Di Maria Luisa Abate. Mantova, Palazzo Te: annunciata la grande mostra di fine estate. Capolavori e oggetti rari e stupefacenti nella Villa di Giulio Romano.

Un Caravaggio in arrivo a Mantova, il Bacchino malato che è stato scelto come immagine guida. E poi due disegni di Leonardo dedicati a fenomeni naturali quali una frana in montagna e un’alluvione. Ancora, opere di Arcimboldo e dei due Carracci oltre a capolavori di altri maestri della pittura e della scultura di varie epoche, iniziando dalla celebre Diana Efesina in alabastro e bronzo accostata alla sua versione cinquecentesca fatta per il giardino di Fontainebleau. Una sezione rara dedicata agli automi e quindi al gioco e alla meraviglia, assieme a rarità come fossili e reperti che in antichità, con le loro forme strane, venivano considerati degli scherzi della natura. Una carrellata di artisti tra i più importanti di sempre, che hanno rapportato la loro inventiva a quella della natura creatrice, dal Cinquecento attraversando i secoli fino a giungere alla contemporaneità (dettaglio opere vedi il comunicato qui di seguito).

Una mostra dal respiro non solo mantovano, non solo italiano ma allargato all’Europa. Bisognerà attendere il prossimo settembre 2026 per poter ammirare, a Palazzo Te a Mantova dove rimarrà allestita fino al 2027, “Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio”, mostrapresentata lo scorso 31 marzo da Stefano Baia Curioni direttore di Fondazione Palazzo Te; Giovanni Pasetti presidente di Fondazione Palazzo Te; Barbara Furlotti e Guido Rebecchini curatori in collegamento video; Michele De Lucchi architetto cui si deve l’allestimento; il sindaco di Mantova Mattia Palazzi.

Una mostra che – ci permettiamo sottolineare, caso più unico che raro – dà autentico significato alla parola inflazionata “dialogo” che oggi imperversa nel tentativo di giustificare qualsiasi prodotto contemporaneo piazzato a casaccio in un contesto storico. A Mantova invece il dialogo si preannuncia vero, profondo, motivato, ricco di significati e soprattutto siamo certi risulterà comprensibile al pubblico. Ciò grazie alla visione illuminata di Stefanio Baia Curioni che prosegue nel filone espositivo di approfondimento, e di trasposizione nel presente, di concetti antichi correlati alla natura, che si trovano evidentissimi a Palazzo Te, Villa dei Gonzaga ideata, progettata architettonicamente, decorata e affrescata da Giulio Romano. Un fil rouge che lega la mostra di futura apertura al precedente capitolo dedicato alle Metamorfosi conclusosi lo scorso anno (vedi qui) eche è proseguito con l’intervento di Isaac Julien in corso fino al 31 maggio(vedi qui), una installazione video assolutamente da vedere, che ha affascinato anche la scrivente generalmente più propensa alle espressioni classiche. Un’opera che accosta, anzi assimila, alberi e boschi a pareti affrescate, e una capsula spaziale a quella spinta propulsiva in avanti, verso la conoscenza e le possibilità del mezzo artistico, impressa nel Cinquecento da Giulio Romano. Analoga “rampa di lancio” in settembre darà il via ad una nuova esplorazione – temporale – del rapporto tra natura e cultura. 

La presentazione in anteprima si è svolta nella Sala dei Cavalli, le “Ferrari” dell’epoca, invidiati da tutte le corti europee. Una marcia da Formula 1 innestata anche da Stefano Baia Curioni, il quale ha spiegato che la mostra va a illustrare ed espandere una traiettoria narrativa che riguarda quanto si ravvisa negli affreschi del palazzo, creando risonanza tra tempi diversi. Una mostra concentrata sul sorgere specifico in Europa del binomio natura/cultura. La prima, con la sua dimensione misteriosa, un enorme giacimento le cui leggi profonde devono essere indagate dalla mente umana. Quindi, da un lato un’entità silente che chiede di essere sondata e dall’altra parte la mente (scientifica e artistica) che la elabora. Relativamente recente infatti, è la distinzione netta tra cultura e natura, di cui nell’antichità non c’è traccia e che nel presente necessita di essere ridisegnata, ha proseguito Baia Curioni. «La mostra è invenzione di un’idea di natura che diventa architrave del pensiero moderno».

