Recensione di Aurélie Chaffin. Théâtre du Palais Royal: complicità col pubblico e atmosfera di deliziosa cinica leggerezza, nella versione francese della piéce nata a Broadway.

Cos’è in realtà l’omicidio, se non un modo come un altro per compiere il proprio destino familiare? È quanto emerge dallo spettacolo “Le guide du parfait gentleman assassin” (la guida del perfetto gentiluomo assassino), in scena dal 21 agosto al Théâtre du Palais Royal di Parigi. Tutto è racchiuso nel titolo, che non mente: la storia è quella di Monty Navarro, un gentiluomo squattrinato che, alla morte della madre, scopre di discendere da un’antica famiglia aristocratica inglese, la quale aveva ripudiato la donna dopo che questa aveva scelto di sposarsi per amore. Tuttavia, imbattendosi in un certificato di nascita recante il cognome Ysquith, si rende conto di essere l’ottavo in linea di successione di quella famiglia che non l’aveva mai riconosciuto. Spinto da vendetta, orgoglio e, naturalmente, dall’avidità, decide di eliminare uno dopo l’altro i cugini che lo precedono nella successione, determinato a diventare Conte di Ysquith: quel nobile che gli è sempre stato negato di essere. Per raggiungere lo scopo ogni mezzo è lecito – avvelenamenti, cadute fatali, punture d’ape o sabotaggi – e Monty Navarro ripercorre nelle sue memorie l’assurda ed esilarante scalata all’interno delle dinamiche di quella famiglia disfunzionale.

Nato a Broadway con il titolo originale “A Gentleman’s guide to love and murder”, questo spettacolo del 2013 ha conquistato quattro Tony Award e il cuore degli appassionati di musical e di umorismo inglese. Piccola perla discreta nel vasto panorama del musical, si distingue per un soggetto originale, un cast ristretto a undici attori e una musica leggera ma curatissima, che accompagna una storia dal ritmo frenetico e personaggi dalla lingua tagliente.

Per l’adattamento francese, debuttato nell’agosto 2026 al Théâtre du Palais-Royal, Stéphane Laporte e Virginie Lemoine superano la sfida a testa alta: occupandosi rispettivamente dell’adattamento del testo e della regia, il duo riesce a riprodurre con brio la leggerezza, l’umorismo nero squisitamente britannico e il virtuosismo dell’opera. La traduzione – un’impresa ambiziosa data la ricchezza di testi e sottotesti – supera ogni aspettativa, mettendo in risalto un sarcasmo “alla francese” che si sposa perfettamente con l’umorismo nero dell’originale. Lungi dall’essere banale o semplicistica, la versione francese conferisce una nuova veste allo spettacolo, richiamando lo spirito di un’operetta di Offenbach grazie alla sua comicità sarcastica e lievemente licenziosa, nonché alla satira sociale. Stéphane Laporte compie così un lavoro magnifico, rifiutando la traduzione letterale a favore di un adattamento che recupera espressioni francesi e un lessico ricco e preciso, deliziando l’udito del pubblico.

Dal canto suo, Virginie Lemoine affronta brillantemente un’interessante sfida di regia: oltre dieci ambientazioni diverse si susseguono all’interno di un impianto scenografico unico e modulare. La semplicità voluta di quegli archi arrotondati sullo sfondo – ritmati da tendaggi tesi che si aprono a seconda del luogo, svelando di volta in volta un lago ghiacciato, un giardino fiorito, un teatro o una sala da pranzo – permette di mettere in risalto il punto di forza dello spettacolo: la capacità di dar vita a un’intera storia con pochi lembi di tessuto e la complicità di un pubblico conquistato. Grazie a elementi simbolici (letto, tavolo, ritratto, ramo fiorito), Virginie Lemoine e Grégoire Lemoine (autore delle scenografie) riescono a far viaggiare lo spettatore attraverso le avventure di questo gentiluomo assassino. L’estetica in stile Jules Verne, che evoca un tardo Ottocento romantico alle soglie del progresso scientifico, trasforma la scena in una complice del terribile piano di Monty Navarro: la fluidità dei cambi di ambientazione e il gioco di rivelazioni e apparizioni sembrano agevolare la successione – esilarante – dei suoi omicidi, uno più assurdo dell’altro.

