Di Maria Fleurent. La città ricorda il 60° anniversario dell’alluvione. Concerti al Maggio Musicale, mostre al Mad Murate e all’Accademia, Giornata di studi a Palazzo Davanzati, Convegno a Venezia.

Firenze ricorda i giorni drammatici dell’alluvione del 1966 che mise in ginocchi la città e inferse una ferita profonda al suo patrimonio artistico e culturale. Tutto il mondo restò scosso e grande fu la solidarietà internazionale. Per aiutare a salvare le opere d’arte giunsero da tutto il mondo quei giovani che sono passati alla storia come “Gli Angeli del Fango”.  
Segnaliamo qui di seguito qualcuna delle iniziative in programma.


CONCERTI AL MAGGIO MUSICALE FIORENTINO
60° Anniversario dell’alluvione di Firenze
“RISING FROM THE ARNO”
L’ Accademia del Maggio Musicale Fiorentino celebra la memoria e la rinascita della Città con tre concerti straordinari offerti gratuitamente alla cittadinanza

A sessant’anni dal tragico 4 novembre 1966, quando la furia dell’Arno sommerse Firenze, devastando un patrimonio artistico e umano inestimabile, la Città si ritrova unita nel ricordo e nell’omaggio alla propria capacità di reagire e rinascere. Per celebrare questo anniversario fondamentale della memoria cittadina, l’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, in collaborazione con la fondazione culturale statunitense Splendor of Florence, promuove il progetto “Rising from the Arno”, che con tre importanti appuntamenti concertistici invita a riflettere sul valore della memoria e sulla capacità di rinascita di una comunità. L’alluvione del 1966 non fu soltanto una catastrofe naturale, ma segnò uno spartiacque nella coscienza civile e culturale internazionale. La perdita di vite umane, la devastazione dei quartieri e la minaccia al patrimonio bibliografico e artistico di Firenze suscitarono un’ondata di commozione in tutto il mondo. In quei giorni, la musica e l’arte furono tra i linguaggi primari attraverso cui la Città cominciò a rialzarsi. Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, a sua volta gravemente danneggiato dall’alluvione, fu la prima istituzione culturale fiorentina a riaprire le proprie porte, già il 27 novembre 1966, portando in scena L’incoronazione di Poppea di Claudio Monteverdi.

I tre concerti straordinari, legati da un comune filo artistico, simbolico e culturale, sono a ingresso gratuito e offerti all’intera cittadinanza. Il primo si terrà il 3 novembre, alle ore 20, al Teatro Niccolini; i due successivi avranno luogo in altri due luoghi simbolo di Firenze: il 5 novembre, alle ore 19, nella basilica di Santa Maria Novella e il 7 novembre nella basilica di Santa Croce.

IL PROGRAMMA DEI TRE CONCERTI

Martedì 3 novembre 2026, alle ore 20, presso il Teatro Niccolini, Nel segno dell’acqua.
Protagonisti i solisti dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino: il soprano Vittoria Brugnolo, il mezzosoprano Hinano Yorimitsu, il tenore Yukang Zheng, il baritono Gonzalo Godoy Sepùlveda accompagnati al pianoforte da Carlo Manganaro.  Un viaggio intimo ed emozionante grazie ad alcune delle pagine più celebri del repertorio lirico, simbolo della tradizione vocale italiana ed espressività della rinascita artistica della Città.
Musiche di Mozart, Rossini, Donizetti, Offenbach, Saint-Saëns, Korngold.
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Giovedì 5 novembre 2026, alle ore 19, presso la Basilica di Santa Maria Novella, Oltre l’arcobaleno.
Protagonisti il Coro di Voci Bianche dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino, diretto da Sara Matteucci, e l’organista Daniele Dori. In una delle basiliche più note al mondo, le voci dei più giovani offrono un programma di elevazione spirituale che intreccia composizioni sacre e pagine liriche, a simboleggiare la continuità della memoria affidata alle nuove generazioni, alternandosi con brani per organo solo.
Musiche di Buxtehude, Bach, Fauré, Arlen, Peterson, Spevacek, Hill Cobb, Chilcott, Arnesen.
Ingresso libero fino a esaurimento dei posti disponibili.

