Recensione di Barbara Baroni. Mantova, Basilica di Santa Barbara: echi delle musiche del 5-600 nel progetto di Umberto Forni e Bruce Dickey sfociato in un concerto dalle suggestioni antiche.
I fasti del misterioso organo Antegnati e lo splendore di Autori, anche rari, con “Festa di timbri e armonie” per la rassegna Gaude Barbara Beata, con strumenti a fiato particolari e affascinanti, nella ricerca legata al Rinascimento-Barocco, in un gioire di cornetti e tromboni. Questo nella fervente serata di domenica 18 ottobre, con il dono di elevazione colta e impegnativa. In occasione del primo Festival – workshop mondiale del cornetto, ai venti specialisti dello strumento e di trombone oltre a tre organisti, si aggiungeva la presenza di Bruce Dickey, Josué Melendez, Lambert Colson, Catherine Motuz, Maximilien Brisson. La basilica palatina di Santa Barbara a Mantova ha ospitato un eccezionale evento musicale che ha visto al centro un gruppo di esperti di cornetti, tromboni e organo, provenienti da tutta Europa, il 16 e 17 con fine stage il giorno 18.
Per la prima volta è stato proposto a Mantova l’importantissimo progetto del maestro Umberto Forni e del maestro Bruce Dickey, statunitense residente a Bologna. Durante vent’anni passati dalla riapertura della chiesa e dall’inaugurazione dello splendido organo di Graziadio Antegnati del 1565, dal suono speciale, i cornetti si sono ascoltati volentieri poche altre volte.

Il programma si apriva con Ottavio Bargnani, organista in Santa Barbara nel XVII sec, Canzon a 8 “La Gonzaga” legata alla corte dei Gonzaga ed a Mantova, dove operava con uso del doppio coro, tecnica veneta eseguita festosamente e con freschezza e che creava un percorso culturale, ispirata all’aristotelismo e agli studi scientifici tra natura e anima, che tracciava il fil rouge della serata. Segnaliamo poi di Giovanni Gabrieli(1557-1612)Canzon duodecimi toni a 10 (C 177) celebre e bel pezzo strumentale barocco (1597) eseguito con equilibrio, inoltre di Giovanni Battista Grillo (?-1622) Sonata seconda a 7 coinvolgente e solenne, stupenda. Coinvolgeva nel linguaggio antico profondo verso un colore scuro. Un ricercato momento musicale che ricordava Claudio Monteverdi, suo maestro di cappella, con chiusura entusiasmante. Si denotava nel concerto la personalità di Giovanni Gabrieli, principe della polifonia, nipote e allievo di Andrea, come guida dell’intreccio. Dal 1585 alla morte fu organista di S. Marco. Si distinse nell’innovazione dei modi ecclesiastici, nel cromatismo, nella policoralità. Splendono l’armonia, l’invenzione con effetti che superano la polifonia fiammingo-romana, con melodia e descrizione. Si nota nell’insieme il “colore”, chiaroscurale vicino alla pittura coeva, specialmente di area veneta. Giovanni Gabrieli fu il primo ad indicare le dinamiche e l’esatta strumentazione.
Osserviamo come il cornetto sia considerato il “più eccellente tra i fiati” come ha sottolineato la musicologa Licia Mari. Lo strumento ha forma ricurva ed a cono all’interno. Si pensa fosse già presente nel medioevo fino al tardo barocco, imita la voce umana e compie virtuosismi impensabili. Il trombone barocco era molto particolare. L’organo Antegnati si univa con i suoi segreti, anche dai tasti spezzati e dall’equilibrio sonoro unico.
Emergevano tra i molti brani polifonici importanti, meravigliosi, scolpiti, alcuni anticipatori della musica contemporanea con tre pezzi eclatanti all’organo solo. Uno di Giulio Segni con il bravissimo Lorenz Bozzetta all’Antegnati con un percorso continuum. Due di Claudio Merulo, un bel componimento con il valente Nicola Benetti, che teneva in tensione l’ascoltatore in un mistero discorsivo. L’altro con Levan Zautashvili, organista virtuoso in una oasi “cromatica” spirituale dal suono raffinato affidato al magnifico strumento, suoni metafora dell’amor et dolor. Spiccava così Claudio Merulo autore di cui si ricordano la sua opera per organo e l’attività editoriale. Notevoli e bene interpretati i brani di un autore particolarissimo, Ascanio Trombetti detto del cornetto (1544-1590). Gran finale con “stretti” e riepilogo fastoso e festoso con O quam gloriosa a ben 16 parti di G. Gabrieli. In Giovanni Gabrieli elementi trascinanti di danza e di marcia sono stati evidenziati nella seconda parte. Concerto profondo, che ha coinvolto il numerosissimo pubblico.
Recensione di Barbara Baroni
Mantova, Basilica di Santa Barbara 18 ottobre 2026
Foto B.B.
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