Tuttavia, a mio avviso, la vera forza di questo spettacolo risiede oggi nella straordinaria compagnia di attori che lo porta in scena. Undici interpreti per una ventina di ruoli, cambi di costume continui, una successione di numeri uno più esilarante dell’altro, acrobazie vocali sorprendenti: ce n’è abbastanza per suscitare ammirazione. Ritroviamo sul palco attori che hanno già dato prova di sé in questo genere di spettacoli vivaci e divertenti: in particolare Carole Defft, eccellente nel ruolo di Lady Eugenia d’Ysquith, e Hervé Lewandowski, cinico medico legale, ci avevano già fatto ridere per un’intera serata in “Chance!” (di Henri Devolder, in scena dal 2002). È un vero piacere ritrovarli qui in ruoli assurdi, folli ed esilaranti, che non fanno altro che confermare il loro talento comico. Anche Gaétan Borg, interprete di Monty Navarro, si distingue per il suo ritmo comico: ogni sua reazione, espressione del volto e intonazione arriva al momento giusto per strappare una risata al pubblico. La sua magistrale gestione di una partitura testuale ricca e verbosa ci permette di ridere di questo personaggio assurdo, ingenuo ma determinato e, in fin dei conti, un po’ ridicolo, senza mai perdere di carisma. La precisione della sua articolazione e della sua dizione ci consente di non perdere nemmeno una sfumatura del gustoso testo di Stéphane Laporte. Lo stesso complimento vale per Benoit Cauden, che ha inoltre l’immenso merito di interpretare tutti e otto i membri della famiglia d’Ysquith, incarnando con talento eccezionale i cugini stravaganti di questa famiglia totalmente avulsa dalla realtà. Morire otto volte in scena, incarnare uomini e donne di ogni età e interpretare partiture così diverse richiede una straordinaria capacità di adattamento: passando con agilità da un ruolo all’altro, l’attore scompare dietro il personaggio, permettendo al pubblico di immergersi con piacere in una satira sociale sulle disfunzioni familiari di una vecchia aristocrazia inglese. Dopo aver vinto un premio Molière nel 2022 per “The Producers” (di Mel Brooks) e forte di un curriculum impressionante, la sua versatilità e il suo successo non ci sorprendono più; tuttavia, assistere in tempo reale a questa straordinaria prova d’attore rimane sempre un vero regalo.

In sintesi, questo spettacolo musicale esce dai canoni abituali del genere, privilegiando un’interpretazione impeccabile, un sarcasmo tipicamente britannico e una scenografia essenziale, ben lontana dalle grandi produzioni di stampo operistico. Così facendo, crea con il pubblico un legame di complicità che favorisce le risate e instaura in sala un’atmosfera di deliziosa, cinica leggerezza. Si nota tuttavia che questa produzione francese sembra ancora cercare la propria dimensione ideale all’interno di teatri “all’italiana”, spazi non sempre congeniali a questo tipo di allestimenti: la collocazione dei musicisti, in particolare, desta qualche interrogativo. In assenza della buca d’orchestra – elemento tipico dei teatri anglosassoni – i tre musicisti sono dislocati nei palchi laterali, ai due lati del palcoscenico, rendendo necessario un sistema specifico per garantire la coordinazione musicale. Un plauso va a Delphine Dussaux, che ha diretto la musica con grande maestria: la sua prova dimostra che la comicità scenica nulla può senza precisione e ritmo, doti che lei padroneggia alla perfezione, per la gioia del pubblico.

Recensione di Aurélie Chaffin
1° ottobre 2026 – Théâtre du Palais Royal www.theatrepalaisroyal.com
Photo Fabienne Rappeneau

AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti originali senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes
(
direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali, a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli Artisti e agli Autori direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’Autore.



