Recensione di Maria Luisa Abate. Mantova: lo Yamamoto Noh Theatre di Osaka porta in tournée Leonardo e la Gioconda riletti nell’antichissima forma del Teatro Nō. 

Una massa di capelli candidi ferini e un abito orientale ricamato con fili d’oro e d’argento. Accanto all’uomo, una donna anch’essa riccamente abbigliata all’orientale dai lunghi capelli neri e dall’inconfondibile sorriso enigmatico. I volti erano coperti da maschere rituali ma si riconoscevano subito: erano Leonardo e Monna Lisa rivisti attraverso gli stilemi espressivi dell’antichissima arte del Teatro Nō giapponese. Un ponte gettato tra due mondi distanti geograficamente e culturalmente.

[Foto Francesco Consolini]

Un’occasione imperdibile, di quelle che solitamente capitano una sola volta nella vita. Per noi invece è stata la seconda esperienza con il Teatro Nō, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale. Una forma di spettacolo aristocratica nata nel XIV secolo (contrariamente al kabuki, genere popolare del periodo Edo) e profondamente diversa dai canoni del teatro occidentale. Una espressione scenica, quindi, da studiare e da capire; o meglio alla quale semplicemente abbandonarsi senza farsi troppe domande, immergendosi in questo universo ricco e affascinante, come ha suggerito nelle note introduttive 𝗥𝗼𝘀𝘀𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗠𝗲𝗻𝗲𝗴𝗮𝘇𝘇𝗼, docente di Storia dell’arte dell’Asia Orientale all’Università degli Studi di Milano, già Responsabile Cultura per l’Italia all’Expo 2025 Osaka.

A motivare l’iniziativa, che gode del patrocinio del Consolato giapponese e ha il supporto della Agency for Cultural Affairs di Tokyo, sono state le celebrazioni per il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia e il 45° del gemellaggio tra le città di Milano e di Osaka. La serata si è aperta con i saluti istituzionali del Sindaco di Mantova Andrea Murari e del Console del Giappone Yagi Koji. Momento significativo, lo scambio di un documento di ringraziamento e di consolidamento del gemellaggio tra Mantova e Omihachiman, consegnato dal Console Koji a nome del Console generale della città giapponese.

[Foto Francesco Consolini]

L’ideale tragitto Giappone-Italia è avvenuto sulle orme del viaggio compiuto da alcuni ambasciatori giapponesi tra il 1582 e il 1590. La missione diplomatica era composta da quattro giovani aristocratici cristiani inviati in Europa dai signori feudali, sotto la guida del gesuita Alessandro Valignano. Nel corso di otto anni, tra le molte tappe in Spagna, Portogallo e Italia, la delegazione nipponica giunse a Roma dove fu ricevuta sfarzosamente prima da Papa Gregorio XIII e poi da Sisto V; a Firenze, presso il Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici; a Vicenza, dove l’episodio storico è ricordato in uno degli affreschi dell’Odeo del Teatro Olimpico. Inoltre a Mantova, accolta alla Corte dei Gonzaga.

Proprio a Mantova ma ai giorni nostri – dopo i successi registrati a Milano al Teatro Menotti Filippo Perego, a Parma al Teatro Farnese, a Brescia al Teatro Sociale – lo spettacolo è andato in scena al Teatro Sociale, dove tra il folto pubblico spiccavano molte presenze madrelingua, come anticipazione della stagione di prosa della Fondazione Artioli.
Il dittico era formato da una rappresentazione tradizionale e da una nuova proposta dello Yamamoto Noh Theatre di Osaka.

[foto Francesco Consolini]

Shōjō parlava di un rosso spirito degli abissi apparso in sogno a un venditore di vino, e che, ascoltate le sue preghiere, gli dona una giara inesauribile, simbolo di fortuna e abbondanza. La rappresentazione era basata su eleganti gesti rituali e significati simbolici. I personaggi erano accompagnati dalla cadenza ritmica di tamburi e strumenti percussivi di timbro diverso, suonati dagli hayashi e associati a modulazioni vocali gutturali, kakegoe. Purtroppo la distanza tra palco e platea nella grande sala mantovana ha reso difficoltoso apprezzare le variazioni di luci in grado di rimodulare le espressioni fisse delle maschere. I movimenti minimali quasi di danza hanno perseguito non tanto la finalità narrativa ma primariamente la bellezza formale. Ogni gesto, lentissimo, prima ancora che la vicenda nuda e cruda, ha evocato la storia non detta, l’inesprimibile, punto di contatto tra il mondo abitato dagli uomini e quello abitato dagli spiriti.

Era già stato in tournee in Italia nel 2022 lo Yamamoto Noh Theatre di Osaka, istituzione prestigiosa fondata nel 1927 da Hiroyuki Yamamoto, la cui sede fu distrutta dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale nel 1945 e ricostruita nel 1950 ed è registrata come Bene Culturale tangibile del Giappone dal 2006. Il Teatro Nō viene perpetuato ai nostri giorni da dinastie famigliari e solo il capofamiglia ha il diritto di creare nuove rappresentazioni. È il caso di 𝗔𝗸𝗶𝗵𝗶𝗿𝗼 𝗬𝗮𝗺𝗮𝗺𝗼𝘁𝗼 e del suo tributo all’Italia dal titolo “Leonardo da Vinci”, portato in questa tournée in prima mondiale assoluta. Un omaggio al genio del Rinascimento che gode di grande fama e considerazione anche nel Paese del Sol Levante. Attraverso la figura dell’artista inventore e scienziato, il messaggio è stato che la creatività non è generata solo dal genio umano ma inizia dall’osservazione della natura. Il collegamento tra le antiche forme culturali italiane e giapponesi si è esteso fino a sovrapporre antico e contemporaneo, sulla scia sonora della Kurage Band e della pianista e matematica 𝗦𝗮𝗰𝗵𝗶𝗸𝗼 𝗡𝗮𝗸𝗮𝗷𝗶𝗺𝗮, producer del Signature Pavilion, Playground of Life, Jellyfish Pavilion, a Expo 2025 Osaka, Kansai. Il piccolo ensemble ha proposto una versione jazzistica del compositore fiammingo Gilles de Binchois.

In chiusura di serata, per quanto abbia spezzato l’atmosfera magica e sospesa nel tempo che invitava a ricreare nella propria mente scenari immaginari, ringraziamo per l’intenzione dell’omaggio al nostro Paese, con Nel blu dipinto di blu (Volare) cantato in coro assieme al pubblico festante.

Recensione di Maria Luisa Abate
Mantova, Teatro Sociale 29 settembre 2026
Immagine di copertina: foto Consolato del Giappone a Milano


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