Sabato 7 novembre 2026, alle ore 21, presso la Basilica di Santa Croce, il grande concerto commemorativo: Requiem in re minore K. 626 di W. A. Mozart.
Emblematicamente il culmine delle celebrazioni, con la collaborazione dell’Opera di Santa Croce, si tiene nel luogo in cui il patrimonio artistico fiorentino subì le ferite più gravi e che oggi, dopo interventi di restauro epocali, è anche il simbolo della rinascita coraggiosa di Firenze. Il recupero di opere come il Cristo di Cimabue e dell’Ultima cena di Giorgio Vasari, ritenute all’inizio missioni impossibili, racconta una storia straordinaria di amore e di speranza e testimonia l’impegno di condividere con il mondo beni di valore universale.             
Protagonisti i solisti, l’Orchestra e il Coro dell’Accademia del Maggio Musicale Fiorentino con la partecipazione straordinaria dei professori d’orchestra della Rhode Island Philharmonic Orchestra; solisti dell’Accademia del Maggio: il soprano Juana Shtrepi, il mezzosoprano Giulia Alletto, il tenore Yukang Zheng, il basso Juan Carlos Villalobos Ayala. Direttrice Ruth Reinhardt.  
L’esecuzione del capolavoro incompiuto di Mozart unisce i musicisti fiorentini e statunitensi in un abbraccio corale, suggellando il profondo legame d’amicizia e cooperazione culturale transatlantica e rappresentando un ponte ideale che unisce memoria, arte e cooperazione per guardare al futuro.
Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito www.santacroceopera.it

SPLENDOR OF FLORENCE

Le celebrazioni musicali nascono in stretta collaborazione con “Splendor of Florence”, l’organizzazione fondata e presieduta da Joyce Acciaioli Rudge che da oltre venticinque anni promuove il dialogo culturale e le relazioni istituzionali tra Firenze e gli Stati Uniti, incarnando lo spirito di quella solidarietà internazionale che nel 1966 vide accorrere in città giovani da tutto il mondo, passati alla storia come gli “Angeli del Fango”. La Fondazione è nata per celebrare l’artigianato, la cultura e il patrimonio storico di Firenze e ha portato alla creazione di un “Patto di amicizia” (sister city pact) tra Firenze e Providence (Rhode Island). Quando l’Arno esondò il 4 novembre 1966, sommergendo il patrimonio artistico di Firenze, cittadini e istituzioni da tutto il mondo si mobilitarono per inviare aiuti. Tra le città americane in prima linea ci fu Providence (Rhode Island) che nel 1954 fu colpita da una catastrofe simile a quella fiorentina quando l’uragano “Carol” colpì la costa del Rhode Island, spingendo l’oceano nel centro cittadino e sommergendo Providence sotto quasi 4 metri d’acqua. Nel 1967, dopo il disastro fiorentino, l’allora sindaco di Firenze Piero Bargellini, si recò a Providence, la città natale di Joyce Acciaioli Rudge, per ringraziare la comunità per i fondi e il supporto inviati per il restauro delle opere e dei libri danneggiati. Da questo storico legame è nato nel 1999 il “Patto di amicizia” tra le due città. Esiste una straordinaria e drammatica similitudine storica tra i territori che la Fondazione ha voluto unire. Attraverso questo programma dall’importante valore artistico, spirituale e storico dal titolo Rising from the Arno, “Splendor of Florence” ha messo a confronto due catastrofi parallele: quella di Providence e quella di Firenze.