FRANÇAIS

Qu’est ce que le meurtre réellement, sinon un moyen comme un autre de réaliser sa destiné familiale ? Voilà ce qu’on petit retenir de la pièce Le guide du parfait du gentleman assassin, jouée depuis le 21 août au Théâtre du Palais Royal à Paris. Tout est dans le titre, qui ne ment pas : on parle ici de Monty Navarro, gentleman sans le sous qui découvre à la mort de sa mère qu’il descend d’une vieille famille aristocratique anglaise qui l’a déshérité quand elle choisit de se marier par amour. Or, en découvrant un certificat de naissance au nom d’Ysquith, il réalise qu’il est en fait huitième dans l’ordre de succession de Cette famille qui ne l’a jamais reconnu. par vengeance, par fierté et certainement par appât du gain, le voilà qui se décide à éliminer un par un ses cousins qui le précèdent dans la succession, décidé à devenir comte d’Ysquith, le noble qu’on lui a toujours refusé d’être. Pour cela tous les moyens sont bons : empoisonnement, chute mortelle, piqûres d’abeille ou sabotage, Monty Navarro raconte dans ses mémoires son ascension absurde et désopilante dans les méandres de Cette famille dysfonctionnelle.

Création originale de Broadway, de son titre original À Gentleman’s guide to love and murder, la pièce de 2013 a remporté 4 Tony Awards et le cœur des passionnés de comédie musicale et d’humour anglais. Petit bijoux discret du large panel de comédie musicale, elle se démarque par un sujet original, une troupe réduite à onze comédiens et une musique légère et minutieuse, qui entraîne une histoire au rythme endiablée et des personnages à la langue bien pendue.

Pour son adaptation française, créée en août 2026 au Théâtre du palais Royal, Stéphane Laporte et Virginle Lemoine remportent le défi la tête haute : respectivement à l’adaptation du livret et à la mise en scene, ce duo réussit à reproduire la légéreté, l’humour noir délicieusement british et la virtuosité de Cette pièce avec brio. La traduction, s’annonçant ambitieuse au vu de la richesse des textes et des sous-textes, défie toutes les attentes en soulignant un sarcasme à la française qui complète parfaitement l’humour noir de la version originale. Loin d’être niaise ou simplifiée, la version française donne un nouvel aspect à la pièce, reprenant l’esprit d’une operette d’Offenbach dans son comique sarcastique et légèrement graveleux et sa satire sociale. Stéphane Laporte fait ainsi un merveilleux travail en refusant la traduction-copie pour lui préférer une traduction-adaptation, qui remet au goût du jour des expressions françaises et un vocabulaire riche et précis, ravissant alors les oreilles de son public.

De son côté Virginie Lemoine exécute brillamment un joli défi de mise en scène : plus d’une dizaine de lieux différents se succèdent dans un dispositif scénographique unique et modulable. La simplicité volontaire de ces arches arrondies en fond de scène, rythmées par des rideaux tendus qui s’ouvrent en fonction des lieux, dévoilant tour à tour un lac gelé, un jardin fleuri, une pièce de théâtre ou une salle à manger, permet de souligner la plus grande force de ce spectacle : la faculté de faire exister toute une histoire avec deux bouts dc tissus et la complicité d’un public conquis. Grace à des éléments symboliques (lit, table, portrait, branche de fleurs), Virginie Lemoine et Grégoire Lemoine aux décors arrivent à faire voyager le spectateur tout au long des aventures de ce gentleman assassin. L’esthétique très Jules Verne d’une fin de XIXème siècle romantisé à l’aube du progrès scientifique révèle la scene comme une machine complice du terrible plan de Monty Navarro : 1a fluidité des changements de lieux et les jeux de révélations et d’ apparitions semblent faciliter I ‘enchaînement terriblement drôle de ses meurtres, plus absurdes les uns que les autres.

