Recensione di Barbara Baroni. MantovaMusica: con tre concerti dedicati alle stagioni, tra avanguardia e tradizione, sono riprese le programmazioni di ‘Eterotopie’ e ‘Concerti della domenica’.

Una triade autunnale di eventi speciali nel tessuto sonoro, e anche nella danza; una costruzione coinvolgente sull’orizzonte storico e filosofico accomunata dal tema delle stagioni e del tempus fugit.

La musica prima del vulnus: pezzi evocativi di Castelnuovo-Tedesco e Vittorio Rieti, il sublime come ossimoro “dialogo sulla natura e i paesaggi toscani nella musica di due ebrei italiani all’inizio del XX secolo”, evento il 23 ottobre 2026 per MantovaMusica Eterotopie/ Inventare la musica. Titolo evocativo e filosofico “Paesaggi sublimi” nella ambientazione splendida della Sala dei cavalli di Palazzo Te. Protagonista la bravissima pianista Virginia Rossetti e con lo studioso Andrea Ranzato, profondo conoscitore della cultura ebraica, in collaborazione con Fondazione Palazzo Te e Associazione di cultura ebraica Man Tovà, in una interessantissima lezione-concerto. La pianista ha dimostrato un bel suono pieno e con coinvolgente nitidezza, d’eccezione sia sul piano tecnico che espressivo.

Si metteva in luce l’arte neoclassica e ricercata degli anni attorno al 1920, che guarda anche alla musica di Stravinsky, con cui Castelnuovo-Tedesco in seguito partecipò alla Cantata Genesis (1944-45). Il programma comprendeva di Mario Castelnuovo-Tedesco Tre poemi campestri op. 44, virtuosismo debussiano e raveliano. Era ispirato ai cipressi e alle stelle, e poi Vigneto, carducciano, e Le stagioni op. 33 ispirato a Debussy, come un’onda del tempo. L’Autore studiò con Ildebrando Pizzetti e fu molto apprezzato da Alfredo Casella e si ispirò alla musica ebraica e giudaico-spagnola creando moduli compositivi.

Si proseguiva con l’altro Autore amico e collega, preso dallo stesso triste destino dell’esilio: il neoclassico Vittorio Rieti (Alessandria d’Egitto 1898 – New York 1994), compaesano di Giuseppe Ungaretti, con Poema fiesolano (1921), brano che ricorda il sublime Poema fiesolano di Boccaccio e la Sera fiesolana e “Poema paradisiaco” di D’Annunzio, inoltre Tre marcie per le bestie (1920), estremamente ironico. Entrambi i compositori furono costretti a recarsi in USA a seguito delle leggi razziali fasciste del 1938. Emergono pagine naturalistiche ispirate ad insetti e animaletti, con enfasi del piano nei registri sonori estremi, instaurando un dialogo con Leonardo Da Vinci, esposto nella mostra “Inventare la natura. Leonardo Arcimboldo, Caravaggio” in corso proprio a Palazzo Te fino al 10 gennaio 2027 (recensione mostra vedi qui; report vedi qui)



Musica da paesi lontani e improvvisativa: la meraviglia della tradizione popolare, musica e danza uniti nel fascino della cultura iraniana, induista, anche con prime esecuzioni, e nel contemporaneo per MantovaMusica Eterotopie/Inventare la Musica sabato 24 ottobre, sempre nella evocativa atmosfera della Sala dei Cavalli di Palazzo Te. Musiche di John Cage e Alireza Gholamianoghami, con brani tradizionali iraniani ispirati alle stagioni, molto ben rilevati. Eterotopie ha proposto un nuovo spettacolo musicale e coreutico in collaborazione col progetto Compagnia Iuvenis Danza fondato e diretto da Giovanna Venturini e Greta Bragantini e con l’ottimo e assai personale pianista Leonardo Zunica, che ha bene interpretato il complesso intreccio, sottolineando le delicatissime sfumature. Un ben coordinato e geometrico rapporto tra suono raffinato degli strumenti e leggiadria dei danzatori, con bei costumi e affascinante coreografia. L’evento si ispira a John Cage da The season, balletto con piano dedicato anch’esso alle stagioni soprattutto nelle opere pianistiche. Una atmosfera spezzata, semplici suoni evidenziati e con dialogo, poi accordale, quasi come domande e ancora accordi, ma sempre limpido e argentino, un vero capolavoro. Cage meditava sulla filosofia induista e basava la musica sulla filosofia indiana delle stagioni ove l’inverno è quiete, la primavera simbolo della creazione, l’estate conservazione e l’autunno si rivolge al distruggere e alla transizione.

