MAXXI: fotografie, testi, video, installazioni, racconti autobiografici compongono un percorso circolare che indaga i confini tra pubblico e privato, realtà e finzione, arte e vita.
Che forma ha la fine? Cosa accade prima e dopo? In che modo è possibile attraversarla e come può essere trattenuta? Sono alcune delle domande che percorrono “Sophie Calle. Matrimoni, rotture e funerali inclusi”, la grande mostra che il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo dedica a una delle figure più originali e influenti dell’arte contemporanea internazionale. A cura di Simona Antonacci, l’esposizione, dal 16 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, è la più ampia monografica mai realizzata in Italia sull’artista francese e riunisce otto progetti realizzati dal 1978 al 2026, ai quali si aggiunge una nuova installazione permanente presso il Cimitero Acattolico per gli Stranieri di Roma.
Fotografie, testi, video, installazioni e racconti autobiografici compongono un percorso circolare che copre oltre quarant’anni di ricerca, indagando i confini tra pubblico e privato, realtà e finzione, arte e vita. Al centro i grandi temi dell’esistenza: l’amore e la separazione, il lutto e la memoria, il desiderio e l’assenza, il fallimento e la possibilità di ricominciare. Con un linguaggio essenziale e rigoroso, Sophie Calle trasforma esperienze personali e collettive in opere d’arte attraverso un suo metodo unico fatto di regole, gesti e rituali precisi. Il conto alla rovescia verso la fine di una relazione, il tentativo di catturare l’ultimo respiro della madre, l’inventario dei progetti incompiuti, l’incontro con persone che vedono il mare per la prima volta: ogni opera diventa un modo per interrogare ciò che finisce, ciò che resta e ciò che può ancora avere inizio. La mostra restituisce così la coerenza di una ricerca in cui la perdita, l’assenza e persino il fallimento diventano materia di creazione, trovando nell’opera una nuova forma, un significato e una collocazione.

IL PERCORSO ESPOSITIVO
Il percorso prende idealmente avvio nel 1978, quando Sophie Calle, ancora lontana dal mondo dell’arte, fotografa alcune lapidi nel cimitero di Bolinas, in California. Le iscrizioni sono semplici, ridotte a ruoli familiari come Brother e Sister. Sono le sue prime fotografie e anticipano alcuni dei temi che accompagneranno tutta la sua ricerca: l’identità, l’assenza, la perdita e il tentativo di conservare ciò che scompare. La serie Le tombe costituisce uno dei nuclei centrali dell’esposizione. Ad accogliere il pubblico nella prima parte della galleria è Dolore squisito, una delle opere più emblematiche dell’artista. Nel 1984 Calle parte per il Giappone, lasciando a Parigi l’uomo che ama. Al termine del viaggio, un messaggio ricevuto in un albergo di New Delhi segna la fine della relazione. Da quell’esperienza nasce un progetto composto da oltre duecento elementi tra fotografie e testi, organizzati attorno a un conto alla rovescia verso il giorno della separazione e poi un altro “dopo il dolore” in cui, alla ripetizione del proprio racconto, Calle affianca le testimonianze di persone a cui chiede quale sia stato il momento più doloroso della loro vita.
In Catalogo ragionato dell’incompiuto, l’artista raccoglie invece tutto ciò che non è riuscita a finalizzare. Progetti abbandonati, idee interrotte, tentativi falliti e opere rimaste allo stato di intenzione vengono messi insieme e ordinati in un inventario sistematico del possibile. Articolato in nuclei di fotografie o documenti incorniciati, presenta ogni progetto con un testo sintetico in cui spiega le ragioni dell’interruzione. Al centro del percorso, Funerali inclusi, tratto dalle Autobiografie, presenta racconti brevi costruiti attraverso l’accostamento di fotografie e testi. Episodi personali, memorie familiari e piccoli rituali compongono una biografia per frammenti nella quale il confine tra verità e costruzione narrativa resta volutamente incerto.

Tra le opere più intense figura Non ho potuto catturare la morte, il video realizzato accanto al letto della madre dell’artista durante gli ultimi istanti della sua vita. Calle tenta di registrare il momento esatto della scomparsa, ma l’ultimo respiro le sfugge. Accanto a quest’opera, Polo Nord racconta un successivo gesto di congedo: durante un viaggio nell’Artico, l’artista seppellisce in un ghiacciaio una fotografia della madre e alcuni suoi gioielli, realizzando simbolicamente il desiderio materno di raggiungere quel luogo. Dopo aver esplorato la fine, il percorso si apre progressivamente alla possibilità di un nuovo inizio.
In Perché, fotografie nascoste dietro tende ricamate vengono svelate dal visitatore attraverso un gesto semplice: sollevare il tessuto e scoprire l’immagine. Le parole non descrivono ciò che è rappresentato, ma spiegano perché l’artista abbia sentito il bisogno di fotografarlo, interrogando il rapporto tra immagine, linguaggio e immaginazione.
A concludere il percorso è Voir la mer, videoinstallazione nata nel 2011 a Istanbul, dove Sophie Calle accompagna al mare alcune persone che, pur vivendo a poca distanza dalla costa, non lo avevano mai visto. La telecamera ne registra l’esperienza senza invadere l’intimità del momento. Lo sguardo si sposta così dall’esperienza personale dell’artista a quella degli altri, aprendo l’opera alla partecipazione e alla condivisione.
Catalogo Skira editore.
C.S.m.
Fonte: tratto da comunicato stampa 15 ottobre 2026
Installation views: Vincenzo Labellarte, CourtesyFondazioneMAXXI
SOPHIE CALLE. MATRIMONI, ROTTURE E FUNERALI INCLUSI
16 ottobre 2026 – 7 febbraio 2027
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Galleria 2
Via Guido Reni 4 A – 00196 Roma
Tel. 06 320 1954
infopoint@fondazionemaxxi.it
maxxi.art
https://www.facebook.com/museomaxxi
https://www.instagram.com/museomaxxi
https://www.youtube.com/user/MuseoMAXXI

