Recensione di Nadia Giori. Una ventata di rinnovamento ad ArtVerona: dalle Gallerie coreane alla dimensione filosofico – buddista di Huang Zhe, visual artist cinese .

Un’edizione dal sapore inaspettato, quella di ArtVerona 2026. Pur muovendosi tra nomi consolidati e filoni ormai noti, soprattutto attraverso le gallerie storiche che ripropongono i propri artisti di punta, quest’anno si riscontra una presenza orientale importante e per niente scontata: quella dell’arte coreana.
ArtVerona ha scelto infatti di dedicare un’intera sezione, A Wave Zone, alle gallerie coreane. Una selezione che comprende realtà già attive a livello internazionale e gallerie emergenti, portando uno sguardo nuovo, forse non del tutto inedito nel panorama delle manifestazioni d’arte contemporanea, ma certamente capace di segnare un cambio di rotta della fiera veronese.

Ciò che ci ha colpiti maggiormente è stata la volontà di queste gallerie di farsi conoscere e di instaurare un vero e proprio dialogo con il pubblico. E questo non soltanto con chi si avvicina alle opere per ragioni di mercato, ma anche con gli appassionati, curiosi di scoprire linguaggi, riferimenti culturali e sensibilità differenti. Con molti di questi curatori e con gli artisti presenti era possibile confrontarsi su tecniche, materiali, intenzioni comunicativa, rendendo la visita un’esperienza estremamente stimolante e partecipata.

Oltre alla sezione dichiaratamente dedicata all’arte asiatica, in fiera non sono mancate opere che richiamano, per soggetti e forme, l’immaginario dell’Estremo Oriente: ritratti e sculture caratterizzati da tratti somatici specifici, ma anche manufatti che evocano architetture e suggestioni del Sol Levante.

Fra gli artisti presenti in fiera, abbiamo avuto anche l’occasione di dialogare con Huang Zhe, visual artist cinese che lavora tra Francia e Italia, che con un italiano impeccabile e una cordialità che ha reso l’incontro particolarmente piacevole, ci ha illustrato le proprie opere, alcune delle quali hanno vinto più di un premio in occasione di questa edizione.
Nel suo lavoro più che dichiarati riferimenti visivi all’oriente, abbiamo riferimenti alla dimensione filosofica buddhista, come ha spiegato lo stesso artista, attraverso la quale indaga la difficoltà di trovare un equilibrio tra la libertà individuale e le richieste della società. Il tutto invaso da una quasi totalizzante presenza del colore verde, che l’artista stesso definisce un indicatore di “calma e disagio” suscitando nell’osservatore sensazioni contrastanti.

Ogni anno ArtVerona (fiera 9 – 11 ottobre 2026 vedi qui) offre spunti interessanti, regalando un assaggio delle direzioni che stanno prendendo non soltanto l’arte contemporanea, ma anche il mercato che le ruota attorno. Quest’anno, però, la finestra sembra essersi allargata, lasciando entrare un mondo che, almeno nelle edizioni precedenti, appariva pressoché inesistente. Questa apertura ha dato alla fiera un sapore nuovo, rendendola più stimolante e coinvolgente, e forse è proprio questo il valore più interessante dell’edizione 2026: la capacità di offrire qualcosa di diverso anche a chi, come noi, visita una fiera d’arte non da collezionisti, ma da appassionati.


Recensione di Nadia Giori
Verona, ottobre 2026
Immagini dell’allestimento: Foto N.G.

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