Recensione di Paola Rossetti. Clusone. Prima esecuzione in epoca contemporanea: Giovanni Legrenzi, Vespro solenne «Assumpta es Maria in coelum» dai Sacri e festivi concenti, opera nona.
Nel 1667 veniva pubblicata a Venezia da Francesco Magni Gardano l’opera nona di Giovanni Legrenzi, i Sacri e festivi concenti, messa e psalmi a due chori: composizione sulla quale la storia ha fatto calare un ingiusto silenzio, subito da una parte non secondaria della produzione del compositore nativo di Clusone. A tre secoli e mezzo di distanza Giovanni Acciai e Ivana Valotti, ideatori del Festival musicale internazionale «Musica Mirabilis», dedicato al musicista, hanno voluto ridare vita a queste pagine di sublime musica, con la prima esecuzione in epoca contemporanea del Vespro solenne Assumpta es Maria in caelum, tratto dalla stessa opera nona.
L’evento si è svolto, in un’atmosfera celebrativa, nella splendida basilica di Santa Maria Assunta, affollata per l’occasione, il 14 agosto 2026. Molti i motivi per festeggiare: a cominciare dalla data del concerto, inaugurativo del Festival, quasi perfettamente coincidente con il quattrocentesimo «compleanno» di Giovanni Legrenzi, nato nella prima decade di agosto del 1626. Ulteriore coincidenza, la festività agostana dell’Assunta, patrona di Clusone, e il culto mariano magnificato dalla musica eseguita.
Come è stato sottolineato negli interventi introduttivi – da parte di Dario Cortiana, responsabile di Area sviluppo turismo e Cultura del Comune di Clusone; di monsignor Giuliano Borlini, già arciprete di Clusone; di Alessandra Tonsi, assessore alla Cultura del Comune di Clusone; di Giovanni Acciai, responsabile con Ivana Valotti della direzione artistica del Festival – tali coincidenze non sono frutto del caso. Il Festival, alla quinta edizione, è stato avviato nel 2022 con l’intento di arrivare alla pluricentenaria ricorrenza legrenziana avendo nel frattempo fatto accrescere la consapevolezza del posto occupato de facto, nella storia della musica, da questo compositore molto stimato in Italia ed oltralpe nei suoi anni di attività e parodiato da illustri colleghi come Johann Sebastian Bach.

Solenne, a passi ritmati come in una processione, l’ingresso dei componenti delle formazioni vocali More Antiquo e Nova Ars Cantandi, del maestro all’organo Ivana Valotti e del maestro di concerto Giovanni Acciai. Gli interpreti hanno preso posto nel presbiterio della basilica, accompagnati dalle note dell’Aria di Firenze o Ballo del Granduca: cinquecentesca composizione oggetto di infinite trascrizioni, ampiamente circolata nel Seicento, eseguita dall’ensemble strumentale La Pifarescha. Una compagine di specialisti in repertori fra loro diversi, dunque, quella che ha ridato vita all’opera nona di Legrenzi, riunitasi in un percorso di studio ed interpretazione, per presentare al pubblico una complessa partitura.
Parte della Liturgia delle ore, celebrati al crepuscolo, i Vespri iniziavano sempre con il versetto Deus in adjutorium meum intende, dal salmo 69 (secondo la numerazione della Vulgata latina), seguito da cinque salmi dal Vecchio Testamento, ciascuno preceduto e seguito dall’intonazione di un breve canto (antifona). Il Vespro Assumpta es Maria in caelum è stato realizzato attingendo tutti i brani che lo compongono ai Sacri festivi concenti di Legrenzi. I cinque salmi previsti per la festa dell’Assunzione della Beata Vergine sono (oltre al canonico Domine ad adjuvandum): Dixit Dominus, Laudate pueri, Laetatus sum, Nisi Dominus e Lauda Jerusalem. A seguire, l’inno Ave, Maris stella e il Magnificat, tradizionale cantico vespertino legato alla figura di Maria.
Tre brani di Girolamo Frescobaldi (1583-1643), ferrarese organista presso la Cappella Giulia di S. Pietro in Roma (e, come Legrenzi, protetto da un Bentivoglio), hanno intercalato le pagine legrenziane.
La seconda Toccata in g dal secondo libro di Toccate (1627), eseguita all’organo come di consueto nell’uso liturgico, ha preceduto l’intonazione del Vespro vero e proprio.

