Teatro Comunale Pavarotti-Freni: inaugurazione con Carmela Remigio e Raffaele Pe, Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano. Segue ‘La costanza trionfante’ di Vivaldi, direttore Federico Maria Sardelli.
Il 16 settembre Carmela Remigio e Raffaele Pe, con l’Orchestra Canova diretta da Enrico Pagano, inaugurano il Festival con un programma interamente dedicato a Georg Friedrich Händel dal suggestivo titolo Il cambiamento era incessante, progetto della Fondazione Leone Magiera, a cura di Kenny Alexander Laurence ed Eloisa Magiera e con il coordinamento musicale di Leone Magiera.
Dalle eroine händeliane, dunque, comincia il viaggio nelle metamorfosi della voce italiana, filo conduttore del Modena Belcanto Festival dell’edizione 2026.
Metamorfosi del Belcanto. La voce italiana dalle origini barocche alla contemporaneità è il titolo e, insieme, la dichiarazione d’intenti della terza edizione del Modena Belcanto Festival, che prende il via il 16 settembre per concludersi il 12 novembre 2026.
Nato dalla convergenza istituzionale tra Comune di Modena, Fondazione di Modena, Fondazione Teatro Comunale e Conservatorio Vecchi-Tonelli, il Festival prosegue il proprio percorso di ricerca intorno a una delle espressioni più alte e riconoscibili della tradizione musicale italiana, osservandone la storia attraverso le trasformazioni che nei secoli ne hanno modificato linguaggi, forme e pratiche esecutive, attraversando ambiti differenti messi in comunicazione tra loro, cercando repertori, fonti e linguaggi multidisciplinari. Al centro rimane la valorizzazione di un patrimonio musicale che continua a rivelare prospettive nuove grazie all’indagine critica condotta dal Festival in questi anni e alla capacità di mettere in relazione epoche apparentemente lontane, restituendo alla storia della vocalità la sua natura mobile e vitale.
L’edizione 2026 guarda così alle trasformazioni culturali della voce italiana e alla fluidità di una tradizione che, pur conservando nel tempo caratteri riconoscibili, ha continuamente ridefinito la propria fisionomia: dai tecnicismi e dalla vertigine espressiva del Barocco alla straordinaria scrittura teatrale di Giuseppe Verdi, del quale ricorrono i 125 anni dalla morte, fino alle avanguardie novecentesche e alle sperimentazioni elettroniche contemporanee. Il belcanto diventa allora un lungo principio di continuità della nostra storia musicale: un’idea di suono, un’estetica della voce, una pratica espressiva capace di attraversare i secoli e di mutare con essi.

Da questa prospettiva nasce la scelta di inaugurare il Festival, il 16 settembre, al Teatro Comunale Pavarotti-Freni di Modena, con Il cambiamento era incessante, concerto interamente dedicato a Georg Friedrich Händel e affidato al soprano Carmela Remigio, al controtenore Raffaele Pe e all’Orchestra Canova, diretta da Enrico Pagano. Il progetto, della Fondazione Leone Magiera, è curato da Kenny Alexander Laurence ed Eloisa Magiera, con il coordinamento musicale di Leone Magiera e la scenografia di Riccardo De Biasi.
Il titolo prende origine dalla celebre riflessione di Virginia Woolf sull’identità come processo in costante trasformazione e trova nella musica di Händel una corrispondenza particolarmente fertile. È proprio il Barocco, infatti, uno dei primi grandi territori nei quali la voce si afferma come materia teatrale capace di assumere identità differenti, di tradurre passioni estreme, conflitti, desideri, furori e abbandoni. Una vocalità sottoposta alla disciplina rigorosa della scrittura e, nello stesso tempo, aperta alla libertà dell’interprete, nella quale il virtuosismo acquista senso quando diviene espressione del personaggio e della sua instabilità emotiva.
Il programma attraversa quattro capolavori händeliani – Rinaldo, Rodelinda, Alcina, Giulio Cesare – alternando pagine orchestrali, arie e duetti. Dalla Sinfonia di Rinaldo a “Furie terribili” e “Venti turbini”, da “Morrai sì, l’empia tua testa” al duetto “Io t’abbraccio” di Rodelinda, fino alle ombre incantate di Alcina e alla Cleopatra di Giulio Cesare, con “Da tempeste il legno infranto” e “Se pietà di me non senti”, il concerto percorre differenti stati e possibilità della voce teatrale.
L’apertura händeliana introduce inoltre uno dei campi di indagine centrali del Modena Belcanto Festival: la riscoperta delle origini del belcanto attraverso il patrimonio musicale estense. Modena diventa così il luogo dal quale osservare una storia più ampia della vocalità, ricostruendone genealogie, passaggi e trasformazioni attraverso le fonti e riportando alla luce repertori capaci di modificare, o almeno ampliare, la percezione consueta della tradizione.
Il cambiamento era incessante contiene dunque, già nel titolo, il principio che guiderà l’intera edizione. La voce attraversa il tempo proprio perché cambia: assorbe il teatro e la società, modifica tecniche e forme, incontra nuove estetiche e nuovi strumenti. Dal Barocco alla contemporaneità, il Modena Belcanto Festival 2026 ne segue le metamorfosi per ritrovare, dentro una storia continuamente riscritta, la persistenza di una delle più profonde identità musicali italiane.
Il secondo appuntamento, venerdì 25 settembre ore 20.30 sempre al Teatro Comunale Pavarotti-Freni, è con l’esecuzione di tutta la musica ritrovata presentata per la prima volta in forma semiscenica de “La costanza trionfante” di Antonio Vivaldi, con Federico Maria Sardelli direttore dell’Orchestra Modo Antiquo. Protagonisti Valeria La Grotta, soprano; Cecilia Molinari mezzosoprano, Mauro Borgioni baritono.
La mise en espace è di Marco Bellussi e l’ambientazione scenica di Matteo Paoletti, mentre le luci sono di Andrea Ricci.
Programma completo vedi qui: https://www.teatrocomunalemodena.it/modena-belcanto-festival/
C.S.M.
Fonte: da comunicato stampa 31 agosto 2026
Immagine di copertina: Carmela Remigio Ph Nicola Allegri
MODENA BELCANTO FESTIVAL
16 settembre – 12 novembre 2026
Teatro Comunale Pavarotti-Freni
sportello Corso Canalgrande 85 Modena
tel. 059 2033010
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