Gallerie dell’Accademia: l’intervento conservativo restituisce i capolavori di Bellini e Carpaccio e un’istantanea della Venezia tra 4-500. Restauri aperti al pubblico degli altri 5 teleri del ciclo.
Le Gallerie dell’Accademia di Venezia celebrano la conclusione del restauro dei primi tre capolavori appartenenti al monumentale Ciclo dei Miracoli della Vera Croce, che tornano visibili al pubblico dopo 6 anni.
Non esiste al mondo un altro ciclo pittorico capace di restituire un’istantanea così vivida della Venezia tra il 1496 e il 1500: una vera e propria “fotografia” della città, della sua gente e di architetture oggi scomparse, come le facciate interamente affrescate che riemergono nel dipinto del Ponte di San Lorenzo. Commissionata per decorare una sala della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e celebrare una reliquia della croce donata nel 1369 dal gran cancelliere di Cipro Filippo de Mezières, la serie di otto teleri coordinata da Gentile Bellini (considerato il più abile pittore narratore a Venezia), vede il contributo di maestri del calibro di Vittore Carpaccio, Lazzaro Bastiani, Giovanni Mansueti e Benedetto Diana.
Gli episodi che illustrano i miracoli compiuti dalla reliquia sono stati decifrati grazie a un opuscolo, scritto nel 1590, da Giacomo de Melzi, Guardian grande della Scuola, che consente di conoscere gli autori, i fatti narrati e le date di esecuzione dei teleri.
L’intervento, guidato dal Direttore delle Gallerie Giulio Manieri Elia, con la direzione tecnica di Maria Chiara Maida e Cristiana Sburlino, è stato eseguito dalla cooperativa CBC Conservazione Beni Culturali, sotto il coordinamento di Caterina Barnaba, grazie al fondamentale sostegno di Save Venice Inc.

Come afferma il Sindaco di Venezia, Simone Venturini «ogni sfumatura, ogni microstrato, ogni minimo dettaglio riportato alla luce dal restauro non restituisce soltanto materia e colore, ma svela un frammento della nostra storia e, in fondo, anche della nostra anima. Questi teleri raccontano una città viva, i suoi riti, le sue architetture, i suoi volti e un legame con la tradizione ancora vivo oggi: appena due settimane fa, in occasione dell’Esaltazione della Santa Croce, la reliquia custodita dalla Scuola Grande di San Giovanni Evangelista è stata nuovamente esposta solennemente. Ammirare questo ciclo significa sentirsi quasi avvolti dalle sue scene, in un abbraccio che ne restituisce tutta la venezianità. Il ringraziamento va alle Gallerie dell’Accademia, ai restauratori e a Save Venice, una delle realtà internazionali da tempo impegnate nella salvaguardia del patrimonio veneziano. È un nuovo gesto concreto d’amore verso la nostra città: non solo verso la sua bellezza, ma anche verso il genio di chi ci ha preceduto e ha saputo raccontarne la complessità con una forza che continua a parlarci dopo più di cinque secoli».
Come sottolinea il Direttore Giulio Manieri Elia, l’intervento conservativo condotto presso i Laboratori della Misericordia «si è configurato come un processo critico e conoscitivo capace di comprendere le diverse fasi della vita dei dipinti, supportando i restauratori e lo staff della direzione dei lavori nelle scelte operative». Le indagini diagnostiche non invasive preliminari (fluorescenza UV, riflettografia IR e XRF) hanno guidato una pulitura differenziata, che ha inteso conservare i rifacimenti storici dovuti alle decurtazioni pittoriche per l’apertura di antiche porte nella sala originaria, e un’integrazione pittorica accurata ma rispettosa.
La rimozione delle vernici ingiallite dal tempo, alterate e pigmentate ha eliminato quell’effetto di appiattimento, restituendo alle opere la reale profondità spaziale e prospettica. Dalla materia pittorica riemergono così i dettagli di una Venezia scomparsa che l’occhio contemporaneo non può più cogliere dal vivo, come la straordinaria sequenza di palazzi interamente affrescati lungo i canali.

