ministero degli Affari Culturali, ha svolto diverse campagne di scavo fra il 1996 e il 2015. Dopo questo lungo periodo di indagini, la priorità è oggi la salvaguardia e la valorizzazione del sito. La Convenzione quadro firmata il 4 settembre 2024 tra l’Institut National du Patrimoine Tunisien (INP) e la Direzione del Parco archeologico del Colosseo prevede la collaborazione tra gli specialisti delle due Istituzioni per il raggiungimento di tale finalità.

LE PAROLE DEI MINISTRI DELLA CULTURA DI ITALIA E TUNISIA
Alessandro Giuli, Ministro della cultura: «La mostra Magna Mater tra Roma e Zama è un esempio concreto di diplomazia culturale tra Italia e Tunisia, realizzato nell’ambito del Piano Mattei. Frutto della cooperazione tra studiosi, istituzioni e restauratori dei due Paesi, dimostra come la valorizzazione del patrimonio condiviso possa diventare un efficace strumento di dialogo, ricerca e sviluppo sostenibile. Valorizzare la figura della Magna Mater grazie ai rinvenimenti tunisini e a questa mostra consente al nostro Ministero di dare vita a una manifestazione culturale la cui importanza travalica la sola archeologia, promuovendo lo studio storico di un’esperienza religiosa i cui valori e significati conservano una forte attualità, per tutte le culture che vivono affacciate sul grande Mare nostrum».
Amina Srarfi, Ministre des affaires culturelles: «La mostra Magna Mater da Zama a Roma ricorda a tutti noi i valori cari alla Tunisia, dove la storia non riguarda solo Cartagine, ma anche tutte le altre regioni del Paese. Come capitale del mondo numidico, Zama era molto aperta alla storia del Mediterraneo e molto influenzata dalla romanizzazione. Come Cartagine, Hadrumète e Utique, era un luogo di fermento politico, economico e sociale. Questa mostra, i cui pezzi provengono da Zama Regia, riflette lo scambio culturale e religioso tra il mondo numidico e Roma al tempo dell’Africa romana».
LE PAROLE DEL DIRETTORE DELL’ISTITUTO DEL PATRIMONO DI TUNISI E DEL DIRETTORE DEL PARCO DEL COLOSSEO
Tarek Baccouche, Direttore dell’Istituto nazionale del Patrimonio di Tunisi: «La concezione di questa esposizione è il frutto di un lavoro collettivo di ricercatori, conservatori e restauratori delle due Istituzioni, italiana e tunisina. Essa offre ai lettori un mosaico di dati scientifici, tecnici, geografici, economici e patrimoniali sul sito di Zama e, attraverso di esso, sull’intera regione. Questa mostra e gli accordi istituzionali stipulati creano, da un lato, un legame tra i nostri Paesi, dall’altro un ponte che farà viaggiare ogni lettore nel tempo attraverso una visita virtuale a Zama».
Alfonsina Russo, Capo Dipartimento per la valorizzazione del Patrimonio Culturale e Direttore del Parco archeologico del Colosseo: «Questa esposizione rappresenta un ponte prezioso tra culture e memorie antiche. Attraverso un percorso che si articola in più sedi del Parco, la mostra racconta le origini del culto, la sua diffusione nel mondo greco e romano e in tutto il Mediterraneo antico. Questo legame ha costituito la base per sviluppare un progetto di valorizzazione e di rilettura complessiva della storia e dell’archeologia attraverso la figura della Magna Mater».
C.S.m.
Fonte: comunicato stampa 5 giugno 2025
Immagini: Emanuele Antonio Minerva / Simona Murrone
MAGNA MATER TRA ROMA E ZAMA
6 giugno – 5 novembre 2025
Parco archeologico del Colosseo (Tempio di Romolo, Curia Iulia, Uccelliere Farnesiane, Tempio della Magna Mater, Ninfeo della Pioggia, Museo del Foro Romano)
www.colosseo.it
@parcocolosseo
#parcocolosseo