Comunicato stampa 27 ottobre 2026
www.maggiofiorentino.com
www.splendorofflorence.com




MOSTRE AL MAD MURATE ART DISTRICT
Roberto Ghezzi. Arno. Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume
Ciò che l’acqua racconta di Maria Iorio e Raphaël Cuomo
La nuova stagione si apre con due progetti espositivi dedicati all’acqua, al paesaggio e alla memoria.

Due nuove mostre dedicate al rapporto tra arte, ambiente ed ecologia aprono la stagione 2026-2027 di MAD Murate Art District, che nei prossimi mesi affiancherà alla programmazione espositiva un articolato calendario di attività formative, progetti di welfare culturale, residenze e collaborazioni internazionali. Gestito da Fondazione MUS.E, MAD conferma così la propria vocazione di spazio civico dedicato all’arte contemporanea in tutte le sue declinazioni.

LA STAGIONE ESPOSITIVA 2026-2027: ACQUA, PAESAGGIO E MEMORIA

Ad aprire la nuova programmazione due esposizioni realizzate nell’ambito del Progetto Riva con il contributo di Fondazione CR Firenze, che costruiscono un ideale dialogo intorno all’acqua intesa come archivio, agente di trasformazione e dispositivo attraverso cui rileggere il rapporto tra comunità, territorio e ambiente. Dal 4 novembre 2026 al 4 gennaio 2027, Roberto Ghezzi. Arno. Storie di riconciliazione tra Firenze e il suo fiume, progetto realizzato in collaborazione con Ufficio Firenze Patrimonio Mondiale e rapporti con Unesco, Inchiostro Nero Ets e Università degli Studi di Firenze, a cura di Valentina Gensini, direttrice artistica di MAD Murate Art District. A sessant’anni dall’alluvione del 1966, il progetto propone una nuova lettura del rapporto tra Firenze e l’Arno, assumendo il fiume non soltanto come soggetto della ricerca, ma come parte attiva dello stesso processo artistico. Al centro del lavoro di Roberto Ghezzi sono infatti le naturografie, opere generate dall’interazione tra acqua, fango e tessuti ecocompatibili collocati lungo le rive del fiume: superfici sulle quali è la natura stessa a lasciare tracce, segni e stratificazioni. Il progetto intreccia pratica artistica, indagine scientifica e dimensione educativa. Le installazioni saranno accompagnate da visite guidate, attività rivolte alle scuole, documentazione multimediale e laboratori interdisciplinari in collaborazione con Università di Firenze.

Dal 10 dicembre 2026 al 31 gennaio 2027 in programma Ciò che l’acqua racconta di Maria Iorio e Raphaël Cuomo, prodotto da MAD Murate Art District nell’ambito del Progetto RIVA in collaborazione con Villa Romana, a cura di Elena Agudio e Valentina Gensini. La mostra costruisce un ambiente sinestetico nel quale immagine, suono e spazio si intrecciano per dare forma a un’esperienza immersiva e relazionale, capace di coinvolgere il corpo del visitatore prima ancora dello sguardo. Al centro del progetto è il film Was das Wasser erzählt – Ciò che l’acqua racconta, dedicato alle trasformazioni delle antiche zone umide alla periferia di Zurigo, minacciate dalla progressiva espansione urbana. Attraverso immagini e materia sonora, il lavoro interroga la fragile convivenza tra esseri umani e non, portando in primo piano memorie, presenze e relazioni che rischiano di essere cancellate dalle trasformazioni del paesaggio.