Questa passione si allargava con il giovane compositore iraniano Alireza Gholamianoghani con il suo strumento, il “tar”, di cui è un virtuoso, dal timbro gradevole ed evocativo, che ha presentato un progetto artistico “work in progress” fondato sulla improvvisazione e per Eterotopie rivolto alla riflessione, per il pubblico, tra la scrittura più classica e nuovi spazi creativi, in collaborazione con Fondazione Palazzo Te. Tra i brani molto interessanti ed eseguiti con virtuosismo: In a landascape di Cageper piano, dall’inizio romantico e purissimo e ancora con attenzione alle sfumature leggiadre, poi con “Jàygàh II” (luogo-collocazione) dell’altro valente Autore, un’opera in fieri. Le danzatrici ricordavano le Grazie e sulla musica del “tar” (liuto iraniano) i danzatori richiamavano il quadro Danza di Henri Matisse. Uno spettacolo diverso, assai suggestivo e con grande sincronismo.



Nello spartito dell’anima tutto lo splendore di Vivaldi, per il terzo importante evento che vedeva la riapertura di MantovaMusica/I concerti della Domenica, al Teatro Bibiena. Vi erano festeggiati, con l’occasione, i trenta anni dei Concerti della Domenica insieme al trentennio del sodalizio del “Quartetto Vivaldiano” formato di valenti interpreti: Stefano Maffizzoni flauto, Riccardo Malfatto violino, Ludovico Armellini violoncello, Loretta Ruffin clavicembalo e commento, interessante, biografico e sullo stile in “Omaggio ad Antonio Vivaldi – La follia del Prete rosso”, alla ricerca del nuovo. Non dimentichiamo la presenza di Vivaldi a Mantova (1718-1720) che forse fu motivo di ispirazione virgiliana e bucolica dei sonetti vivaldiani (1725).

Sono stati proposti il Concerto RV100, di cui si nota la data 1718-20, che sembra perciò del periodo mantovano, dalla vivace struttura. Adagio riflessivo ed eseguito con attenzione al timbro. Poi altri quattro brani arcaici, mossi, intrecciati, che sono stati eseguiti con cura e stupendo l’Allegro del RV106. Per finire “La follia” (1705). Notiamo che spesso appaiono temi che vengono autocitati, per esempio si pensa nel Giustino 1724 il tema dell’Inverno dalle Quattro Stagioni. Il tema della “Follia” risale al Medioevo e significa folle divertimento, popolare in Italia ed è stato usato anche da Lully, Corelli, Chopin e tanti altri.

Alfine il bis, meravigliosamente l’Inverno dalle Quattro Stagioni. Un concerto barocco che ha approfondito il Trio e la figura di maestro presso la Pietà di Venezia del Prete rosso, con la sua tensione verso l’innovazione. L’Ensemble, bene affiatato, ha dimostrato un bel timbro, equilibrato e coinvolgente, con un percorso narrativo.

                                                                                    Recensione di Barbara Baroni
MantovaMusica / Eterotopie, Sala dei cavalli di Palazzo Te 23 e 24 ottobre 2026
MantovaMUsica / I concerti della domenica, Teatro Bibiena 25 ottobre 2026
Foto Guido Mario Pavesi

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