Il Premio al tenore, nell’ambito del Festival Internazionale Scaligero ‘Maria Callas’ che si appresta a celebrare il centenario della Divina.

Non sarebbe agosto, a Verona, senza il Premio Internazionale ‘Maria Callas’. L’appuntamento possiede una doppia anima, e questa è la sua caratteristica peculiare: è un riconoscimento prestigioso e ambito, ed è allo stesso tempo l’occasione di ritrovarsi, in un clima disteso e cordiale, tra amici di vecchia e nuova data, uniti dall’amore per l’opera.  

IL FESTIVAL E IL PREMIO “MARIA CALLAS”
Quest’anno il Festival Internazionale Scaligero ‘Maria Callas’ vara una serie di iniziative importanti per festeggiare il centenario della Divina. Le celebrazioni inizieranno il prossimo 2 dicembre 2023 e si protrarranno fino al 2 dicembre 2024, avendo come inizio e termine il giorno del compleanno della Callas, che nacque per l’appunto il 2 dicembre 1923 a New York. Un palinsesto per il quale è stato aperto l’hashtag #veronacallas100 e sul quale al momento viene mantenuto riserbo. Le sorprese saranno a breve svelate dal Presidente, ideatore e infaticabile organizzatore, il Direttore d’orchestra Maestro Nicola Guerini.  

Ma c’è un’altra data significativa e imprescindibile per il festival, che rende duplice il claim “Happy Birthday Maria Callas!”: il 2 agosto, giorno in cui il soprano debuttò all’Arena di Verona facendo definitivamente spiccare il volo alla sua carriera. Così, il 2 agosto di ogni anno ci si dà appuntamento all’Hotel Due Torri, struttura che trasuda Storia perché vi hanno soggiornato, tra gli altri, Mozart, Goethe, Wagner, Proust, Ruskin e i divi odierni della musica lirica e rock.

Il Premio Internazionale ‘Maria Callas’ si rinnova da nove anni e non si risolve nel riconoscimento alla carriera di una star, ma intende significare qualcosa di più. La bellissima statuetta, creazione originale dell’artista Albano Poli, rappresenta infatti la volontà di mantenere viva e divulgare la migliore tradizione operistica italiana. Il concetto è che «senza memoria non si possa vivere il presente né progettare il futuro» ha riassunto il Maestro Guerini, che ha proseguito: «un omaggio non solo a Maria Callas, ma al nostro sentire comune, a quello che siamo noi perché dentro i nostri cromosomi ci deve sempre essere la cultura». Il valore dato alla memoria, lontana e recente, ruota quindi attorno a un punto focale, a quel «noi» sottolineato da Guerini che accomuna, che unisce, che rende subito amici. Nella Sala Casarini, come ogni anno gremita ai limiti della capienza, si è pertanto ripetuto il festoso rito collettivo alla presenza di autorità civili militari e religiose assieme a tanti melomani.

 

IL POMERIGGIO ALLA SALA CASARINI
Il pomeriggio è stato aperto dalla stessa Callas, cui ha prestato viso e voce l’attrice Laura Murari per un breve racconto proceduto per tappe emozionali. Sono stati evocati i primi momenti della nascita del mito, quando la giovane Maria Anna Cecilia Sofia Kalos (il cognome  Kalogheropoulou(s) era stato contratto dal padre quando arrivò negli USA, e in seguito lo trasformò in Callas) si recò in un appartamento di Central Park per un’audizione di Gioconda da eseguire all’Arena di Verona. La giovane Maria fu scelta al posto della protetta di Toscanini. Partì per l’Italia senza una lira in tasca, portando con sé una valigia di cartone contenente pochi oggetti e tanti sogni. In quel viaggio, in nave fino a Napoli e poi in treno fino in Veneto, Maria si giocava tutto: la scrittura era per quattro recite a 40 mila lire. A Verona venne accolta come una di famiglia da Giovanni Zenatello, lo stesso che, pochi anni prima, nel 1913, ebbe l’idea rivoluzionaria, che finanziò di tasca propria, di trasformare l’antico anfiteatro nel più grande teatro all’aperto del mondo, con gli esiti che oggi ben conosciamo. Il 2 agosto 1947 Gioconda andò in scena con protagonista Maria Callas. Da lì iniziò la vera, inarrestabile ascesa stellare del soprano che entrò nella leggenda e cambiò per sempre il mondo della lirica.  