L’esposizione si avvarrà di prestiti importanti che certificano la qualità del progetto, come ha spiegato lo stesso Baia Curioni, soddisfatto di non avere ricevuto alcun rifiuto dai prestatori: «qui a Palazzo Te non abbiamo quadri da scambiare ma solo progetti da proporre e questo è stato accolto a livello europeo».

[Da sinistra: Nichele De Lucchi e Stefano Baia Curioni]

Presupposto rafforzato dalle parole dei curatori Barbara Furlotti e Guido Rebecchini, in collegamento da Londra, i quali hanno confermato che la mostra nasce dalla domanda: “cos’era la natura nel 500? Come ci si rapporta ad essa?”. Il duo curatoriale ha iniziato dal pensiero che la natura sia strettamente connessa ai problemi degli uomini, cambiati nel corso dei secoli. Il loro sguardo si è soffermato su alcune modalità, a partire dall’idea della natura animata, che ha in sé una volontà e una capacità creatrice, che ha un disegno e che si divide tra due forze: natura generatrice e natura distruttrice. Un rapporto che per l’uomo non è automatico ma si scopre.
Si desume quindi che in mostra vedremo le esigenze della scienza moderna combaciare con le riflessioni degli studiosi del Cinquecento, generando, oggi come allora, meraviglia, stupore, novità.

Un percorso espositivo che avrà un valore aggiunto nel concept di allestimento a firma del grande architetto Michele De Lucchi, prestatosi generosamente perché intrigato dalla sfida suggerita allo stesso titolo della mostra, da quell’inventare la natura che lo ha spinto a una riflessione quanto mai contemporanea. Il peso fisico dei manufatti dell’uomo, come gli edifici, ha superato il peso dei manufatti della natura, come gli alberi, ha detto l’archistar. E ha aggiunto: «quando studiavo all’università le parole ecologia o sostenibilità non si sentivano mai. Oggi invece la natura è al centro». I bozzetti del suo allestimento attingono a strutture antiche e prevedono una serie di gazebi formati da drappeggi che contorneranno le opere e inviteranno a circoscrivere lo sguardo su di esse. Nella cultura darwiniana, ha proseguito De Lucchi, l’uomo è generato dalla natura e abbiamo proprio bisogno di inventare una nuova relazione tra uomo e natura. «Con un titolo così, non era da pensare nemmeno un secondo se accettare l’incarico!»

Report di Maria Luisa Abate
Mantova, Palazzo Te, 31 marzo 2026
Immagini della conferenza stampa: MiLùMediA for DeArtes

AVVERTENZA
È fatto divieto a giornali e blog di pubblicare integralmente o parzialmente questo articolo o utilizzarne i contenuti originali senza autorizzazione espressa scritta della testata giornalistica DeArtes
(
direttore@deartes.cloud).
La divulgazione è sempre consentita, liberamente e gratuitamente sui rispettivi canali, a Teatri, Festival, Musei, Enti, Fondazioni, Associazioni ecc. che organizzano od ospitano gli eventi, oltre agli Artisti e agli Autori direttamente interessati.
Grazie se condividerete questo articolo sui social, indicando per cortesia il nome della testata giornalistica DeArtes e il nome dell’Autore.



[Giuseppe Arcimboldo, Scherzo di ortaggi (L’Ortolano) 1587-90 Cremona, Museo Civico Ala Ponzone. Crediti @ Archivio Pinacoteca Ala Ponzone Cremona]

INVENTARE LA NATURA
LEONARDO, ARCIMBOLDO, CARAVAGGIO
Mantova, Palazzo Te
26 settembre 2026 – 10 gennaio 2027
A cura di Barbara Furlotti e Guido Rebecchini

Fondazione Palazzo Te presenta la mostra “Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio” in programma dal 26 settembre 2026 al 10 gennaio 2027 nelle sale monumentali, a compimento dell’anno del Cinquecentenario.

In dialogo con l’eccezionale apparato decorativo ideato da Giulio Romano, l’esposizione a cura di Barbara Furlotti e Guido Rebecchini celebra il rapporto tra mondo naturale, produzione artistica e cultura della corte nel Cinquecento.

