Recensione di Angelina Travaglini. Roma, Teatro Basilica: interpretazione potente di Daniela Giovannetti. L’Andromaca riscritta da Gianni Guardigli rappresenta tutte le donne vittime inascoltate della guerra.

«Io sono Andromaca colei che combatte gli uomini» – «Io sono Andromaca colei che sogna». È da queste celebri frasi, declamate in scena dalla bravissima Daniela Giovannetti, che Gianni Guardigli, autore del testo “Andromaca, il candore del Cigno”, sviluppa la dinamica drammatica di Andromaca, il personaggio dell’Iliade di Omero, di Euripide nelle Troiane e anche l’Andromaca della poesia “Il Cigno” nei Fiori del Male di Charles Baudelaire. “Andromaca, il candore del Cigno” è andato in scena con successo al Teatro Basilica di Roma, con la regia di Valeria Almerighi e le musiche dal vivo di Damiano Giuranna, dal 15 al 16 ottobre scorso.

Sposa di Ettore, madre di Astianatte, figlia di Eezione re di Tebe, Andromaca perde tutto, non ha più niente. Non è più moglie; suo marito Ettore, primogenito di Priamo ed Ecuba, che aveva fama di essere il più valoroso domatore di cavalli tra i troiani, viene ucciso da Achille, l’immortale, l’eroe per antonomasia; una morte certa che Andromaca cerca di scongiurare, ma invano, e a nulla valgono le sue suppliche.

Non è più figlia, anche la madre e il padre e i sette fratelli vengono uccisi dalle mani di Achille; non è più madre, il figlio Astianatte viene ucciso per volere di Ulisse, gettato da una rupe; Andromaca non ha più una patria, è esule, ha perso la libertà e però nonostante tutte le atrocità subite va avanti, non si piega e non si spezza sotto il peso del dolore ma riesce a superare le cose più drammatiche. «Io sono Andromaca colei che sogna». Andromaca non ha più niente, la guerra le ha tolto tutto, eppure Andromaca continua a sognare!

Andromaca simboleggia la concentrazione di tutto il dolore del mondo, una madre che ha perso il figlio, il dolore più grande. «Avete avuto paura di un bambino» apostrofa e urla ai suoi nemici. L’assurdità della guerra, aver paura di un bambino. Che personaggio gigantesco è Andromaca! Che continua a sognare una convivenza pacifica, la libertà e giorni migliori. Il suo candore è quello de “il cigno” di Baudelaire, colmo di amore e di pietas, un omaggio ai prigionieri, agli esuli e ai vinti.

L’interpretazione di Daniela Giovannetti è potente; figura sottile, piccola, nel suo costume di scena nero, non ci sono distrazioni, non c’è la ieraticità del mito, la sacralità del teatro tragico greco sta nella capacità dell’attrice che con il suo corpo e la sua voce “è” Andromaca e rappresenta tutte le donne vittime inascoltate della guerra. Andromaca potrebbe essere una madre di Gaza, una donna ucraina, vittime, senza più niente da perdere perché tutto hanno perduto: figli, mariti, la famiglia, la casa, la libertà ma non la forza di andare avanti.

Gianni Guardigli Premio Flaiano del 2004 con il poema in versi Luci di Algeri è un illustre rappresentante del Teatro di Parola che negli anni 80 si contrapponeva al Teatro d’Avanguardia. La regia di Valeria Almerighi è attenta e coglie i momenti drammatici del divenire dell’opera mentre la musica di Damiano Giuranna dialoga con Andromaca e scandisce i momenti più significativi del testo nella dura lotta tra il ricordo e la necessità di guardare oltre. Il disegno luci è di Matteo Ziglio, il costume di “Andromaca” di Giulia Barcaroli; le foto di scena di Piero De Grossi e la produzione è del Gruppo della Creta in collaborazione con Mythos Troina Festival, con il sostegno del Ministero della Cultura.

Il Teatro Basilica si trova nel cuore di Roma, in Piazza di Porta San Giovanni, dietro la Scala Santa. Conta 100 poltroncine rosse e un pubblico affezionato che ha applaudito Daniela Giovannetti, splendida Andromaca, che è anche Direttrice artistica del Teatro, insieme ad Alessandro Di Murro. Nato nel 2019 il teatro “resiste” programmando spettacoli teatrali e proponendosi alla città come spazio di confronto e approfondimento culturale ed è abitato da un gruppo di artisti e organizzatori che si riconoscono sotto il nome collettivo di Gruppo della Creta, un team di artisti e tecnici con la supervisione artistica di Antonio Calenda.

Recensione di Angelina Travaglini
Roma, Teatro Basilica, 18 ottobre 2026
Foto: Simone Galli tratte da pag Facebook

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