A separare la sequenza dei Salmi dai successivi Magnificat e Amen, Ivana Valotti ha quindi eseguito di Frescobaldi il Recercar con obligo di cantare la quinta parte senza tocarla, dai Fiori musicali (1635). Sopra la parte strumentale, il tenore Gianluca Ferrarini ha intonato più volte la semplice invocazione «Sancta Maria, ora pro nobis»: una realizzazione nel solco di un altro grande compositore, Claudio Monteverdi, la cui Sonata sopra Sancta Maria dal celebre Vespro della Beata Vergine (1610) presenta una simile interazione fra voce singola e parti strumentali. Il brano eseguito da Valotti e Ferrarini costituisce una scelta artistica e musicologica atta a sottolineare legami di affinità fra Legrenzi e i grandi che lo precedettero.
Infine, di Frescobaldi, l’inno Ave, Maris Stella, tradizionale nel culto mariano ma assente nell’opera nona di Legrenzi, è stato presentato con i versetti eseguiti alternativamente in canto piano e sulla tastiera dell’organo.
Antifone, versicoli, capitoli ed orazioni in canto piano del Vespro sono stati intonati dai gregorianisti dell’ensemble More Antiquo, diretto da Giovanni Conti, che con grazia hanno porto all’ascolto la voce di un solo uomo, intrisa di pathos e di reverenza. Gli otto membri di Nova Ars Cantandi, suddivisi in due formazioni speculari, hanno invece realizzato con perizia, sicurezza ed espressività le parti polifoniche scritte da Legrenzi che, secondo le notizie storiche disponibili, nell’opera nona si è cimentato per la prima volta con la tecnica dei «cori spezzati». Legato in primis alla tradizione polifonica sviluppatasi in San Marco a Venezia, il termine si riferisce alla suddivisione dei cantori in semicori che, dialogando, si alternavano creando straordinari effetti stereofonici.

A Clusone la disposizione fisica degli interpreti ha tenuto conto della partitura e dell’acustica della basilica, con la finalità di ricreare il suono immaginato da Legrenzi. Gli strumentisti de La Pifarescha hanno, dal canto loro, fornito un terzo «coro» dal suono ricco e brillante, che ha contribuito a ricostruire quell’altrettanto sfavillante colore sonoro che dalla Venezia dei Gabrieli arriva fino a parti della Messa in si minore di Johann Sebastian Bach. Convincente, quindi, la scelta degli ideatori del programma di sostituire il consort degli archi indicati da Legrenzi con due cornetti, in luogo dei violini, una bombarda e due tromboni in luogo delle viole contralto, tenore e basso.
La cura dei minimi dettagli, oggetto di uno sforzo corale (osservabile anche nelle ultime prove) da parte del Maestro di concerto e degli artisti, ha garantito trasparenza e intelligibilità del testo musicale, chiarezza dell’assetto metrico, eccellente bilanciamento dei piani sonori.

L’ascolto di un Vespro, nella sua peculiarità organizzativo-formale, in particolare di questo Vespro realizzato per la ricorrenza legrenziana, è una straordinaria occasione per osservare come conservazione (il canto piano ecclesiastico, consacrato dal tempo) e invenzione (i «cori spezzati», le arditezze armoniche in funzione retorica, di illustrazione del significato emotivo del testo) siano gli assi portanti di un’esperienza intellettuale unitaria, ove le contraddizioni si sciolgono. Similmente, sul piano testuale, lo stridore fra la dolcezza di Maria e la severa immagine veterotestamentaria di un Dio trionfatore, ma implacabile punitore, si è dissolto nel lavoro interpretativo di Giovanni Acciai e colleghi, che hanno permesso al pubblico di cogliere una meravigliosa, catartica unità nella diversità.
Recensione di Paola Rossetti
Clusone (BG), basilica di Santa Maria Assunta, 14 agosto 2026
Foto Matteo Gamberini
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GLI INTERPRETI

NOVA ARS CANTANDI: Alessandro Carmignani (canto primo), Giovanni Oldani (canto secondo), Salvo Disca (alto primo), Leonardo Malara (alto secondo), Gianluca Ferrarini (tenore primo), Luigi Tinto (tenore secondo), Marcello Vergetto (basso primo), Enrico Bava (basso secondo)
LA PIFARESCHA: Andrea Inghisciano (cornetto), David Brutti (cornetto), Ermes Giussani (trombone alto), Mauro Morini (trombone tenore), David Yacus (trombone basso)
MORE ANTIQUO: Claudio Accorsi, Luca Dellacasa, Davide Galleano, Pietro Magnani, Marco Marasco, Luca Ronzitti; direzione Giovanni Conti
Ivana Valotti, organo
Giovanni Acciai, Maestro di concerto