Opere di grandi artisti come Leonardo, Arcimboldo, Annibale e Agostino Carracci, e Caravaggio, insieme a una ricca selezione di sculture, disegni, oggetti preziosi, materiali esotici e automi in prestito dalle principali istituzioni museali italiane ed europee, condurranno il visitatore all’esperienza della natura come fenomeno da indagare attraverso scienza, arte e tecnologia.

«Proseguendo nella lettura dei segreti inscritti nella narrativa pittorica e architettonica di Palazzo Te, siamo passati dalla Metamorfosi alla Natura – dichiara Stefano Baia Curioni, direttore di Fondazione Palazzo Te –. In questa mostra, profondamente in dialogo con il palazzo, esploriamo il comporsi cinquecentesco dell’idea e della rappresentazione della natura come “altro” dall’umano, meraviglioso e conquistabile, destinato a plasmare la modernità. Una visione di cui è necessario tracciare l’origine anche per arrivare oggi ad un suo superamento».

In continua tensione tra meraviglia e timore, smarrimento e desiderio di controllo, il percorso espositivo, che include la spettacolare Camera dei Giganti, dà vita a una riflessione accurata e sorprendente sul rapporto tra arte e natura. In sette sezioni tematiche –intitolate Creare, Distruggere, Sorprendere, Conoscere, Riprodurre, Stupire, Animare – vengono presentate le diverse visioni della natura compresenti nella cultura rinascimentale: da strumento della volontà divina a forza distruttrice, da dimensione di interesse scientifico e collezionistico a oggetto di curiosità e fonte di intrattenimento della corte, passando attraverso la ricerca artistica come mezzo per comprendere, controllare e imitare la natura.

[Leonardo da Vinci, Una tempesta. 1512-18 Windsor, Royal Collection Crediti © Royal Collection Enterprises Ltd 2026 Royal Collection Trust]

In occasione della mostra Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio, Fondazione Palazzo Te promuoverà un calendario di attività educative e di mediazione, incontri ed eventi performativi, rinnovando le collaborazioni con le associazioni culturali del territorio e coinvolgendo altre realtà, tra cui Orti Mantovani, Interno Verde e Orticola, che valorizzano il mondo botanico e ne promuovono la conoscenza. Queste collaborazioni nascono con l’obiettivo di creare occasioni di incontro tra il patrimonio artistico e le pratiche contemporanee legate alla cura dell’ambiente, e confermano Palazzo Te come centro di produzione culturale, luogo di promozione e sviluppo di pensiero.

In questa prospettiva, Fondazione Palazzo Te ha inteso confrontarsi con alcune importanti istituzioni cittadine e del territorio, in grado di proporre al visitatore un’ulteriore offerta espositiva attraverso le proprie collezioni museali e naturalistiche permanenti. Con Palazzo Ducale di Mantova, Palazzo D’Arco, la Biblioteca Teresiana, il Liceo Classico Virgilio, la Riserva Naturale Statale Bosco Fontana – Comune di Marmirolo si evidenzierà un percorso cittadino alla scoperta della natura nelle sue molteplici forme e interpretazioni artistiche.

«La città di Mantova ha sempre vissuto la natura in modo peculiare – commenta Giovanni Pasetti, presidente di Fondazione Palazzo Te –. La natura ha consentito la sua difesa e la sua vita dall’alto Medioevo in poi. Oggi gli innumerevoli percorsi naturali che la segnano sono parte integrante della sua bellezza. La mostra a Palazzo Te vuole aprirsi a quei luoghi peculiari che nel nostro territorio determinano un connubio tra storia, arte e collezioni che hanno la loro base nell’esperienza di incontro con la fauna e la flora, creando in questo modo una rete in cui i singoli manufatti, evidenze naturali e capolavori architettonici si uniscono nel segno di una Wunderkammer estesa e coinvolgente».


