Report di Federica Giglio. “Febbre da cavallo” continua a far ridere. Il film cult festeggia il suo anniversario, tornando a sorprenderci su maxi schermo all’Ippodromo delle Capannelle.

Febbre da cavallo, il capolavoro del 1976 diretto da Steno è tornato ad emozionarci a cinquant’anni dall’uscita nelle sale. L’Ippodromo delle Capannelle è stato insolita location di una proiezione speciale a ingresso gratuito, giovedì 29 ottobre, con ospiti speciali Enrico Vanzina, autore della sceneggiatura assieme ad Alfredo Giannetti e che nel 2002 ha girato il sequel, assieme a Enrico Montesano, interprete in entrambe le pellicole. Il 2026 ha segnato anche il centenario della grande ristrutturazione dell’impianto. Da un secolo l’Ippodromo delle Capannelle rappresenta un punto di riferimento della storia sportiva e sociale romana, un luogo che ha accompagnato generazioni di cittadini tra corse, domeniche all’aperto e occasioni di incontro. La serata si è svolta sotto le stelle di un cielo autunnale e con uno sfondo simbolico e suggestivo: la pista ippica.

I film hanno sempre avuto la capacità di attraversare il tempo e le generazioni, in questo caso, la memoria popolare romana e il cinema si sono incontrati facendo rinascere un luogo storico della capitale. Febbre da Cavallo non è solo un cult senza tempo, è qualcosa di più: una fotografia vivente della città, dei suoi personaggi e delle sue abitudini. È stato proprio Enrico Vanzina ad iniziare a ripercorrere la nascita del film, aprendo l’incontro con il pubblico, per poi proseguire con la proiezione.

Quando Steno portò sul grande schermo le disavventure di Mandrake, er Pomata e Felice, tre amici con la passione sfrenata per le scommesse, probabilmente non immaginava fino in fondo quanto quei personaggi sarebbero entrati nei nostri cuori. Interpretato da un cast straordinario, con, tra gli altri, Gigi Proietti, Enrico Montesano, Francesco De Rosa, Catherine Spaak e Mario Carotenuto, Febbre da cavallo ha costruito negli anni una popolarità che va ben oltre il successo cinematografico. Ma il vero protagonista, accanto agli interpreti, è anche lo spirito di Roma: una città popolare, capace di ridere delle proprie contraddizioni e di trasformare persino una scommessa sbagliata in un’avventura da raccontare.

Durante la serata, Enrico Montesano ed Enrico Vanzina hanno voluto rendere omaggio al compianto Gigi Proietti, protagonista indimenticabile di questo e di molti altri lavori cinematografici e teatrali. Il suo ricordo è stato accompagnato da un lungo applauso del pubblico, un tributo sentito all’attore che, vestendo i panni di Mandrake, come di tanti altri personaggi, ha lasciato un segno indelebile nella storia della commedia italiana.

Enrico Montesano, nel ricordare il successo senza tempo della pellicola, ha sottolineato: «È un film fresco, brioso, allegro, godibile, sembra fatto ieri. È sorprendente vedere come venga tramandato di generazione in generazione: genitori appassionati di cavalli lo fanno conoscere ai figli e ai nipoti. Fondamentale è stata anche la distribuzione».
«Sono felice di aver fatto parte di questo film, che Steno ha azzeccato in ogni particolare. Ogni dettaglio è curato e gli attori sono straordinari». Montesano ha ricordato così lo spirito di quegli anni e il desiderio di trasmettere ai personaggi una simpatia genuina, capace di conquistare il pubblico attraverso una comicità ironica e contagiosa.

Anche Enrico Vanzina, ripercorrendo la nascita della commedia ha descritto l’entusiasmo di aver preso parte a un film così iconico. «È una grande emozione. Il film nasce dalla mente di un produttore visionario: inizialmente doveva essere un’opera drammatica, ma poi ha preso una direzione diversa». Vanzina si è soffermato poi sul significato più profondo della pellicola, che va oltre la comicità e racconta un sentimento universale: «È un film che parla di speranza, perché chi gioca con i cavalli, in fondo, non vuole vincere davvero: se vincesse, il sogno si avvererebbe e svanirebbe. È un film realistico, ben musicato, che racconta una vera e propria speranza umana». Musiche che portano le firme doc di Franco Bixio, Fabio Frizzi e Vince Tempera.
Infine, il regista ha sottolineato quanto sia fondamentale il lavoro di squadra nella realizzazione di una pellicola: «Il cinema è un’opera collettiva, si fa tutti insieme».

A cinquant’anni dalla sua uscita, Febbre da cavallo continua a dimostrare che la comicità autentica non conosce età: attraversa le generazioni, conquista nuovi spettatori e conserva intatto tutto il suo fascino. Un capolavoro della commedia Italiana che non smette di far sognare, sorridere e, soprattutto, emozionare.

Di Federica Giglio
Roma, Ippodromo delle Capannelle 29 ottobre 2026
Foto F.G.

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