I TRE CAPOLAVORI RESTAURATI (2020–2026)
Gentile Bellini, Processione in piazza San Marco (1496)
Il dipinto raffigura il solenne corteo in processione al quale partecipa anche il mercante bresciano Jacopo de’ Salis, l’unico genuflesso dell’intera composizione, per implorare la guarigione del figlio. Il recupero dei toni originali restituisce la maestosa fuga prospettica della piazza. Le analisi diagnostiche hanno svelato i numerosi “pentimenti” di Bellini e l’uso di pigmenti preziosi come il lapislazzuli. Per l’artista, la rigorosa fedeltà fotografica nel ritrarre la città e le persone che l’abitano non era mero decoro, ma la garanzia visiva e ideologica della veridicità stessa dell’evento prodigioso: più è oggettiva la visione più è attendibile il miracolo.
Gentile Bellini, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di San Lorenzo (1500)
Il dipinto rievoca l’episodio sacro del recupero della reliquia, caduta nelle acque del canale e salvata per mano del Guardian grande Andrea Vendramin. La rimozione delle vernici alterate ha risvegliato la nitidezza cromatica e la profondità spaziale degli edifici affrescati lungo le rive. L’opera si conferma un’imponente cronaca visiva animata dei personaggi illustri dell’epoca, tra cui Caterina Cornaro, regina di Cipro (a destra con il suo corteo di dame), e, per taluni, i familiari del pittore (in ginocchio in primo piano).
Vittore Carpaccio, Miracolo della reliquia della Croce al ponte di Rialto (1496)
Le indagini in riflettografia infrarossa hanno svelato l’esatta griglia prospettica e il punto di fuga impostato dall’artista. Liberata dalle patine scure, la composizione riacquista l’illusione di sfondamento spaziale: lo sguardo viene condotto dalla loggia a sinistra — dove si compie il prodigio della guarigione dell’ossesso da parte del patriarca di Grado — verso l’ampio scorcio del Canal Grande, dominato dall’antico ponte di Rialto in legno ricostruito dopo un incendio nel 1458.
I TEMPI DELL’INTERVENTO E LA PROSECUZIONE A “CANTIERE APERTO”
Il processo conservativo, sui primi tre teleri, si è articolato in diverse fasi conoscitive ed operative. È stato avviato nel febbraio 2020 sul capolavoro di Carpaccio e proseguito dal 2022 sulle due opere di Bellini, il restauro ha richiesto il trasferimento temporaneo presso i laboratori della Misericordia dove si è svolto l’intervento.
A partire dalla primavera del 2027, il restauro dei rimanenti cinque teleri avverrà direttamente all’interno della Sala XX in un cantiere aperto al pubblico.
Per rendere possibile eseguire il restauro direttamente in sala, durante il riallestimento nella primavera 2026 (curato da Elena Azzolin e Serena Bidorini ed eseguito da Uni.S.Ve srl) si è deciso di anticipare il restauro strutturale con il rinforzo delle tele lungo i bordi. Questo accorgimento eviterà nuove movimentazioni e lo smontaggio dai rispettivi telai, garantendo la fruizione continua di quelle già restaurate e trasformando il restauro in un’esperienza viva per i visitatori.

LE 5 OPERE OGGETTO DEL PROSSIMO RESTAURO
Gentile Bellini, Miracolosa guarigione di Pietro de’ Ludovici (cat. 563, 1501)
Il dipinto raffigura il protagonista in preghiera dinanzi a un altare mentre ottiene la guarigione dalla febbre grazie alla vicinanza di una candela entrata in contatto con la sacra reliquia.
Giovanni Mansueti, Miracolo della reliquia della Croce in campo San Lio (cat. 564, c. 1496)
Narra l’episodio avvenuto durante il funerale di un confratello dissoluto e poco devoto, quando la reliquia divine improvvisamente pesantissima e intrasportabile da chiunque, tranne che per il solo parroco di San Lio. Nel cartiglio retto da un astante sulla sinistra (forse un autoritratto) si legge “bellini disc[i]p[u]li”, orgogliosa dichiarazione di discendenza artistica del Mansueti.
Giovanni Mansueti, Miracolosa guarigione della figlia di Benvegnudo da San Polo (cat. 562, c. 1506)
Illustra la guarigione di una giovane inferma dalla nascita al tocco di tre candele che il padre aveva accostate alla reliquia. Ambientata in un interno palaziale ricco di notazioni d’ambiente di gusto carpaccesco, la scena guida lo sguardo attraverso una chiara successione di piani: l’approdo sulla riva, l’ascesa lungo la scala monumentale e l’ingresso nella sala.
Lazzaro Bastiani, Offerta della reliquia della Croce ai confratelli della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista (cat. 561, c. 1495)
Ambientata all’interno della chiesa di San Giovanni Evangelista, la tela rappresenta il momento solenne della donazione della reliquia da parte di Filippo de Mezières, testimoniando l’originario assetto architettonico e urbano del complesso prima delle trasformazioni dei secoli successivi.
Benedetto Rusconi detto Diana, Miracolo della reliquia della Santa Croce (cat. 565, 1505-1510)
Narra la guarigione, avvenuta il 10 marzo 1480, del figlio di Alvise Finetti (scrivano alla Camera degli Imprestiti), rimasto gravemente ferito dopo una terribile caduta da un solaio.
C.S.m.
Fonte: tratto da comunicato stampa 29 settembre 2026
Immagine di copertina: Sala XX, Ph Matteo Panciera
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