[Manifattura tedesca o polacca, Orologio a globo da tavolo con automa a forma di turco. Prima metà sec XVII. Milano, Museo Poldi Pezzoli Crediti © Milano, Museo Poldi Pezzoli]

IL PERCORSO ESPOSITIVO

1. CREARE | Camera degli Stucchi

Nella prima sezione Creare sono presentate le opere che celebrano la forza generatrice della natura attraverso la rappresentazione della Dea Natura, riprodotta più volte anche nelle decorazioni ad affresco di Palazzo Te. L’effigie di Diana Efesina in alabastro e bronzo (Museo Archeologico Nazionale di Napoli), uno dei più importanti esemplari giunti fino a noi dall’antichità, è posta in dialogo con la versione cinquecentesca eseguita da Niccolò Tribolo per il giardino del palazzo di Fontainebleau e con il grande disegno di Francesco Primaticcio Scene della storia di Proserpina con Erme di Priapo, Cerere, Cibele e Bacco (Museo del Louvre) che unisce la Dea Natura a invenzioni giuliesche desunte dalla villa gonzaghesca. Nella Camera degli Stucchi sono inoltre presentate le opere dell’artista contemporanea Christiane Löhr Drei Quader e Bogenform und kleine Erhebung (Acquisizione FAI Fondo per l’Ambiente Italiano – Villa e Collezione Panza, donazione dell’artista).

2. DISTRUGGERE | Camera degli Imperatori e Camera dei Giganti

Nella seconda sezione Distruggere viene mostrato il volto temibile dei fenomeni incontrollabili e temibili della natura. Qui gli iconici disegni di Leonardo da Vinci Tempesta e Frana (Royal Collection) sono esposti accanto ad altre opere di fondamentale importanza per la cultura cinquecentesca che mostrano lo scatenarsi della natura, come il dipinto L’alluvione del Colmeda di Jacopo Bassano (Chiesa di Santa Maria degli Angeli di Feltre) ei bozzetti in stucco e terracotta di Niccolò Tribolo e Giambologna. Nella stessa sala, lo straordinario arazzo su cartone della bottega di Raffaello San Paolo in prigione (Terremoto) (Musei Vaticani) immagina il terremoto come un gigante che scuote il sottosuolo e introduce il visitatore alle imponenti figure della successiva Camera dei Giganti, in cui la forza dirompete dei titani sconvolge l’ordine naturale che solo l’intervento di Giove può ripristinare.

3. SORPRENDERE | Camerino delle Grottesche

Nella terza sezione Sorprendere, nel prezioso Camerino delle Grottesche, viene ricreata l’atmosfera suggestiva delle grotte con fontane tipiche dei giardini rinascimentali. Tre magnifici bronzetti in prestito dal Museo del Bargello, provenienti dalla Villa Medicea di Castello – Gufoe Fagiana attribuiti a Bartolomeo Ammannati, Aquilaattribuito a Giambologna – evocano questi ambienti dedicati per eccellenza allo svago della corte.

4. CONOSCERE | Camera dei Candelabri

La quarta sezione Conoscere esplora l’approccio descrittivo e scientifico cinquecentesco alla natura e il collezionismo naturalistico. Aristocratici e scienziati commissionavano disegni di piante e animali, di cui sono qui presentati alcuni eccezionali esempi provenienti, tra gli altri, dalla Biblioteca Universitaria di Bologna e dalle collezioni medicee. Accanto alla raccolta di disegni sono esposte le magnifiche tele La pescivendoladi Vincenzo Campi (Pinacoteca di Brera), Natura mortadel Maestro di Hartford (Galleria Borghese), Ritratto di botanicodi Bartolomeo Passerotti (Galleria Spada)e il volume Historia naturale di Ferrante Imperato (Biblioteca Comunale Teresiana di Mantova). Al cuore di una fitta rete di rapporti tra scienziati naturali, collezionisti aristocratici e mercanti si trovava il bolognese Ulisse Aldrovandi, il quale formò un museo naturale nel suo palazzo bolognese e affrontò il problema della catalogazione dell’immensa varietà della natura attraverso immagini dipinte e a stampa. Tali immagini venivano raccolte in album che erano poi conservati in studioli e gabinetti scientifici, di cui si ricrea in questa sala l’atmosfera.