Mais, selon moi, la véritable force de Cette pièce reste aujourd’hui 1a troupe fabuleuse de comédiens qui la porte. Onze comédiens pour une vingtaine de rôles, des changcments de costumes constants, une succession de numéros plus drôles les uns que les autres, des acrobaties vocales étonnantes : il y a de quoi forcer l’admiration. On retrouve d’ailleurs sur scene des comédiens qui ont fait leur preuves dans ce type de spectacle enlevés et désopilants : Carole Defft notamment, excellente dans le rôle de Lady Eugenia d’Ysquith et Hervé Lewandowski, cynique médecin légiste, nous avaient déjà fait rire une soirée entière dans Chance ! (Henri Devolder, depuis 2002). On les retrouve ici avec grand Plaisir dans des rôles absurdes, déjantés et désopilants qui ne font que confirmer leur talent comique respectif. Gaétan Borg, interprete de Monty Navarro, s ‘illustre également par son rythme comique où toutes ses reactions, expressions de visages et intonations tombent à point pour remporter le rire de l’audience. Sa délivrance admirable d’une partition très riche et verbeuse nous permet de rire de ce personnage absurde, naïf mais déterminé et finalement un peu ridicule sans jamais perdre en charisme. La précision de son articulation et son énonciation nous permet de ne pas perdre une miette du savoureux texte de Stéphane Laporte. Ce compliment s’applique également à Benoit Cauden, qui a en plus le mérite immense d’intcrpréter Ics huits personnages de la famille d’ Ysquith, incarnant avec un talent fou les cousins loufoques de Cette famille déconnectée du monde. Mourir huit fois sur scene, incarner hommes et femmes de toute âge, et chanter autant de partitions différentes demande une faculté dadaptation admirable : semblant rebondir d’un rôle à l’autre, il disparait derrière le personnage et laisse le public plonger avec délices dans une satire sociale des dysfonctionnement familiaux d’une vieille aristocratie anglaise. Après un Molière pour les Producieurs (Mel Brooks) en 2022, et un CV impressionnant, nous ne sommes plus surpris par sa versatilité et son succès, mais c’est toujours un cadeau d’assister en temps réel à ce tour de force.

Pour résumer, Cette comédie musicale sort du champ habituel du genre, privilégiant un jeu théâtral parfait, un sarcasme parfaitement british et une simplicité scénographique, contrairement à une grosse production opératique. Ce faisant, elle CTée avec son public un lien de complicité qui libère les rires et instaure dans le théâtre une atmosphère de légèreté cynique savoureuse. On peut remarquer que cette création française semble encore chercher ses marques, dans des théâtres à l’italienne peu prévus pour ce genre de productions : la place des musiciens notamment, interroge. Faute de fosse d’orchestre, élément central d’un théâtre anglo saxon, les trois musiciens sont répartis dans les Ioges sur les deux cotés de la scene, obligeant la mise en place d’un certain dispositifpour maintenir une coordination musicale. Bravo pour cela à Delphine Dussaux, qui dirigeait ce soir la musique avec brio. Ce faisant, elle prouve que le comique scénique n’est rien sans précision et rythme, deux éléments qu’elle maîtrise parfaitement, pour le plus grand bonheur de son public.

Critique de Aurélie Chaffin
1er octobre 2026 – Théâtre du Palais Royal www.theatrepalaisroyal.com
Photo Fabienne Rappeneau

AVERTISSEMENT
Il est interdit aux journaux et aux blogs de publier cet article en tout ou en partie ou d’utiliser son contenu sans l’autorisation écrite expresse du journal DeArtes (direttore@deartes.cloud).
La divulgation est toujours autorisée, librement et gratuitement sur les réseaux respectifs, aux Théâtres, Festivals, Musées, Institutions, Fondations, Associations, etc. qui organisent ou accueillent les événements, en plus des artistes directement impliqués.
Nous vous remercions si vous partagez cet article sur les réseaux sociaux, et vous
prions d’indiquer le nom du journal DeArtes et le nom de l’auteur.

Page Links: 24473, 46495, 31194, 26783, 47734, 23960, 47495, 19734, 2808, 34224, 12852, 40399, 45445, 21167, 30770, 3005, 44706, 9980, 5761, 48673, 16380, 31389, 13543, 32032, 26685, 7567, 47686, 31348, 37255, 20031, 41706, 34512, 20418, 20090, 32376, 22523, 42365, 19657, 32013, 6326, 11036, 3315, 8997, 45199, 20252, 17954, 20392, 7085, 1034, 21064