Tra i vari interventi, introdotti dal presentatore Massimo Coserini, il pronipote di Giovanni Zenatello, che porta lo stesso nome, ha ricordato qualche episodio della vita dell’illustre avo, scegliendo tra quelli più simpatici e particolari.

Spazio anche alla discendenza di Filippo Tommasoli, fotografo che immortalò il giovane soprano nella sua permanenza veronese (le immagini sono attualmente in mostra alla Gran Guardia, vedi notizia DeArtes qui), sapendone per primo valorizzare i tratti del viso che sarebbero diventati iconici.

IL PREMIO CALLAS 2023 A NICOLA MARTINUCCI
Finalmente, il momento clou, con la consegna del Premio Internazionale ‘Maria Callas’, quest’anno conferito al tenore Nicola Martinucci. Il quale ha più volte benevolmente redarguito quanti lo chiamavano Maestro, preferendo il solo nome di battesimo. «Non voglio essere chiamato Maestro perché non lo sono. Maestro di cosa? Io sono un cantante», ha spiegato Nicola con semplicità e schiettezza. La sua immensa voce, una tra le più notevoli al mondo del XX secolo, è risuonata ancora una volta attraverso i filmati che ne hanno ripercorso la straordinaria carriera, inframezzati da ricordi personali e aneddoti.

Nel racconto impostato dallo stesso Maestro Guerini e dal giornalista e critico musicale Davide Annachini, sono scorse le tappe artistiche del grande tenore osannano sui maggiori palcoscenici al mondo, dal Met alla Scala solo per citarne due, e celebre per l’uguaglianza del timbro senza mai una nota meno a fuoco di un’altra, la naturalezza della voce, il fraseggio, la recitazione, l’eleganza… Martinucci non ama la definizione di tenore drammatico e preferisce “eroico”, parola esaustiva per riassume il suo repertorio d’elezione, la sua concezione del personaggio, la sua linea interpretativa.

«Noi siamo fragili, la gente non lo sa. Non sa quello che c’è dietro, vede solo il prodotto finito. Quando a un cantante cedono i nervi, è la fine» ha confidato il tenore ricordando che anni fa in Arena entravano 25 mila persone. Dinanzi a questo pubblico Martinucci si è più volte presentato, in vari titoli. Ma è soprattutto vestendo i panni di Radamés in Aida per ben dodici stagioni che ha lasciato un ricordo indelebile. «In Arena non spingevo, questo era il mio segreto […]. Ho anche cantato Aida sotto le piramidi: una grande emozione. Dicono, non so se sia vero, che io sarei il tenore che ha cantato più Aide al mondo».

«Otello? L’ho fatto solo quattro volte. La voce l’avevo ma poi l’ho tolto dal repertorio. Però l’ho inciso e non è venuto male!» ha chiosato il cantante. «In quali opere mi trovavo meglio? Aida, Turandot, Andrea Cheniér, Forza del destino, Pagliacci…. Pagliacci lo avrei dovuto fare alla Scala al posto di Pavarotti: lessi la notizia sul giornale e io non ne sapevo nulla. Nessuno me lo aveva detto!» Infine, un piccolo punto di meritato orgoglio: «A 82 anni mi ha chiamato il San Carlo di Napoli per cantare in Turandot, non Calaf ma Altoum. All’inaugurazione, eh! – ha sottolineato Martinucci con soddisfazione – Ho accettato, ma senza percepire il cachet, solo le spese»

È poi arrivata la consueta telefonata a sorpresa di un’altra stella, in questa circostanza Giovanna Casolla che ha condiviso tanti applausi assieme al tenore, e sono affiorati sprazzi della vita privata del premiato nell’affettuoso videoclip della figlia Leyla Martinucci, anche lei affermata cantante. Il tenore ha infine confidato: «Io sono di Taranto. Eravamo cinque fratelli e lavoravamo il ferro. Ho girato tutto il mondo. Ora abito vicino Roma, ogni tanto vado all’opera ma non mi attira più molto. I giovani non sanno niente e vogliono arrivare subito. È triste, è triste». Un attimo di malinconia subito stemperato nell’allegria del brindisi, nelle degustazioni, nelle fette di torta ispirata alla ricetta prediletta dalla Callas, a concludere quella che dicevamo essere una festa. Elegante e di elevato valore artistico, ma prima di tutto una festa, tra amici, tra amanti dell’opera e dei miti che la rendono immortale.

Report di Maria Luisa Abate
Visto alla Sala Casarini – Hotel Due Torri, Verona, il 2 agosto 2023
Foto: MiLùMediA for DeArtes