5. RIPRODURRE | Camera delle Cariatidi

Il percorso prosegue con la quinta sezione Riprodurre, dove sono esposti alcuni tra i più sensazionali tentativi intrapresi da artisti del Cinquecento di riprodurre con precisione scientifica le forme naturali. Bronzi, ceramiche e calchi mostrano come arte e studio naturalistico si influenzassero reciprocamente, trasformando elementi della natura in oggetti artistici e mostrando la permeabilità tra opere d’arte e studio naturalistico. Si possono ammirare i bronzi di Andrea Riccio (Museo Correr), le ceramiche della cerchia di Bernard Palissy (Museo del Louvre), i calchi sperimentali in argento attribuiti a Wenzel Jamnitzer (Ashmolean Museum di Oxford), veri e propri doppi di lucertole, granchi e piante. Un raro ritratto di Wenzel Jamnitzerdell’artista Nicolas de Neufchatel (Museo di Arte e Storia di Ginevra) è accompagnato da una spettacolare selezione di suoi oggetti.Queste opere propongono un nuovo linguaggio decorativo capace di stupire i committenti e suggeriscono la possibilità di trasformare la natura in un manufatto artistico.

6. STUPIRE | Sala dei Capitani

Nella sesta sezione Stupire spiccano capolavori come Autoritratto in veste di Bacco di Caravaggio (Galleria Borghese) e i dipinti di Giuseppe Arcimboldo Ortolano (Museo Civico Ala Ponzone di Cremona) e Il cuoco (Museo Nazionale di Stoccolma), accompagnando il visitatore all’interno della dimensione della corte, dove l’attitudine verso la natura assume la doppia valenza di gioco e meraviglia.

Nella Sala dei Capitani viene inoltre ricreata una spettacolare Wunderkammer (letteralmente “stanza delle meraviglie”), una collezione rinascimentale e barocca di oggetti rari e curiosi, in cui figurano stravaganti preziosità realizzate a imitazione della natura o in materiali naturali come uova di struzzo, noce di cocco, nautilus, dente di narvalo e pezzi espressione dell’interesse per il collezionismo su scala globale. Qui figurano le opere di Teodoro Ghisi Ara ararauna (Biblioteca Universitaria di Bologna) e di Agostino Carracci Triplo ritratto di Arrigo peloso, Pietro matto e Amon nano (Museo di Capodimonte)elo straordinario disegno di AnnibaleCarracci Studio di scimmia (British Museum), che testimoniano l’interesse per animali esotici e fenomeni insoliti.

7. ANIMARE | Camera delle Vittorie

Il percorso di mostra si conclude con la settima sezione Animare che presenta nella Camera delle Vittorie automi e meccanismi complessi creati per imitare suoni e movimenti della natura. Gli automi qui esposti sono tra i più interessanti prodotti di precisione destinati alle corti europee e anticipano in qualche modo la moderna robotica. Si possono notare, tra gli altri, il trofeo di caccia opera di Joachim Friess, Diana cacciatrice (Pinacoteca Ambrosiana) e l’Orologio con automa a torre per Ferrante Gonzaga di Castiglione di Nikolaus Schmidt il Vecchio. Inoltre, sono presenti le manifatture tedesche: Orologio a globo da tavolo con automa a forma di turco, Automa a forma di orso con un domatore turco e Automa a forma di struzzo.

Il progetto di allestimento della mostra è curato da AMDL Circle e Michele De Lucchi: piccole architetture in metallo e tessuti di pregio definiscono lo spazio espositivo in dialogo discreto con gli affreschi di Giulio Romano. Il progetto grafico è di Ludovica Niero. L’esposizione sarà arricchita dalla pubblicazione di un catalogo edito da Marsilio.

La mostra Inventare la natura. Leonardo, Arcimboldo, Caravaggio è prodotta dal Comune di Mantova e Fondazione Palazzo Te, con il patrocinio di FAI Fondo per l’Ambiente Italiano, con il contributo di Fondazione Banca Agricola Mantovana e Fondazione Comunità Mantovana, con la Media partnership di Gruppo Editoriale Athesis e Adnkronos, con il supporto tecnico di Gruppo Saviola, con il supporto di Amici di Palazzo Te e dei Musei Mantovani, in sinergia con Mantova Città d’Arte e di Cultura.

C.S.M.
Tratto da comunicato stampa 31 marzo 2026

INVENTARE LA NATURA
LEONARDO, ARCIMBOLDO, CARAVAGGIO
26 settembre 2026 – 10 gennaio 2027

Palazzo Te
Viale Te 13 – 46100 Mantova
+39 0376 369198
www.palazzote.it
www.centropalazzote.it
https://www.facebook.com/FondazionePalazzoTe
https://www.instagram.com/palazzo_te