Comunicato stampa 7 ottobre 2026
www.murateartdistrict.it




MOSTRA ALL’ACCADEMIA DI BELLE ARTI
Forme del fango: la mostra a 60 anni dall’alluvione di Firenze

L’Accademia di Belle Arti di Firenze (via Ricasoli 62)ospita, nel chiostro dal 4 al 20 novembre 2026, Forme del Fango, mostra conclusiva di un progetto di ricerca artistica nato nel 2019, che rilegge la memoria dell’alluvione del 1966 attraverso la trasformazione del fango sedimentato nelle cantine dell’Accademia.
A sessant’anni dall’alluvione che colpì Firenze il 4 novembre 1966, l’Accademia restituisce nuova forma a una traccia materiale della propria storia. Da residuo dell’evento, il fango è stato recuperato e riconvertito in argilla, diventando materia di sperimentazione artistica e occasione di riflessione sul rapporto tra memoria, luogo e trasformazione. 
Sviluppato nel corso di sette anni da un’idea del prof. Lucchesi con il coinvolgimento di docenti, studenti e diverse Scuole dell’Accademia, il progetto ha dato vita a opere individuali e collettive, che sono presentate nella mostra curata dai professori Fabrizio Lucchesi, Veronica Montanino e Domenico Antonio Mancini. 

Comunicato stampa 29 ottobre 2027 e sito
www.accademia.firenze.it




GIORNATA DI STUDI AL MUSEO DI PALAZZO DAVANZATI
Oltre l’emergenza: a sessant’anni dall’alluvione di Firenze, una giornata di studi
dedicata alla tutela del patrimonio culturale

Lunedì 2 novembre 2026, studiosi, esperti e professionisti del settore si confrontano sulla memoria dell’alluvione del 1966 e sulle sfide contemporanee della prevenzione e della gestione delle emergenze

A sessant’anni dall’alluvione che il 4 novembre 1966 devastò Firenze, segnando profondamente la città e il suo patrimonio storico-artistico, la Galleria dell’Accademia di Firenze e i Musei del Bargello, istituto del Ministero della Cultura (MiC), promuovono la giornata di studi “Oltre l’emergenza. Prevenzione e gestione delle crisi a 60 anni dall’alluvione di Firenze”, in programma lunedì 2 novembre 2026, al Museo di Palazzo Davanzati.
Un’occasione di confronto e approfondimento che, a partire dalla memoria di uno degli eventi più drammatici della storia recente di Firenze, intende riflettere sulle strategie di tutela, sulla gestione delle emergenze e sulla capacità delle istituzioni culturali di affrontare le crisi, mettendo in dialogo esperienze storiche, pratiche di conservazione e prospettive contemporanee.

L’alluvione del 1966 rappresentò uno spartiacque nella storia della conservazione del patrimonio culturale, rendendo evidente la vulnerabilità di opere d’arte, monumenti, musei e archivi di fronte alle calamità naturali. La mobilitazione internazionale che seguì la catastrofe contribuì a sviluppare nuove competenze, metodologie e forme di collaborazione nel campo del restauro e della salvaguardia dei beni culturali.
In questo contesto, la scelta di Palazzo Davanzati come sede della giornata di studi assume un particolare valore simbolico. Risparmiato dalla furia delle acque, il museo divenne, nei giorni successivi all’alluvione, un luogo fondamentale per il ricovero e il recupero delle opere danneggiate. Grazie anche al contributo del Committee to Rescue Italian Art (CRIA), ospitò laboratori di restauro nei quali operarono specialisti provenienti da diversi Paesi, dando vita a un’esperienza di cooperazione internazionale di straordinaria importanza per la salvaguardia del patrimonio artistico fiorentino.

Il programma si articolerà in due sessioni, dedicate rispettivamente alla gestione delle emergenze e alla memoria delle trasformazioni subite dal patrimonio artistico e architettonico.
La sessione mattutina, dal titolo “Arte in emergenza: memoria, intervento, resilienza” inizierà con una conferenza di Andreina Contessa,direttore generale della Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello,che, partendo dalla tragedia del 1966, rifletterà su come le esperienze e le lezioni del passato possano aiutare ad affrontare le emergenze future e a proteggere il patrimonio culturale. Gli interventi successivi affronteranno le esperienze e le strategie di risposta alle calamità, dalla gestione dell’emergenza sismica del 2016 in Umbria alle attività di conservazione e restauro, fino al ruolo svolto da Palazzo Davanzati e dalla cooperazione internazionale nel recupero delle opere fiorentine dopo l’alluvione. Parteciperanno la direttrice dell’Opificio delle Pietre Dure Emanuela Daffra, Francesca Valentini per la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Umbria, Ilaria Della Monica per Villa I Tatti – Harvard University Center for Renaissance studies e Carlo Francini, direttore dell’Ufficio Firenze Patrimonio Mondiale e rapporti con UNESCO.

La sessione pomeridiana sarà dedicata al tema “Patrimonio alluvionato: collezioni, architetture e rinascite” e vedrà protagonisti i funzionari della Galleria dell’Accademia di Firenze e Musei del Bargello, con la moderazione di Valeria d’Aquino.
Attraverso ricerche, testimonianze e approfondimenti storico-artistici, saranno ripercorse le vicende delle collezioni colpite dall’alluvione e le complesse operazioni di recupero che ne seguirono. Cristiana Sargentini ricostruirà il ruolo fondamentale svolto da Palazzo Davanzati, trasformato dopo la catastrofe in un centro di restauro grazie anche alla collaborazione di esperti internazionali; Ilaria Ciseri si soffermerà sui danni subiti dalle opere del Museo Nazionale del Bargello, dalle sculture alle armi e agli archivi, e sugli interventi messi in atto per il loro salvataggio; Giulia Coco ripercorrerà le vicende dei gessi ottocenteschi delle Gallerie Fiorentine, dal recupero dopo l’alluvione alla loro valorizzazione nella Gipsoteca della Galleria dell’Accademia di Firenze.

Il confronto si allargherà quindi alla storia delle trasformazioni urbane e delle infrastrutture idrauliche: Costantino Ceccanti approfondirà la figura dell’ingegnere Raffaele Canevari e il suo contributo alla modernizzazione dei sistemi idraulici di Firenze e Roma nell’Ottocento; Andrea Califano analizzerà il rapporto tra l’Arno e lo sviluppo urbano fiorentino, dalle opere realizzate durante il periodo di Firenze Capitale fino alle criticità emerse con l’alluvione del 1966. A concludere gli interventi sarà Roberto Lembo, che proporrà una riflessione sulla memoria visiva della catastrofe e sulle trasformazioni del paesaggio urbano, attraverso il confronto tra fotografie e filmati dell’epoca e immagini contemporanee degli stessi luoghi.
L’ingresso alla giornata di studi sarà libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Comunicato stampa 28 ottobre 2026
www.galleriaaccademiafirenze.it




IL CONVEGNO INTERNAZIONALE A VENEZIA
A Palazzo Ducale: 1966–2026. A sessant’anni dall’alluvione. Tutela e gestione del rischio del patrimonio culturale

In occasione del 60° anniversario dell’alluvione che ha colpito Venezia e Firenze, le Soprintendenze ABAP e dagli Archivi di Stato di Venezia e Firenze organizzano un convegno nazionale dedicato al tema della tutela del patrimonio culturale durante le emergenze causate dalle sempre più frequenti alluvioni, partendo proprio dall’esperienza del 1966: “1966–2026. A sessant’anni dall’alluvione. Tutela e gestione del rischio del patrimonio culturale”, venerdì 16 ottobre, ore 09:00-19:00
Palazzo Ducale, Salone del Piovego – Piazza San Marco 1, Venezia
La Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna partecipa alla giornata dedicata al patrimonio architettonico e monumentale e alle nuove considerazioni sul restauro sviluppate a seguito dell’alluvione, con interventi previsti all’interno della sessione pomeridiana “Oggi: gestione del rischio e prospettive | Esperienze recenti, prevenzione e risposta alle emergenze”.

Comunicato stampa 13 ottobre 2026



Di Maria Fleurent
1 novembre 2026
Immagine di copertina di pubblico dominio, tratta da Wikipedia
Volontari che aiutano a mettere in salvo i dipinti degli Uffizi

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